L'artista mescola il sangue con la terra,
per generare sempre nuova vita...

Sara Tenaglia

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento
Mount Fitzroy, Los Glaciares National Park, Argentina

sabato 7 novembre 2009

Trasloco!

Oggi, era il giorno prefissato (seee, dopo cinquemila rinvii) per cominciare a spostare seriamente la roba nella nuova stanza.
A dire il vero, già da parecchi giorni si sarebbe potuto cominciare, cioè da quando Gab m'ha dato le chiavi. Ma tra una cosa e l'altra, Lucca Comics e i gomiti che fan contatto col piede, soltanto oggi alla fine si era pronti a farlo.
Perché?
Beh, tanto per cominciare perché per lungo, lungo tempo, mi ero soltanto limitato a guardare le cose nella mia camera ed a valutare cosa fosse d'uopo trasferire e cosa no; e quali cose sì, ma in un secondo momento. Ad esempio, tutte le miniature da dipingere e i materiali per fare dei plastici possono tranquillamente attendere che mi sia ambientato e soprattutto che abbia la certezza di un rinnovato contratto.
Detesto l'idea di dovermene andare da lì in quanto novello disoccupato, ma, visto anche che la mia collega a marzo va in maternità, a quanto pare il rischio è minimo.
In secondo luogo, l'altro ieri sono cominciati i lavori a casa.

Torno da Lucca, e mi ritrovo mio padre in camera, a dormire.
No, dico, torno alle 5.20 di mattina e mi trovo non tanto mio padre che russa, quanto mio padre che russa sul suo letto, trasferito nella mia stanza! Quando mia madre mi aveva chiamato per avvisarmi, la sera stessa, la comunicazione era disturbata, ed avevo capito che ci avrei trovato dei mobili.
Comunque, fatto sta che dormire in camera con mio padre che russa è un po' una prova di nervi e determinazione. Che si fa più interessante quando alle otto di mattina cominciano a martellare gli operai nella stanza a fianco. Ora che ci penso, sembra un videogioco: sei riuscito a dormire, livello 1, ora sei pronto per il livello 2, gli operai!
Ovviamente, anche solo tre giorni così, e desideri ardentemente che il letto nella tua stanza nuova, a decine di chilometri da quel martellare sia al più presto possibile pronta! Specie se consideri che potresti dormire un quarto d'ora in più, perché la casa è più vicina all'ufficio!
Ad ogni modo, non è solo questo.
E' che sembra che i tuoi ti sbattano fuori di casa, e al tempo stesso cerchino di non farti andar via. Se mi estranio dalla situazione vedo come ciò sia perfettamente plausibile, ed umano. Non è certo facile veder andar via anche l'ultimo dei figli e restare da soli. Scappa via anche l'unica valvola di sfogo, tra l'altro. E sono pure uno che non puoi chiamare al telefono per lamentarti, e sono uno che non chiama... insomma rischio di sparire.
Quindi da una parte sei contento, dall'altra ti spaventa l'idea di restare da solo. La valvola di sfogo ovviamente, è invece ben felice di sfuggire alla pressione. ^_^
Insomma, a parte i cinque turni di lavaggio piatti che devo a mio fratello prima di sparire, la mia voglia di levare le tende è aumentata anche dal fatto che - a quanto pare - da martedì prossimo o poco dopo - iniziano a pittare la mia, di stanza.
Sulle prime ha fatto, e fa ancora, un pochino, l'effetto di chi fa i conti in tasca al defunto mentre è vivo; poi intuisco che è la scelta più razionale, dovendo rifare l'impianto elettrico a norma, approfittare della presenza degli operai in una botta sola.
Però mi fa un sacco triste sapere che tutte le scritte che ho vergato negli anni della mia vita su queste pareti bianche verranno sepolte da una mano anonima di vernice. E mi da anche un pochino di culo che tocchi ritirare giù i poster che ho appena appeso (quest'estate), facendomi un B di C non indifferente. E infine mi lascia basito il fatto che, dopo il mazzo del trasloco - e speriamo sia dopo e non durante - mi tocchi farmi anche quello dell'inscatola-e-leva-tutto-dalle-mensole-e-dai-tavoli che era forse l'unica cosa su cui contavo per risistemare la bolgia pregressa di camera mia.

