L'artista mescola il sangue con la terra, per generare sempre nuova vita...

Sarà sicuramente potente, la vita. Piuttosto dolorosa, a mio avviso, a volte sorprendente, sicuramente intensa, vibrante, indubbiamente da vivere. Sempre e comunque.

Sara Tenaglia

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento
Fire cup

venerdì 8 giugno 2007

Le tette, Biancaneve ed Anton Cechov - II - Biancaneve

Che imbecille!
Sono ancora basito e schiacciato da una simile imbecillità.
Scendendo dall'ascensore, io che peso un niente e mezzo, mi sono accorto che s'è persino abbassato il pianale dell'ascensore (è uscito fuori piano) come se pesassi un quintale!
Persino le apparecchiature meccaniche subiscono il peso di una simile castroneria.

Scendo dalla metro A alla mia fermata e mi dirigo verso le scale. Neanche faccio tre gradini che vedo la gran bella donna davanti a me alle prese con un trolley, e mi propongo subito di aiutarla. Si gira e la vedo in faccia, è decisamente ca-ri-na.
Accetta senza fare complimenti: evvai!
La valigia si dimostra mediamente pesante, ma ce la faccio anche se ho due di pressione; anzi, ci scherzo su: alla prima rampa di scala mobile le dico che così magari mi sveglio.
MAGARI mi fossi svegliato sul serio.
Andiamo alla seconda rampa, stavolta il pacco se lo trascina lei, che è vestita con due scarpine col tacco che sono una delizia e un vestito a tubino nero a pois bianchi. Tra l'altro, biondo castana con due occhi azzurri da fare spavento, tendenti al grigio...
Vabbè, sulla seconda rampa è lei ad attaccare bottone: si parla di Bush, della città blindata, dello spazio aereo off limits... Lei è certamente appena rientrata a Roma e non sa nulla.
Me la rischio: le butto lì la battuta della vignetta di Vauro sul Manifesto di stamattina
Ride.
Ottimo.
Arrivati in cima alle scale mobili, le prendo nuovamente la valigia. Lei ringrazia, io le dico che è raro trovare una donna che non fa complimenti e lei mi dice che è da quando una volta in America ha rifiutato aiuto per portare su una valigia carica di libri lungo una scala mobile rotta - ed ha avuto dolore alle gambe per giorni - che non ne fa più e accetta ogni aiuto.
E' deliziosa.
Arriviamo in cima, stiamo ancora parlando di Bush e della visita e...
E...

E l'abissale imbecille che sono dice, praticamente interrompendo il discorso
"Ci sono altre scale da fare o fai da sola?"

Sia maledetta la mia intelligenza da bradipo nano bambino.
Intendevo, ovviamente, "dimmi di sì che continuiamo a stare insieme, dimmi se ti posso accompagnare, dimmi che mi inviti a salire a casa tua, a cenare, a...". ^__-
OVVIAMENTE lei lo ha preso come se avessi fretta e volessi troncare la discussione.
Mi ha detto che non ce n'erano più, anzi, che la strada era in discesa, mi ha ringraziato ed aveva MALEDIZIONE e STRAMALEDIZIONE, la faccia della persona confusa, presa in contropiede.
Ed altrettanto confuso e in contropiede, ma da reale - ma che dico - IMPERIALE IMBECILLE ero io, tanto che non le ho nemmeno detto un "Peccato!" per mandarle un esplicito segnale, farle un complimento, bloccarla, continuare a conversare, fare il simpatico!!!

AAAAaaaaaaaahhhhggg!!!

Mi ha ringraziato, salutato e ce ne siamo andati ciascuno per la sua strada, mentre ad ogni passo che facevo io perdevo ogni volta una buona scusa per riprenderla prima che fosse tardi, ormai dentro la spirale delle vaccate in discesa libera... Persino il sacrificare un po' della mia dignità (quale?) come già ho fatto una volta con Titi - che dopo averla salutata fu inseguita, raggiunta e conosciuta: tanto che m'invitò davvero a cenare da lei!!! - non è stata che un'opzione presa in considerazione troppo tardi, come tutte le altre.
Sono rimasto a guardarla andare, con la scusa di stare fermo a una vetrina, mentre la mia faccia era una maschera che gridava un silente "Noooooooooooooooooooooooouuuuuu!!!"; e quando mi sono voltato e sono andato a casa con in mente solo la grandezza infinita della mia gigantesca stupidità, la mia faccia era quella dell'assoluta... mi viene in inglese: astonished. Completamente privo di volontà e capacità di reagire...
Ho continuato a mormorare "Imbecille... sei un imbecille..." come un mantra fino alla porta di casa, portandomi ripetutamente le mani giunte davanti alla bocca spalancata.
Se avessi abbastanza capelli, ci avrei messo le mani, come dopo un goal che ti sei cagato a mezzo metro dalla porta (vuota).

Così, anche se oggi magari avrei voluto parlare de "La città proibita", che ho visto ieri sera al cine con Erika, riprendo invece un altro aspetto della giornata.

Ho letto oggi di una ragazza, affetta da una 'malattia' nota col termine Psas (Sindrome da eccitamento sessuale permanente), che ha un orgasmo di media una volta ogni 6 minuti.
Proprio nel cercare notizie sull'argomento, mi sono imbattuto anche in questo articolo. Con particolare attenzione (per ridere) alla parte che riguarda il disegnatore di manga...

Adesso, il sogno di una vita - beh, uno dei tanti - diciamo uno dei tre desideri che, potendo, avrei chiesto al Genio della Lampada, sarebbe stato proprio quello di provocare orgasmi a piacimento. Anche a distanza, con la sola volontà di farlo.
Potere, volendo, far scorrere una hola di orgasmi sull'intera superficie del pianeta.

Sembra strano eh?
Già immagino i più prosaici di voi che m'apostrofano come "imbecille" e ragionano altrimenti, buttandosi, per quei desideri, più sulla ricchezza o sulle capacità amatorie. O quelli che mormorano "si vede che una donna non sa farla godere, io invece...". Magari qualcuno di voi lettori dirà persino "questo sta male".
Probabile. Ma - almeno per questo - non m'interessa, grazie.
Se avessi tre desideri, uno sarebbe questo.
A patto che, ovviamente, non rientri nel desiderio di "divenire un dio della sessualità, come gli dèi greci dell'Olimpo, e con i conseguenti poteri", come ad esempio mutare la forma, la sessualità, rendere fertili o sterili e, appunto, provocare orgasmi a piacimento.

Una volta ho chiesto a quello che sarebbe diventato ufficialmente mio cugino acquisito cosa avrebbe desiderato se avesse potuto esprimere tre desideri. Aveva credo intorno ai dodici anni (ora ne ha 17) e gli davo ripetizioni un po' per tutte le materie, cioè lo aiutavo a fare i compiti (che le ripetizioni, io...).
Rispose 1) essere ricco 2) avere una bellissima villa con parco e piscina (soprattutto quest'ultima) e 3) avere un cane.
Che bella prospettiva di vita e che grande fantasia...
Del resto, un suo amico alla sua festa mi chiese se per favore gli potevo allacciare le scarpe... A dodici anni. Mi rispose che non se le sapeva allacciare perché fin da piccolo ci aveva sempre pensato la domestica. E mentre gli spoegavo come si faceva continuava a distrarsi...
Beh, ne conclusi che i mocassini sono una grande consolazione, per i ricchi.

Quindi, forse adesso il mio desiderio vi sembrerà più normale, se non salutare.
Basta pensare a quell'imbecille che chiederebbe di sapersi allacciare le scarpe per non sentirsi un minorato.
Così va di deriva la nostra società, scivolando verso il bordo del mondo senza accorgersene... perché il mondo è piatto, non lo sapete?
^__-

Ad ogni modo, tornando a bomba alla Psas, dietro questo freddo acronimo c'è una patologia.
Mentre l'idea di poter cambiare il mondo a forza di orgasmi (oh, con un potere del genere puoi difentare patrone ti monto: entri in Parlamento, stordisci tutti con gli orgasmi e diventi Presidente ad interim con pieni poteri grazie all'arma del ricatto; e poi te li vedi gli eserciti che non sono in grado di tenere un fucile perché sono tutti piegati ansanti sul pavimento? Oh, è un'arma mica da niente! ^__^ E poi, immaginate le vostre schiere fedelissime di ex-impotenti e di non più frigide, che darebbero la vita pur di difendere il loro nuovo, libero orgasmo!) è divertente, oltre che sfiziosa, la realtà non lo è altrettanto.
Con la Psas non si riesce a vivere.
Qualsiasi stronzata, un soffio, un respiro, uno sfregamento, ti provoca un orgasmo e ti toglie forze e liquidi. L'unico 'rimedio' che hai è cosprgerti le parti sensibili di una pomata anestetica... doparti. Passare la vita semiaddormentato.
Non si tratta di appagare un desiderio irrefrenabile; non si tratta di una particolare fortuna che va a controbilanciare l'altrui sfiga dei frigidi secondo la regola (assai diffusa nel sociale) del 'a pochi tanto a molti niente'. Per quanto ammetto che per gli altri che si trovano nelle vicinanze possa essere, per un po', una situazione surreale quanto divertente.
Cioè, m'immagino la metro all'ora di calca e tu che sei schiacchiato su di questa che ha un'incredibile serie di orgasmi a ripetizione!
Ma per loro questa è una condanna: non possono permettersi più di prendere un'autobus, un'ascensore. Di parlare con persone attraenti. Persino di desiderare, perché basta un'idea, un rossore... Condannati a vivere castrandosi.
Questo non fa affatto piacere.
Figuriamoci se è divertente.
Nell'articolo, la malcapitata affermava anche di giovare all'autostima dei suoi amanti, ma di non avere particolare soddisfazione nella sua vita sessuale a causa della mancanza di uomini in grado di reggere i suoi ritmi.
Sulle prime ci abbiamo - ovviamente - scherzato: proponendoci a nostra volta quali candidati ed inventandoci fittizie liste d'attesa secondo le quali a me tocca il biglietto P97. Ho fatto anche i conti: se ogni serie son cento biglietti, ce ne sono 1596 prima di me (conto anche la J e la K perché lei è inglese).
Poi ti ci fermi un attimo e neanche questo è divertente.
Al di là dell'idea sessista di questa donna come un, mi si perdoni, secchiello da riempire, a voler essere brutali più del necessario, la considerazione da fare è un'altra.
Che vita puoi fare con una donna del genere? Che prospettive offre?
Se le piaci, le piaci veramente, perché con te si trova bene, perché sai realmente adeguarti ai suoi ritmi... come ti vede viene. La tua stessa presenza è stimolo alla sua eccitazione permanente.
"Ciao cara come stai?"
"Aaaaaahhh..."
"Amore sono tornato"
"Ggggaaaaahhhhhggg..."
"Buongiorno amore, bensvegliata, come stai stamattina?"
"WWwwwooooohooooo..."
Difetta persino la conversazione.
Adesso la sto buttando sul ridere, ma vivere con questo problema della tua dolce metà è quasi un istinto suicida. Può andar bene quando si va a letto per fare sesso a lungo, e bene, ma dopo? Dopo che, invece di alzarti e andartene secondo quella visione sessista di cui sopra, le rimani a fianco a fare due coccole; oppure ti rivesti e vai in cucina, insomma qualsiasi cosa sia che significhi il proprio ritorno alla vita 'normale' di coppia.
Forse gioverà all'autostima farle avere multipli orgasmi... ma se le resti accanto abbastanza a lungo, capisci che non sei tu, è la malattia.
E a lungo andare potresti invece avere l'effetto contrario: perché non sei in grado di darle l'assoluto piacere, in grado di guarirla. Di riportarla verso un equilibrio tra sessualità e sentimento, verso un'armonia che altrimenti noi abbiamo. Puoi andare in depressione perché non riesci a farcela.
E la cosa terribile è pensare che, se lei parla di crescita di autostima nei suoi uomini, nessuno dev'esserle rimasto accanto così a lungo.