A conti fatti, quindi, è dal ritorno da Lucca che pianificavo con maggiore attenzione la mia traslazione in altro sito abitativo (fuga e dipartita suonavano malissimo). ^_^
A proposito di Lucca...
Anche quest'anno, il XVsimo anno di esistenza di Elish, il XIIIsimo della sua presenza a LuccaGames, quest'anno nel di lei XVIsimo anno di vita (ci siete ancora?), dicevo, anche quest'anno, siamo andati a LuccaComics&Games.
E abbiamo fatto filotto.
Come?
Non abbiamo sempre presentato una squadra alle Ruolimpiadi - le olimpiadi del gioco di ruolo - e qualche anno l'abbiamo proprio saltato. Abbiamo variato nome e composizione della squadra (Elish, Elish Mirage, quest'anno Elish Boosta), e ci siamo piazzati per due volte di fila primi, poi secondi, poi di nuovo primi e forse c'è anche un terzo posto nel nostro palmares.
L'edizione 2009 delle Ruolimpiadi ha visto
- Federicone prendersi una signora Menzione per la preparazione della partita di Star Trek in cui ogni tavolo (di due) aveva tre laptop con le schermate in power point delle postazioni di controllo dell'ufficiale tattico, del navigatore e del primo ufficiale (0__0 un lavoro assurdo!)
- Vania prendersi la targa per il Miglior Evento presentato, cioè una partita ad Elish con quattordici giocatori (due per squadra)
- Vania aggiudicarsi il trofeo del Mastering, cioè il premio dato al miglior master (e che ve lo dico a fà?)
- Elish Boosta alzare la coppa dei vincitori, la quarta.
Nessun premio per gli altri, scusate, abbiam preso tutto noi! ^___^

Tornando all'argomento principe, ieri sera mi decido a riempire le scatole di cartone che m'ero fatto portare su da papà. Tre belle scatole capienti, più qualche scatola da scarpe.
Una, parte solo coi vestiti.
Una seconda, con lenzuola, asciugamani, tappeto e nello spazio che avanza ci butto una scatola di scarpe coi giochi da tavolo più piccoli, quelli di carte, poi i tarocchi, gli altoparlanti nuovi del computer - che sarà l'ultima cosa che sposterò, lì non c'è ancora internet - e un po' di fuffa varia.
La terza...
La terza libri.
Crispio come pesava! -__-

Oggi ero intenzionato a fare gli spostamenti di mattina, che magari sì ci sono più rogne per parcheggio e traffico, ma almeno c'è il sole! Anche perché c'era il materasso e un mobile da portare, che, essendo da caricare sul portapacchi, era bene si traslocassero in un momento non dico di sole, ma asciutto.
Invece nada, perché il culo mi pesa e la mattina voglio dormire, ma anche perché stamattina c'era mio nipote e poi anche i genitori a pranzo. =)P
Quindi si opta per farlo più tardi e, già che ci siamo, si aspetta anche che si liberi mio fratello così ci dà una mano. Meglio.

Alle sei circa iniziamo a caricare le macchine: nella mia vanno le casse, sul portapacchi di papà il materasso e il mobile.
Quando si apre il garage, mi sovviene che lì dentro cìho lasciato anche il mobile in ferro che m'ha dato zio Massimo, perché avevo scaricato la macchina in vista del carico per Lucca. Merde, per dirla alla francese.
Butto giù i sedili, controllo se le aste di questo mobile possono entrarci distese e per fortuna così è. Carico i ripiani, mio papà si ricorda della busta con i fermi e poi posso caricare le casse - che per fortunami entrano tranquillamente, due sul posto del passeggero e una dietro. Anzi, mi ritrovo con un sacco di spazio. La piccola cassetta con altri dvd occupa un miserrimo spazio, ma nel garage trovo anche un bustone coi vhs di mia sorella (per la serie "io non posso prenderli, lei non vuole tenerli, tu non puoi buttarli") e una busta con una scorta di stampelle per l'armadio.
Apro una parente, come dice Totò.
Tuo figlio se ne va di casa ad abitare per conto suo.
Gli daresti le stampelle di cui ha bisogno, o ne approfitteresti per svuotare gli armadi da quelle insulse stampelle in ferro ripiegato di cui ogni casa italiana non ricca (loro le hanno in platino) abbonda?
Almeno un po' e un po' eccheccazzo!
^__^

Ma lasciamo perdere e torniamo a noi.
Dopo aver provato senza successo a infilare la parte piccola nella mia auto, appare chiaro a tutti che il mobile - in due pezzi - in un solo viaggio non si può caricare. Primo, perché non ho il portapacchi. Secondo, perché abbiamo solo due corde elastiche per il fissaggio e due corde non elastiche attaccate insieme per farne una terza, di soccorso. Terzo, perché il materasso è già sulla macchina, ed entrambi i pezzi sopra non ci possono stare.
Si tratta di una libreria, in mano abbiamo già l'angoliera, si monta quella.
E poi via, si parte.
Non senza aver salutato per tre volte la tipa carina che hai beccato all'ascensore, poi in garage, poi di nuovo in garage, ma questa volta accompagnata dal simpatico vicino del terzo piano (o del secondo? Secondo, al terzo c'è il papà, ma lui ora vive da solo) che solo ora mi sovviene essere sposato con quello schianto di bionda per la quale molleresti carriera e lavoro - si fa per dire - e che quindi quest'altra che invece è moretta chi caspita è?
Comunque, palletta, palletta, Y e B contemporaneamente e si va.