Eppure il sesso, il sesso è un piacere così plateale, così divertente, che pensare che proprio il suo culmine - l'orgasmo - in un simile eccesso possa smettere di essere un piacere... è un pensiero deprimente.
Ma anche un invito a coltivarlo bene.
A prendersi cura di questo aspetto che trascuriamo stupidamente, per sovraesposizione.
Siamo bombardati da tutte le parti: oltre all'industria pornografica, dai nudi (o come se lo fossero) sulle riviste, sui giornali, in rete, in televisione. Nelle pubblicità. Talmente tanto da aver persino perso il nostro senso carnale.
La pubblicità, in questo, è terribile. Ogni cosa, dal silicone alla macchina, ormai viene accompagnata dalla 'solita' gnoccona discinta. E proprio il fatto che sia solita è il bandolo della matassa. Fanno ancora sesso, per fortuna, le pubblicità della lingerie che, giocoforza, almeno proprio quello deve mostrare.
Una volta ho visto un servizio in tv, molti molti anni fa (verrebbe da dire "in una galassia lontana lontana..."), in cui un vecchietto veniva intervistato a proposito degli abiti succinti delle soubrettes televisive. Lui diceva "Non va bene".
Intervistatore: "Ma secondo lei è giusto che siano vestite così?"
Vecchietto: "No!"
Int.: "E perché?"
Vec.: "Perché no!"
Int.: "Sì, ma perché no?"
E dopo svariate insistenze finalmente riusciva ad ottenere la risposta
"Perché ti fanno venire la voglia!"

A noi, nati sotto al tubo catodico, non fanno quasi più nemmeno quella.
Ma la voglia diventa ossessiva.
Sembra che abbondi da tutte le parti, e che solo a te sia negata.
E le riviste e i servizi di gossip fanno il resto: sembra realmente che tutte (identificate un po' tutte in un'unica 'donna bona ricca e famosa') "saltino da un cazzo a un altro come un canguro". E l'informazione passa 'sotto pelle'.
Si moltiplicano le informazioni su quanto abbondino le 'ragazze facili', e a te non te ne capita nemmeno una. Frustrazione; ossessione.
La priorità, almeno per un maschio medio, è scopare prima di amare. E ci ritroviamo generazioni di scopatori in paranoia totale se si tratta di amore.
Opinione mia, per carità.

Eppure, persino lì dove tutto sembra essere scontato, nell'industria del porno - esistono gli anticorpi.
Film porno in cui gli attori ridono. Si divertono. Backstage di dvd dove il porno viene mostrato nella sua natura finta, e dunque più vera. Un'attrice porno che indossa un accappatoio mentre le passano una sigaretta accesa durante quella scena che tu hai visto prima, in cui ricordi benissimo da lì a poco cosa avrebbe fatto. O due attori porno (dal backstage del film "La Duchessa di Montecristo") immobili come statue, lei con in bocca l'uccello di lui, che aspettano pazientemente che il direttore della fotografia calibri bene l'ottica e il fuoco. Che - tra l'altro - ricorda immediatamente la scena di un film inglese, adesso non ricordo quale, in cui un lui e una lei si conoscono facendo le controfigure in un film porno... credo fosse quel piccolo, delizioso film sulla salsa... il ballo, intendo. "Born romantic - Romantici nati". Credo sia la prima volta che faccio una power search su IMDb che mi fornisce un solo e unico risultato, quello che voglio. ^__^
O come i film di Marc Dorcel (mi pare, sennò era Alain Payet, inventore dell' hard crad, che mi sembra più probabile), che a volte s'interrompono brechtianamente per allargarsi sul set, spezzati dalle indicazioni del regista o sono proprio fatti interamente di queste scene, mostrando il 'porno al naturale'.