Flashback.
"Pronto?"
"GrimFang? Sono Gab."
"Ah, ciao, dimmi!"
"Ma voi volevate venire oggi?"
"Sì, guarda, papà s'è messo a dormire adesso, quando si sveglia... Stanotte non ha dormito molto, volevo farlo riposare che è stanco."
"Ah, no, volevo solo avvisarti che qui stanno bloccando il traffico perché c'è la processione... sai Stefano Cucchi quello che..."
"Sì."
"...ecco, la famiglia vive qui, in questo palazzo, e quindi stanno facendo i funerali. Volevo avvisarti che adesso stanno bloccando il traffico, ma se venite fra un'oretta dovrebbe essere tutto finito."
"Sì, non ti preoccupare, mi sa che prima di un'ora non siamo certo là."
"No, volevo dirtelo, che se devi scaricare le cose... Ma tra un'ora finisce tutto."
"Grazie!"

Sono in macchina.
Accendo Radio Rock, sperando ci sia qualcuno di ascoltabile perché di attaccare l'mp3 non mi va.
Mi dico che potevo prendere il pacchetto di sigarette prima di bloccare irrimediabilmente il cruscotto con la cassa dei vestiti. Mi dico poco male, ce ne sono solo due, ne comprerò un pacchetto.
In radio c'è Vanessa la diggeiessa.
Vanessa dice
"...ecco sì, c'è confusione a Torpignattara per gli scontri con la polizia..."
Scusa?
Scusa?
SCUSA!?!
Sbarro gli occhi. Primo pensiero: le immagini degli scontri che ho visto io, macchine e cassonetti dati alle fiamme, lacrimogeni e sanpietrini che volano. Secondo pensiero: papà non ha il cellulare, come cazzo lo avviso?! Terzo pensiero: ma porca puttana che cazzo se lo comprano a fare il cellulare se poi rimane a casa??? Quarto pensiero: emmaccheccazzo, ma tutte a me mi capitano? E quando cavolo affitto co' sto trasloco???

Nonostante la notizia, cerco un bar tabacchi per prendere sigarette e caffè.
Mi fermo nel bar più gayo di Roma, almeno a giudicare dai gestori. Il caffè è ottimo.
Sempre detto che hanno più gusto.
Risalgo in macchina, e per circa tre chilometri cerco di comporre un sms per la radio. Più o meno dice "mi fai sapere meglio che succede a TorPigna, visto che sto facendo il trasloco ORA?".
Sono quasi arrivato quando giunge la risposta: non lo sa, l'ha letto in rete; ai funerali di Stefano Cucchi - che per chi non dovesse saperlo, è il ragazzo morto per le lesioni subite nel ramo carcerario dell'ospedale Pertini - ci sono stati scontri con la polizia, giudicata responsabile della morte del giovane (anche se al massimo è la polizia penitenziaria, ma ci vuole niente a fare di tutta l'erba un fascio).
Neanche un minuto dopo imbocco via di Torpignattara.
All'incrocio con la Casilina, sette camionette sette della mobile. Con un po' d'agenti a far da contorno. Dall'altra parte dell'incrocio, la municipale.
Per i primi cento metri non c'è nulla, forse qualcosa sparsa per terra e qualche sbuffo bianco tipo estintore sull'asfalto. Poi, devo fare lo slalom fra tre cassonetti in mezzo alla strada. Uno sbuffo di fumo mi mostra che almeno uno è stato incendiato, e quando lo passo mi accorgo dell'autobotte dei pompieri sull'altro lato. Poi svolto sulla parallela alla strada mia e tutto torna normale.
Però, quando imbocco la mia strada, nemmeno un'auto è parcheggiata davanti al palazzo, ed una striscia gialla e nera della municipale sostiene i cartelli di divieto di sosta. Mi accorgo di sguincio della fila di lumini davanti a tutto il palazzo, e solo dopo un attimo dell'immenso striscione per Stefano che sovrasta il portone.
Solo allora realizzo che Stefano viveva lì, dove vado a vivere io.
Solo allora capisco cos'è che Gab mi ha detto.
E mi sale l'ansia.

No, stavolta non è l'ansia che tutti pensate.
E' un'ansia più piccola e banale. C'è anche l'ansia di prendersi una multa mentre scarico - perché, controllando, sono in pieno orario di divieto di sosta - ma c'è soprattutto l'ansia di disturbare.
Insomma, hai perso un figlio, cavolo, e tornare a casa trovandoti l'androne invaso da scatole e casse varie più un carrello da trasporto e quattro pali di ferro... insomma, sta male!
Cerco di chiedere informazioni a una vecchina che sta entrando. Due secondi prima stava dicendo a un'amica che questi gli abitano di fronte, ma non li incrocia mai. Magari sa qualcosa.
Provo a chiederle se sa a che ora finisce la messa, quanto tempo ho. Lei sulle prime non capisce, e immaginando che mi preoccupo per la macchina si offre persino di starmi a guardare la roba mentre parcheggio. Poi mi dice che non sa nulla, perché lei non li ha mai sentiti entrare o uscire. Vicini discreti insomma, brava gente. Oppure lei è sorda, il che per me andrebbe assolutamente bene, visto che poi ho scoperto che è quella che mi abita di sotto! ^_^
La saluto e corro a posteggiare - cosa che per fortuna riesco a fare in pochi minuti netti.
Corro indietro e cerco di far sparire nel modo più veloce la roba dall'androne. In preda a una sacra furia carico tre casse sul carrello e inizio a tirarlo su per le scale... verso l'ascensore. Rischio di slittare seriamente solo all'ultimo gradino, ma ce la faccio. Porto su tutto il resto vicino alla cabina, così sarò più rapido a fare su e giù.
Uno sbattere di portiera sospetto mi fa uscire prima di aver fatto il primo carico: è come sospettavo, è arrivato papà con mio fratello.
Apro il portone e poi salgo a razzo mentre scaricano.
Un viaggio. Scarico. Scendo. Secondo viaggio, mentre carico i ripiani della libreria scivolano, pesano l'ira di dio. Sono sudato come un muflone, non mi sono tolto il capotto. Papà non capisce perché ho così fretta, si domanda perché cerco di caricare tutto insieme. Non ha torto, ma voglio togliermi di torno prima d'invadere in maniera sgradevole l'intimità di un dolore familiare. Ed evitare di sentirmi uno straniero all'ennesima potenza.
In fondo, mio padre mica ci va a vivere là. Io sì.
Con il secondo viaggio riesco a portar su tutto, e mi chiedo se poi loro ce la faranno a far entrare l'angoliera nell'ascensore, oppure dovranno farsi a piedi sette piani di scale.
Ma alla fine va tutto bene.
Entro, sistemo le casse e comincio a pensare che sia il caso di dare una sistemata: la stanza è già invasa dalle casse - troppe, tantissime - di vhs e dvd che ci ho portato la prima volta che son venuto con papà e mio fratello a darmi una mano. Ma prima, c'è un'impellenza da sbrigare al cesso. ^_^

Quando è tutto su, spiego meglio a papà - che nulla sapeva degli scontri, e poi gli suggerisco l'immagine di mia madre che guarda il telegiornale e scopre che ci sono state scene di guerriglia urbana proprio sotto casa mia. Ci facciamo grasse risate insieme, poi loro vanno ed io inizio a sistemare.
Gli ho detto che volevo anche recuperare un po' di casse di cartone - che sono state un dito al deretano da riportare, specie perché qualcuno ha lasciato socchiusa la porta dell'ascensore al terzo piano - ma la realtà era un'altra.
Me la volevo coccolare.
Godermi da solo per un po' quella stanza, che sarà, è già un pochino, la mia.
Così, ho svuotato la cassa dei vestiti e li ho messi nei cassetti dell'armadio, divisi per magliette, intimo, maglioni, calzoni, mutande e canottiere, pigiami e calzini. Ho messo tutte le stampelle al loro posto, ho messo lenzuola di ricambio e asciugamani nel ripiano sotto. Ho tolto il materasso dall'imballatura e mi sono fatto il letto, mettendo su il piumone. E infine, ho fatto sparire dalla circolazione le casse di vhs e dvd, mettendo i secondi nella libreria che c'era già, e le prime ancora nelle casse sopra la stessa. Infine, ho sistemato il tappeto al centro della stanza.
E poi, dopo aver contemplato il tutto, ho aperto la finestra e mi sono fumato una sigaretta, la prima in quella casa, in quella stanza.
Non potete capire che vista c'è, da camera mia.
Buona vita,


GrimFang

martedì 27 ottobre 2009

Luccaaaaa!!!

Si parte!
^__^

A risentirci al mio ritorno, buona vita


GrimFang
nel XV anniversario di Elish

venerdì 16 ottobre 2009

L'Assedio

"Ciao, vuoi uscire con me?"
"No."
"Ma dai, esci con me." [Nb: MAI chiedere perché]
"No."
"Guarda, andremo in un posto bellissimo. Non dico quale perché voglio farti una sorpresa."
"Non m'interessa!"
"Sei una ragazza fenomenale, ci divertiremo tantissimo!"
"Santissimo iddio, ma lo vuoi capire che non mi va? Non mi piaci, non m'interessi, non ho nessuno stimolo a uscire con te!"
"E dopo potremmo anche andare a fare quattro passi per [scegliere il luogo con cura]"
"Ma parlo arabo? Mi fai schifo, ma guardati! Neanche se fossi cieca e con la scabbia potrei uscire con te!!!"
"Usciamo?"
"Mi passi a prendere tu?"