Un esempio di questo tipo di cinema fatto senza prendersi troppo sul serio, divertendosi e divertendoci e comunicando valori positivi (sulla sessualità e non solo), è "Biancaneve e i Sette Nani", di Luca Damiano, 1996. (qui filmografia e un'intervista a Damiano)
La favola, è quella famosa dei fratelli Grimm, ovviamente trasposta in chiave porno.
Biancaneve, figlia del Re, è invisa alla matrigna - che è anche una strega cattiva - che la vede come una rivale in bellezza. In una versione in chiave gangster anni '30 le avrebbe fatto sfigurare la faccia con l'acido, ma trattandosi di fiaba medievale va più per le spicce e la fa liquidare da un 'uomo fidato'. Solo che questo non la liquida manco per il cazzo, la fanciulla innocente e pura si salva e nella foresta trova ospitalità presso sette nani minatori (e quanto hanno reso bene i Rammstein nel video di "Sonne" questo particolare). Saputo il tradimento del sicario la regina lo secca e decide di pensarci da sola, ma siccome in tutte le favole i cattivi hanno il vincolo a non essere mai intelligenti o bastardi fino in fondo, invece di mandare i soldati a radere il suolo la casa nella foresta, preferisce affidarsi alla magia. Per fare cosa? Trasformarsi in una vecchia brutta come la morte, e avvelenare una mela. Voi direte: una mela che la tocca e stira! Nooo, una mela che se ne mangia un morso va in come reversibile solo tramite bacio di principe azzurro ricco e bono casualmente di passaggio. Adesso, va bene che una simile probabilità è degna di "Guida galattica per autostoppisti" di Douglas Adams col suo motore a improbabilità, ma non faceva prima a imbottire la mela di stricnina o simili?
Beh, chiaramente il principe passa, la Biancaneve si sveglia e vivono felici e contenti, il tutto dopo che i sette nanetti han fatto il cappottone alla vecchia regina.
Almeno, questa è la versione che conoscete tutti voi.
Ma la fiaba dei Grimm, ad esempio, è leggermente diversa: la fanciulla si risveglia perché la bara di cristallo - data in cessione dai nani al principe, rotola giù dalla collina, e dalla bocca della ragazza scivola via il fatidico boccone indigesto (che per decenni era rimasto là). E quando lei e lui si sposano, alle nozze è invitata anche la strega (ben viva e vegeta, altro che nani), la quale viene costretta a indossare delle scarpe incandescenti, che la fanno saltare e ballare fino a che non stramazza al suolo, morta.

Quindi, questa versione com'è?
Come la prima, ma con tanto, tanto sesso.
La strega, bellissima e regina dominatrice del suo popolo (che sfrutta ovviamente a scopi sessuali) ha lo specchio magico, ma che parla napoletano. L'attrice fa Biancaneve, Ljudmilla Antonova, riesce davvero a dare una pazzesca impressione d'innocenza ed ingenuità, e l'intero film è praticamente la storia del suo svezzamento - ehm, pardon, istruzione - da parte dei sette nani (interpretati, tra l'altro, anche da donne che fanno la parte dei maschi - se non lo leggevo adesso cercando i link non me n'accorgevo; tra l'altro uno dei nani è il famoso 'ciribiribì Kodak', e per tutto il film - fa Cucciolo, ovviamente - continua a ripetere il suo 'ciribiribì'). Così, parte che si sta scoprendo la passera (inteso proprio come scoperta) e arriva pronta per il principe azzurro, che, dal canto suo, ha un padre ossessionato dalla discendenza che gli rompe le balle per avere nipoti. Così, se ne parte alla ricerca di una bella passera qualunque da sposare e, quando gli dice culo di averne trovata una (dopo essersi ripassata la cugina, che però non vuole sposarsi né aver figli, visto ch'è giovane e si vuole ancora divertire) alla fine della sontuosa scopata in riva al fiume (a dieci metri dalla casa dei nani - scarseggiavano in location, pur belle, come il castello e il villaggio medievale) si sente rispondere "Sposarvi? Non posso! Io sono già sposata!".
Ma, per darvi la cifra del film, devo raccontarvi la scena più bella. Ancora adesso che ci penso rido.
Il cacciatore, sicario cui viene affidata l'esecuzione della fanciulla, è Ser Laids, in inglese - ne ho infatti vista una copia coi sottotitoli - viene tradotto H. Ivy. Quando la porta nella foresta, dopo aver estratto il coltello esita e - quando Biancaneve si volta e lo vede - sbotta in pianto e fa
"Non ti posso uccidere! Io ti conosco! Non posso farlo!"
Al che, la diletta fanciulla si volta, guarda in camera, sorride, e dice
"Laids. Se lo conosci non ti uccide." (in inglese, H. Ivy si legge eicciaivvì, ovvero HIV)

GENIO puro!!! ^___^

Dovete vedere questo film, ve lo straconsiglio: per spaccarvi dalle risate (nonostante il sesso coi nani a qualcuno possa far strano) e anche per...
Beh, per scoprire, nella scena finale, cosa si possa fare con un fiore. ^_-
ad ogni modo, visti i risultati, vorrei avere io a che fare con una fanciulla educata da loro, magnifici sette nani! =)P

Ad ogni modo, è un film leggero, che dimostra quanto possa incredibilmente esserci della Tenerezza, con la maiuscola, non solo nel sesso, ma anche nel porno.
Luca Damiano, nella sua intervista, dice che non riuscirà probabilmente più a fare di questi film, perché al giorno d'oggi non sono competitivi.
E di questo dovremmo tutti quanti dolercene.