Questo, signori, l'universo femminile.
Costanza e perseveranza, continuando a martellare, senza mai potersi concedere un errore pena il dover cominciare daccapo.
La chiave per poter accedere all'agognata meta, l'uscita in due [anche perché se uscite in più di due è un classico che lei invece si metta con e/o trombi un tuo amico]. Poi, se ti giochi male quella, hai chiuso.
Il tutto con l'accortezza e l'occhio di capire se, dopo i primi due rifiuti, stia effettivamente cedendo oppure l'insistenza non è realmente gradita. Ma attenzione! Per una donna, le parole sono completamente svincolate dal significato reale! "Vaffanculo" potrebbe significare "Insisti" per esemplificare in maniera brutale il concetto.
La traduzione di quanto sopra, infatti, potrebbe più o meno essere

"Ciao, vuoi uscire con me?"
"Guarda, non ti conosco, non ho la più pallida idea di chi sei e di come potrebbe essere tra noi due, ma siccome sono una che cerca sicurezze e te sei completamente a me ignoto non vedo perché dovrei sprecare tempo ed energie dedicandole a te quando invece posso continuare a struggermi su quello stronzo sposato con figli che conosco perché lui sì che mi dà sicurezze visto che se ha una famiglia così bella sicuramente quando MOLLERA' la famiglia e starà con me sarà tutto bellissimo e CERTAMENTE STABILE."
"Ma dai, esci con me." [Nb: ripeto, MAI chiedere perché]
"Stai cominciando a diventare fastidioso, appiccicoso e petulante. Mi soffochi, e stai rubando tempo e spazio al mio amore impossibile che mi tratta come una pezza da piedi, non mi caga e mi fa soffrire da cani, ma lo fa sicuramente solo perché così mi sento viva e posso sentire il peso delle mie passioni e la forza dell'amore che ho per lui e che vincerà su tutto."
"Guarda, andremo in un posto bellissimo. Non dico quale perché voglio farti una sorpresa."
"Mi spaventi. La tua insistenza non fa che farmi vedere un futuro negativo in cui io sono perseguitata dalla sfortuna che mi ha messo addosso un simile sfigato come sofferenza aggiuntiva e gratuita mentre io mi struggo per quello lì che potrebbe pure rispondere agli sms ogni tanto! Che c'entra che non glieli ho mai mandati! Ma lui è bello e impossibile come dice la Nannini, mentre te sei una pezza da piedi come tanti altri che come voglio li trovo e li butto, però mi fa piacere tutta questa attenzione, non smettere. Anzi sì, che mi spaventi: il futuro con te è il futuro con un mezzo uomo, non con un maschio vero! Sì è vero, ti sto cagando di più, ma è solo perché mi fai tenerezza. O pena. ...Oddio sono confusa."
"Sei una ragazza fenomenale, ci divertiremo tantissimo!"
"Ecco, vedi? Sei ancora qui, nonostante io ti abbia ben detto di andartene a chiare lettere! Questo vuol solo dire che sei uno zerbino di cui posso fare a meno, infatti che gusto c'è a mettersi con uno che farebbe tutto per te? Sai che palle... Non sei interessante! Però sai che ti dico? Che ti tengo qui giusto perché mi fa piacere sentirmi importante - insomma, fa sempre bene all'autostima, no? - mentre io lo so che non valgo niente, e sono una merda. Tu continua, mentre io seguito a fare il filo a quell'altro, quello lì, che mi piace. Eh, mi piace. ...Sì, lui mi piace veramente. Però è sposato, porca puttana. Ed è anche stronzo. Ma è così perfetto per me! E tu invece non significhi niente, ricordatelo!"
"E dopo potremmo anche andare a fare quattro passi per [sempre scegliere il luogo con cura]"
"Accidenti, come insiste. ...mi sarò mica sbagliata? Ecco vedi, sono proprio una merda, non valgo niente: non riesco mai a capire niente di quello che mi succede! Ma perché sono nata fallata?! Oddio, che confusione... Per una volta che mi capita una cosa carina... E perdo pure un sacco di tempo dietro a quello stronzo che nemmeno mi caga. Ma questo qui no, dai, è uno sfigato qualunque! Certo, sa indubbiamente riconoscere le mie qualità. Voglio dire, se insiste ci sarà un perché... Dai, è stato proprio carino. Fammelo un po' vedere... non è nemmeno così brutto. Che dici, gli diamo una chance? Giusto così, per passare il tempo, mentre quel coso si decide..."
"Usciamo?"
"Non aspettarti niente al primo appuntamento. Prova ad allungare le mani e sei un uomo morto. Mi aspetto che mi farai sentire servita e riverita o quantomeno a casa mia, o penserò che tutto quello che hai detto e fatto era finalizzato al sesso, e che sei un gran bugiardo, e che tutto quello che io ho pensato di me grazie al fatto che mi vieni dietro era falso, e mi sentirò una merda e starò malissimo, molto di più della sofferenza a cui sono abituata appresso a uomini che non mi si cagano. E ti odierò. Voglio una serata divina. E' tutto. Ah, sì, sei stato molto carino a insistere e non mollare, ma non te lo dirò mai nemmeno sotto tortura. E se mi divertirò tantissimo dirò che è stata una serata piacevole, e ti darò un'altra possibilità, ma non aspettarti altro."