GrimFang

PS: riscoprite il cinema porno dei '70/'80... specialmente le parodie, o i film di genere. Qualche suggerimento? "Sex Wars" è la parodia di "Star Wars", persino nella locandina, ma è "Flesh Gordon" a vincere il palmares. "I tvillingernes tegn", di produzione credo svedese, invece ha una scena pazzesca in cui decine di coppie formate da uomini e donne nude ballano in coreografie e costumi anni venti... e ballano tutti benissimo! Diostrando che all'epoca, anche se facevi un porno, facevi proprio un film. Per i film di genere, "A dirty western" è un porno-western, appunto, o "Alice nel paese delle pornomeraviglie" o "Le avventure erotiX di Cappuccetto Rosso" ch'è uno spasso... guarda caso sempre di Luca Damiano! ^__-

lunedì 4 giugno 2007

Dire ti voglio bene

E' quasi pazzesco come, nella società moderna, per dirsi le cose in famiglia ci sia bisogno di andare tutti insieme dallo psicologo.

Chiariamo, non in tutte le famiglie è così, o non a questo livello.
Però è vero che in casa non si parla.
Meglio, non si parla delle emozioni.
Per dire a mia madre che non le sto comunicando più da anni informazioni sulla mia vita quali il teatro, la scrittura, i giochi di ruolo, le donne eccetera perché semplicemente non mi va di stare ad ammorbarmi mentre lei distrugge implacabile tutti i miei interessi, ho dovuto aspettare oggi pomeriggio. Quando siamo andati tutti insieme, io, ma' e pa', dai loro psicologi.
Il rovescio della medaglia è - ovviamente - non riuscire più ad avere la semplicità di dire 'ti voglio bene', anzi, soprattutto di sentirselo dire.
E' sempre problematico comunicare affetto ai propri genitori, soprattutto dopo una certa età; quando ci si pensa già grandi e si prova un po' d'imbarazzo a esternare i propri sentimenti e a mettersi in gioco senza protezione.
Problema che decade quando si diventa grande veramente.

Anni fa ero in Inter-rail, un modo di viaggiare che ho molto amato, a... Heidelberg.
Si dormiva in un campeggio vicino al fiume, un posto splendido, che per alcune vicende ha infoltito i miei aneddoti.
Ma in quel posto splendido, storie di canne e di cigni a parte, c'è stata una notte particolare.
Una notte che ho passato - beh, mica tutta, che a una certa il freddo e l'umido ti entrano nelle ossa - da solo, sdraiato sul tavolo di legno da picnic appena fuori la tenda.
Luci esterne vicine allo zero, visuale totalmente libera e un cielo di stelle sopra di me. Ad agosto. Verso San Lorenzo.
Credo sia stato quell'anno, quella vacanza, in cui ho mandato una cartolina a mia nonna in cui lo scrivevo a chiare lettere "Ti voglio bene". La vacanza in cui, guardando le stelle cadenti, ho espresso un desiderio per lei.

Mia nonna sta morendo, l'ho saputo poco fa al telefono.
Una notizia con la quale per ora ho deciso di non fare i conti.
Per questo non vi parlerò di mia nonna, della difficoltà e della distanza del mio rapporto con lei, della morte...

No, la pianto qua e vi parlo del matrimonio tra Anna e Beppe.

Sabato mattina sono partito per Forlì, per andare al loro matrimonio. Venerdì notte, anche a causa del mio essere uno che fa le cose all'ultimo momento, ero nel panico.
Panico nero, perché 1) dovevo ancora fare la valigia a mezzanotte passata e 2) per fare il regalo agli sposi (che non han fatto liste bensì contributi al loro viaggio di nozze in Messico) c'era tutta una cosa online da fare, un sito da visitare e... l'obbligo di lasciare una dedica.
Questa dedica mi ha tormentato per giorni.

Perché, vedete, Anna è l'ultima donna con cui... io abbia avuto una tresca sentimentale, anni fa.
Dopo di me, ma solo dopo aver scontato un po' d'immaturità, è venuto Beppe, suo attuale marito. E...
Beh, le cose tra me e Anna semplicemente non hanno funzionato.
Ma, per come sono andate, io mi son sempre sentito un po' un verme.
Continuando ad onorarmi della sua amicizia, e invitandomi al matrimonio, sia Anna che Beppe han dimostrato di aver capito che persona sono, e gli voglio un gran bene per questo.
Riassunto brutale dei fatti: ci conosciamo in fiera, a Romics, e ci pigliamo subito.
Era l'anno dello stand di Elish col paravento a far da quinta e a nascondere i nostri zaini e le nostre cose e... le persone in debito di sonno che lì recuperavano.
Io e Anna siamo rimasti dietro quel paravento un'ora, a parlare.
Parlare. Chiaro? Via quell'espressione dubitativa dalla faccia! ^__^
Poi - ma l'avrei saputo dopo - lei torna allo stand e subisce una filippica da parte degli altri (tra cui Beppe, conosciuto nella medesima occasione) sulla sua assenza che si rivela essere una vera e propria scenata di gelosia da parte di ben quattro su cinque dei suoi compagni (però, eh? Donna dal fascino micidiale!). Persino dai contenuti un po' infantili del tipo "c'ero prima io", che Beppe & Co. avrebbero dovuto penare tempo assai per dimostrare di aver imparato dall'errore...
Fatto sta che mi organizzo e pianifico le mie mosse: Ryo Saeba, ihgger (ovvero frequentatore del newsgroup it.hobby.giochi.gdr) toscano, il giorno della maxicena finale deve rientrare in caserma alla Cecchignola, che fa il militare. Il piano è semplice: proporre ad Anna di venire con me in macchina e poi - avendo preso una strada differente dagli altri - proporle di andarcene a mangiare per conto nostro.
MA il furgone del gruppo di Anna si accoda a noi invece che agli altri e ci scorta fino alla Cecchignola. Astuti quanto malefici, i ragazzi! Niente, si deve per forza raggiungere gli altri.
Però... però mi piglia una di quelle botte di franchezza, naturali, e le rivelo qual'era il mio piano. E lei, non me lo scorderò mai, mi mette la mano sulla mia, sopra la leva del cambio, e mi fa
"E io avrei accettato."
Insomma, non proprio colpo di fulmine, ma quasi!
Arriviamo al ristorante cinese, parcheggiamo e praticamente - approfittando del momento di distanza dai suoi 'angeli custodi' impegnati a parcheggiare l'ingombrante veicolo - ci saltiamo addosso; poi ci ricomponiamo e raggiungiamo gli altri a cena, durante la quale siamo rimasti tutto il tempo mano nella mano sotto al tavolo, senza che nessuno dei presenti (ovvero i di lei angeli) si accorgesse di niente...

Adesso che lo scrivo, mi viene un po' di magone per quei momenti così sinceri che una persona passa con una donna. Quelli in cui tenersi per mano sotto al tavolo è una cosa così naturale e semplice e al tempo stesso ti rende così felice.
Poi lei è partita, con indosso la mia casacca medievale di viscosa nera (di quattro capi similari di vestiario comprati in quel famoso Inter-Rail di cui sopra, proprio ad Heidelberg) che in capo a poco le avrei definitivamente ceduto. E io son rimasto a Roma.
Ci siamo scritti tantissimo, via email.
E poi, poi lei un giorno riceve una telefonata da Roma: è per un colloquio di lavoro, ma lei è convita si tratti di uno scherzo in cui c'entro io. Invece è vero, e la chiamano per una domanda che lei aveva fatto un botto di tempo prima, e s'era scordata.
Così scende a Roma, e si fa spostare il colloquio in modo da restare il più possibile.
Ospite a casa mia.

Lei il venerdì fa il colloquio, e l'accompagno.
Poi la rapisco, la porto prima a una festa a Sociologia - si vede che parlo di un po' di anni fa - e dopo in montagna, a casa mia.
L'intento è quello del lupo, ma lo stress e il freddo mi giocano un brutto scherzo e finisce che sto male da cani e lei mi fa da infermiera a forza di coccole per tutta la sera; e la mattina dopo tocca ripartire.
Tanto più che il sabato lo passerà col Gatto.

Adesso, bisogna aprire una parentesi.
Il Gatto e io siamo amici da tempo, entrambi ihgger del tempo che fu, e con la caratteristica di avere gli stessi gusti - o profondamente simili - in fatto di donne. Solo che arrivavo sempre prima io: lui provava a fare il filo a una, io ero già lì che le facevo massaggi. Eppure questo non ha mai incrinato la nostra amicizia, anzi, in alcune occasioni ci forniva materia per incrementarla grazie alla complicità.
Come quando ci fu un famoso quanto clamoroso errore d'invio sms.
Ovvero lui mi mandò un messaggio (chiaramente non per me) il cui tenore più o meno era "le sere con te sono sempre così speciali" cui io risposi qualcosa tipo "lo so, ma te ti sei comunque sbagliato, a proprosito me la presenti?" e lui propose un lapidario "NO. Fossi scemo".
Ad ogni modo, nessuno dei due poi era fortunato con le suddette - per quanto io con Anna ci sia andato molto vicino - e quindi si restava a bocca asciutta in due.
Questo ha portato ad esempio ad una (per noi) famosissima frase, che porto scolpita nel cuore e cito non appena ne ho l'occasione (e fa già parte della stesura di una mia sceneggiatura ^_-). Era un bel po' che non ci si vedeva, e a una cena a casa di Helker Hill ci siamo ritrovati e io gli faccio "Quanto tempo!" e lui "Infatti! Fammi pensare... l'ultima volta che ci siamo visti pioveva a dirotto... e c'era un vecchio con la barba bianca che ci diceva <>".
^_____^

Quindi, quel sabato, io lo passai a casa a sfebbrare, lei in giro col Gatto. Ma ero comunque arrivato prima io.
Dei tre giorni che Anna è rimasta a casa mia, non ha mai dormito nel letto che le aveva preparato mia madre - che l'ha sempre apprezzata - anche se non abbiamo mai fatto sesso.
Già.
Mai.
Non dubitate.
Infatti, il mio pornoromantico fairplay (a proposito, libro appena finito già prestato. A chi? Ma al Gatto ovviamente!) mi ha fatto retrocedere in una situazione in cui non era ben chiara la di lei disposizione a farlo. Non so se col senno di poi dovrei mangiarmi le mani o ringraziare, visto che lei e Beppe sono una coppia perfetta.