Ci sarebbero tante cose da dire, tante disamine da fare.
Ma il succo è che, come si può notare, quello femminile è un soliloquio interiore, vagamente orientato dagli input esterni, basato su alcuni fondamentali capisaldi a) ognuna di loro pensa di essere una merda e sa di essere una principessa b) questo genera una ruota di fondamentale incertezza che c) impone a tutte le donne la ricerca del senso di stabilità. Ogni donna vuole essere confermata, rassicurata. Le immature, da una figura di tipo paterno, di cui si stancheranno crescendo, o col crescere della relazione. Quelle mature, da una figura tipo compagno che lasci loro l'autonomia, il comando, la libertà, le chiavi della macchina, eccetera. Ovvero, il senso di totale controllo. Poi possono pure non averlo realmente, ma all'apparenza dev'essere così.
Sennò non si fidano.
In tutto questo, la ricerca di un amore impossibile è, di per sé, una fonte di sicurezza: se io muoio appresso a uno sposato, ad esempio, SO che non lo avrò per me. E questa è una certezza.
So che sembra una totale perversione mentale.
Infatti lo è. Ma è anche il modo in cui ragionano le donne. ^_^
Eppure, in fondo, lo facciamo tutti. Ogni volta che ci ripetiamo "Occristo non ce la faccio!" è perché in questo modo instauriamo un meccanismo secondo il quale vinciamo sempre: se ce la facciamo, possiamo dire "incredibile, ce l'ho fatta nonostante...", se falliamo possiamo dire "eh, l'avevo detto" e trovare conforto nel fatto che avevamo ragione, non ce l'avremmo fatta.
Ci siete? E' un ragionamento che vi fila? Vi siete accorti che avete appena risposto alla domanda "perché le donne non possono mai avere torto"? ^_-
Come?!?
Per i più... ritardatari, lo spiego.
Se una donna ragiona secondo uno schema contraddittorio - particolarmente aggravato in stato depressivo o di profondo deficit di autostima (fino all'autolesionismo) - non esiste modo che possa avere torto, perché per lei è logico che le argomentazioni A e B facciano parte di un medesimo panorama, e non siano mutualmente esclusive pur se contraddittorie.
Un esempio: lei dice "non chiamarmi". Se tu la chiami invadi i suoi spazi, non la rispetti, la contrari e non le vuoi bene; se non la chiami non la pensi, non la desideri, non le vuoi bene. Comunque vada, sbagli e sei fregato. [N.b.: l'esempio è realmente accaduto]
A tal proposito, una delle frasi che ci dà più fastidio è "lo sapevo" (o "lo vedi?", oppure "e io che ho detto?").
Avete presente, al termine di una discussione, quando voi avete sudato sette camicie per sostenere le vostre ragioni e lei alla fine 'capitola' (per modo di dire) sostenendo che fin dall'inizio eravate d'accordo solo che vi siete capiti male?
Quando una donna dice così, in noi maschi emerge l'istinto cavernicolo verso la clava. Noi maschi, infatti, non sopportiamo nemmeno l'idea che si possa, a posteriori, dire "lo sapevo" quando prima nemmeno ci si è espressi a riguardo, o si sono persino formulate ipotesi opposte.
Eppure, nel panorama mentale femminile, il punto A che sostenevate voi e il B che sostenevano loro non erano radicalmente opposti. Erano... 'shiftati' come punti di vista, ma sostanzialmente uguali.
Ma torniamo a noi.
Come potete notare, esiste un pessimismo di fondo: non in termini 'murphiani' (leggi di Murphy), bensì in termini pratici. Nell'esempio che citavo prima, quello del 'non chiamarmi', non viene fornita alternativa o spazio di manovra: comunque vada, sbagli. Il pessimismo è nel 'non' del 'non chiamarmi': ovvio che se fosse stato 'chiamami' lo spazio sarebbe stato ottimista e la relazione del tipo 'comunque vada fai bene'. Ma è anche ovvio che in un simile stato le probabilità di sofferenza per la persona che lo pronuncia sarebbero esponenzialmente aumentate e che, quindi, sia di molto conveniente l'atteggiamento negativo. Un fatto di protezione, dunque.
Ed è proprio questa la chiave su cui ragionare. I 'no' delle donne spesso e volentieri sono 'no' di protezione, autodifensivi. E vanno superati con una dose direi mistica di Santa Pazienza.
In ogni caso, non esiste spazio per le mediazioni, le vie di mezzo. Niente chiaroscuri o sfumature.
Le donne sono molto più drastiche degli uomini.
Suppongo che sia perché il chiaroscuro non lo sanno gestire.
Se A e B non sono opposti, ma compresenti - specie se vissuti al negativo - lo spazio C fra i due risulta problematico. Posso dire "sono nata fallata" e pensare "nessuna è più perfetta di me", ma non posso ammettere "sono normale, come chiunque".
TERTIUM NON DATUR.
Peccato che lo spazio C sia proprio lo spazio in cui ragionano i maschi.