Lei è stata l'ultima delle mie tentazioni, del mio 'supplizio di Tantalo' sulla via dell'ascetismo forzato da altrui decisioni.
Après elle, le deluge, praticamente.
Ma all'epoca io proprio non volevo una storia - dimostrato dai fatti, non dalle dichiarazioni o intenzioni di allora.
Altrimenti, quando poi Anna il lunedì seguente fece un secondo colloquio e venne assunta, e si trasferì a Roma, e - poveretta - andò ad abitare con... vabbè, quello, beh, me la sarei filata di più.
Invece, zero.
In un anno che sarà rimasta a Roma, ci saremo visti un paio di volte. Beh, su quell'ordine di volte lì.

Ed io son sempre rimasto a chiedermi se pensasse quello che tutto sembrava emergere dalla mia figura barbina... ovvero, il da me odiatissimo concetto "lei non te l'ha data, tu non te la fili", perché proprio così mi sono comportato, nei fatti.
Ovviamente, al di là dei fatti, non era così. Era l'assenza di volontà di affrontare una storia da parte mia - cosa su cui ero stato con lei molto chiaro ed onesto fin dall'inizio (in fondo venivo dalla storia con Fabiola, che per me era stata lunghissima) - ed il preciso opposto da parte sua. E lei era molto più matura di me, al di là dell'età, e questo un po' m'inibiva. Era pronta ad affrontare il lavoro e la vita, a breve lo sarebbe stata a farsi una famiglia.
Eravamo distanti.

Ecco, questa cosa io non so se lei l'abbia mai capita.
Perché abbiamo continuato a sentirci ogni tanto, sempre con lo stesso calore, ma pian piano allontanandoci da quello che era stato un momento comune, passionale, del nostro passato.
Ora, comprenderete che per me era importante scrivere quella benedetta dedica.
Che, immaginando la loro lettura a posteriori del mio messaggio, io potessi in qualche modo chiarire e chiudere la vicenda che in fondo per me era ancora un po' rimasta sospesa, mai affrontata con Anna.
E con Beppe, che ho sempre reputato un amico, ma da cui non sapevo come potesse essere stata del tutto vissuta e recepita la mia... 'storia' con la sua donna.
Ora, sono fisime da ragazzino perché loro ormai già convivono da diversi anni e non li ho visti praticamente mai, fiere a parte. Però, ecco, era anche l'occasione buona per fargli vedere che li considero una coppia di amici, e non una mia in qualche modo ex e il suo ragazzo (vabbè, marito, quanto siete prugnosi).

E poi, il vero panico era in realtà nascosto.
Era l'età davvero adulta, il matrimonio: il metter su famiglia, i figli. Io che attorno al 15 luglio diventerò zio, era tutto solo lo specchio riflesso della mia vita a confronto con la loro, che se non son coetanei son più piccoli. E che comunque condividono con me un certo passato e degli importanti interessi.
E infine, la paura di partire. Di lasciare il nido anche per un paio di giorni e di immergermi nel mondo. Quindi, santissimoiddio, mi si consenta, ho fatto davvero bene a partire.
E alla fine a scacciarmi dalla testa tutti i miei discorsi e a scrivere quella benedetta dedica (ch'è uscita lunga due pagine, ovviamente) in maniera semplice e sentita, con tutti i miei dubbi sul matrimonio, ma anche con tutti i miei migliori (almeno tra quelli che mi son venuti in mente all'una di notte devastato dal sonno) consigli.

A parte la fantozziana scena di me che arrivo in stazione giusto in tempo per vedere l'Eurostar che parte davanti al volto sconsolato del mio compagno di viaggio Psyco, e all'assurdo giro di biglietti e trasporti secondo il quale abbiam preso un Eurocity in prima classe col biglietto di seconda dell'Eurostar e poi un interregionale al posto del regionale col biglietto del secondo (e al ritorno Malpi ha premuto 1a classe invece di seconda facendoci viaggiare in prima sull'intercity Forlì-Bologna), tutto è stato molto bello e divertente.
Affrontare le giornate devastato dal sonno, dormire in tre in un matrimoniale col Gatto che russava e Psyco che fregava la coperta... Il Gatto e io che ci tagliamo entrambi i baffi alla James Hetfield prima di vederci, Malpi ubriaco come una pigna, la cerimonia...