E veniamo a costoro!
Dalle modalità di pensiero femminile derivano di conseguenza delle implicazioni per la popolazione maschile.
Caso A: sei stato baciato dalla dea fortuna, che ti ha fornito dei cromosomi giusti e dell'ambiente ideale per sviluppare il tuo fascino. Devi per forza di cose diventare uno stronzo.
Non puoi farne a meno! Un uomo di fascino per le donne deve per forza essere un obbiettivo impossibile, quindi o sei gay, o "voi dite che era interessato a me?! No, dai, è impossibile: è troppo carino!". [anche qui, esempio tratto dal vero]
CASO B: la fortuna non è stata troppo clemente. Non è che sei brutto o privo di fascino, sei 'solo' normale. Grave colpa. Sei anonimo. E allora sono affari tuoi: ci sarà sempre qualcuno che loro desiderano più di te, e continueranno a desiderarlo finché non ti conoscono, e non ti conosceranno finché tu resterai anonimo... un serpente che si morde la coda. E non ne esci se non ti metti a fare l'unica cosa che puoi fare: insistere. Martellare a morte finché non le farai cedere, esauste, finché non ti sarai in un certo modo imposto. E importi - con garbo, per carità - bada bene, è un modo di dare sicurezza. "Quest'uomo sa quello che vuole", è l'unica equazione che può toglierti dall'anonimato, a parte una vincita al Superenalotto. L'uomo insicuro, incerto, recalcitrante, ondivago, tentennante, che senso di sicurezza vuoi che dia?
Persino nella scelta del cinema, teatro, passeggiata - e qui veniamo alla nota tra parentesi quadre del dialogo immaginario dell'inizio - mostra due cose: la propria sensibilità (attenzione ai gusti/scelte della partner) e la propria decisione. L'affidabilità. Uno che compie delle scelte.
L'uomo 'nato sotto il segno del faggiano', quello che semplicemente non capisce, insomma, la stragrande maggioranza di noi maschi, me per primo, questa impressione non la dà. Fate finta, se necessario, ma datevi (diamoci) una svegliata!
Ora, diciamocelo, anche per il maschio al giorno d'oggi c'è in primo luogo la ricerca di una sicurezza. La certezza banale di un affetto. Il piacere di una ritualità fatta di gesti e di tenerezze, una complicità, il piacere di una condivisione. Esattamente quello che cerca la donna. E' per questo che poi si sta bene in due.
MA non bisogna mai dimenticare la differenza fondamentale nel modo di ragionare: la donna è piena di insicurezze, ma non le mostra per non mettere in discussione la propria solidità; l'uomo mostra le proprie incertezze perché non ha nessun problema a relazionarle a se stesso senza che il mondo cada. Ma un uomo che si mostra incerto non ha attrattiva per una donna che cerca solidità.
L'uomo deve dunque insistere, mostrarsi sicuro, fingere se necessario e quando riesce ad ottenere l'opportunità di farsi conoscere, cercare di tirare fuori tutta la magia di cui dispone, affinché non la serata, ma lui stesso sia 'indimenticabile'.

Questo, più o meno, tagliato con l'accetta e con molte lacune, è parte di quanto mi è stato detto a Ferragosto. Quel che ne rimane, rimacerato e arricchito da qualche considerazione, anche a vostro uso e consumo.
E' la Regola dell'Assedio, che m'impegno a provare, quando riuscirò a racimolare un po' di coraggio e a cacciar via un po' di terrore, per lasciare che finalmente una su mille mi riesca davvero a interessare. E speriamo che il Castello capitoli...

Quindi, per chiudere il cerchio alla luce di tutto questo, il nostro immaginario dialogo iniziale potrebbe essere riproposto come segue:

"Mi piaci, molto."
"Guarda, non ti conosco, non ho la più pallida idea di chi sei e di come potrebbe essere tra noi due, quindi non vale la pena neanche pensarci."
"Ma perché? Ti prego, almeno una possibilità..."
"Per favore, non diventare fastidioso. Io già non so organizzare la mia vita sentimentale, proprio non ce la faccio a darti retta. Potresti essere un maniaco, un depresso, un pervertito, io che ne so? Non ho tempo e spazio da dedicarti..."
"Insisto. DEVO insistere. Mi piaci troppo: è come succede dappertutto, conosci una ragazza, ci parli, magari nche per poco e capisci com'è fatta. Lo intuisci, e sai che va bene per te. Oh, non sto parlando di relazione a vita o matrimonio, è solo che sarebbe troppo bello uscire con te. Stare insieme. Tutto qui."
"Scusami, ma io devo capire chi sei. Sei uno che ci prova con tutte? Ti interesso seriamente oppure sono una tra le tante che punti sperando che una prima o poi ci cada? Come faccio a fidarmi di te? E se poi non vali le mie illusioni? Io non voglio soffrire. Se c'è una cosa nella vita che so per certo, da poterci immergere la mano nel fuoco è questa: io-non-voglio-soffrire. E se poi scopro che non t'interesso veramente, o che non siamo fatti per stare insieme starò da cani, quindi chi me lo fa fare? Insisti solo se mi vuoi veramente, per favore... non farmi male. Ti piaccio davvero? Solo se è così insisti, ti prego..."
"Santo cielo, sì che mi piaci! Devo cantartelo in turco? Sei una ragazza fenomenale, e solo a guardarti mi sento bene. Però, per favore, cedi. Non sono un pezzo di ferro, e i rifiuti mi fanno male. Cosa credi, che non ho paura anch'io di restare solo? Che non abbia bisogno anch'io di dividere la mia vita con qualcuno come tutti? E' solo che credo che con te potrebbe andare bene. Poi non lo so, ma intanto, proviamoci!"
"Sì, ma tu devi capire me: ne ho già prese di batoste sentimentali, e gradirei non ripetere. Io non so cosa ci trovi d'interessante in me, almeno, se hai visto qualcosa oltre all'aspetto fisico ed al fatto che sono donna. Se stiamo ancora qui a parlare vuol dire che qualcosa c'è, e che ne so, potrebbe funzionare. Tu proprio proprio non ce l'hai una certezza una, magari piccolina, da darmi? Che ne so, una cosa che incentiva... Qualcosa che mi faccia pensare bene di te. Non mi serve un amico, cerco qualcosa di più. E per dare quel qualcosa di più mi serve di sapere che ci tieni veramente, e per questo mi serve qualcosa da te, una... prova, che so, che sei una persona profonda, che hai dei sentimenti... Che NON mi darai sempre ragione, che NON ci sarai sempre per me, ma anche che non mi darai addosso e non sarai assente. Qualcosa che mi faccia capire se mi amerai o meno."
"Ci sarò. Non sempre, ma ci sarò. Ci sono ancora, adesso, no? Non può valere come prova? E poi, dai, chi mai lo può sapere prima come andranno le cose? Intanto proviamoci, senza impegno, poi quel che sarà sarà, no? E come prima proposta... che ne so... dov'è che ci vedo bene insieme io e te? Dove possiamo parlare un sacco... Cinema no, da evitare se non ci aggancio una serata dopo... e poi finisce che si parla del film... non so [attenzione: esempio] magari una mostra! Ti va Chagall?"
"Chagall mi fa cagare! Perfetto. Parleremo per ore. E se non varrà la pena, dai, avrò perso un pomeriggio. Però se va male finisce là, va bene? Amici come prima, senza strascichi, senza rancore..."
"Io ti desidero. Tutto qui."
"...e se poi va bene, in fondo è un pomeriggio. Magari la tiriamo per le lunghe fino a un pub la sera, o magari mi inviti a cena. Se lo fai guadagni punti! Io sono una tipa simpatica, sai? Mi hanno sempre trovato molto divertente... e poi ti faccio l'imitazione della Marini, ma solo se mi preghi abbastanza. E' un mio pezzo forte, troverò il modo di farla uscire fuori, non temere. Si spisciano sempre tutti dalle risate. Tu vivi da solo? ...no, scema, aspetta, non correre, dai, ti ha solo chiesto un appuntamento, e poi, al primo appuntamento, no. Certo, se capita... Ma dev'essere proprio un'uscita fenomenale! Chissà di che segno sei... Dai, sarà una cosa molto divertente!"

Come sarebbe diverso il mondo se riuscissimo a parlarci così.


GrimFang