Sono conscio che il post è già chilometrico, ma un paio di cose ve le devo dire.
Ad esempio, il regalo per Beppe che mi ero portato da Roma.
Visto che Anna ha la mia casacca di viscosa, volevo in qualche modo riequilibrare, come da intento dedica. Quindi ho preso i due anelli supposti in legno che avevo comprato a Granada (scriverò un post su Noordin, state pronti, la storia è uno spacco - dopo averlo letto capirete di più sul 'valore' di quei due anelli ^_-) e li ho infilati in valigia. (A proposito, ma perché diavolo anche se vado via un paio di giorni la valigia è sempre piena all'inverosimile?)
Una volta lì, mentre con Beppe ci si preparava alla cerimonia (inizio ore 16.00), lo prendo da parte, un po' impacciato, e gli spiego la vicenda. Tiro fuori i due anelli mentre dico "Ecco, scegline un-" e patatrac! Uno dei due casca per terra e si sfonda. Restiamo un microistante in silenzio a fissare il terreno poi solevo lo sguardo e riprendo "Dicevo, questo anello è per te...".
Gli ha fatto molto piacere.

Altra cosa: la cerimonia si è svolta alla Pieve di San Donato, a Polenta, sulle colline sopra Forlì. Una chiesetta stu-pen-da, a tre navate e con l'altare in cima a una rampa di una decina di gradini. Su ogni colonna un capitello antico diverso, e sopra il capitello una croce di ferro di disegno templare, incastonata nel muro. Le colonne tutte sbilenche per via di chissà quale cedimento di un tempo, che davano l'impressione che volesse collassare tutto verso l'uscita. Fuori, persino una targa a ricordare il passaggio di Dante Alighieri.
Celebrazione con musiche sacre moderne (un bellissimo brano in portoghese) o latine, cantate da un piccolo coro in un angolo della navata laterale; e chiesetta invasa da fiori: rose bianche e girasoli. Molto, molto bello.
Un po' meno, ovviamente, il rito.
Tra l'altro, per una fortuita casualità (see, come no) i cinque peggiori non credenti mangiapreti del gruppo - tra cui me - sono finiti sui primi due banchi della navata di sinistra, quando di solito si resta verso l'uscita in modo tale da defilarsi a razzo. Magari non eravamo i soli, visto che anche il fondo era gremito, ma di sicuro eravamo noi quelli che facevano battute sul pretino che avrebbe poi fatto funzioni da chierichetto per la cerimonia, che aveva una faccia assurda e sembrava vestito come Neo di Matrix.
Però, io rispetto la pregnanza di un'attività religiosa, quando la sento. Ad esempio, mi piace un sacco quando si dice "scambiatevi un segno di pace", perché lo trovo spiritualmente giusto. Quindi, su alcune cose con cui concordo non ho minimi problemi a dire un amen o che so io. Solo, non sono cattolico, affatto.
E poco mi sta simpatico il papetto di adesso. Molto, molto poco.
Per cui, quando si sono lette le invocazioni e si è augurata lunga vita al pontefice, beh... io che avevo il libretto della funzione in mano e sapevo cosa avrebbero risposto in coro, ho alzato gli occhi al cielo e ho mormorato il loro esatto contrario: "Non ascoltarli, Signore".

Lo so, per molti di voi non sarà divertente, ma per me lo è stato tantissimo. ^__^
Rivolgersi al dio cattolico come se fosse il vicino di sopra mi fa sempre piacere.
Magari in qualche post potrò spiegarvi il mio pensiero religios-filosofico...

E poi, dovevate vedere il Gatto.
E' abbastanza brizzolato e tondeggiante senza essere affatto grasso, ed era salito un giorno prima per fare l'autista della sposa. Auto: Fiat 500 quasi primo modello. Strada per la pieve: tutta curve in salita per ben più di un paio di chilometri, con pendenza anche del 15%. Ma il motore di quel tipo di macchina le salite così, in prima, se le magna: non per niente era fatta col motore degli elicotteri!
Lui, camicia bianca in stile orientale e giacca scura, e baffi alla Hetfield su richiesta esplicita della sposa. L'auto, bianca e infiocchettata a festa, con dei fiori agganciati sul cruscotto.
Che spettacolo...
Io poi, mi son tagliato anch'io i baffi come lui (cioé mi son limitato a togliermi la mosca) perché, se non siamo il Gatto e la Volpe poco ci manca... Infatti per tutti loro io sono il Lupo, Lupo Grigio per la precisione, perché questo era il mio soprannome (beh, a dire il vero è ancora il mio nickname maggiore...).
Ed ero in completo scuro e camicia rossa.

So che devo chiudere, prima che il post diventi abissale.
Ci sono tante e troppe scene che meriterebbero di essere raccontate...
Ad esempio l'usanza di animare il ricevimento matrimoniale da parte degli amici più cari. Niente discorsi alla cena, bensì vere e proprie attività ludiche al limite degli scherzi bastardi, cui i malcapitati sposi dovevano, consenzientemente, sottostare.
La prima prova è toccata a Beppe, bendato e costretto a riconoscere la sua sposa tra cinque cercando di farle indossare la 'scarpetta di Cenerentola', ovvero... una pinna. ^__^
Il bello è che tra le cinque ci si è messo anche il Panta, altrimenti detto Mantogrigio (che con me era uno dei quattro ihgger 'grigi', con Gandalf il Grigio e Angel Gray), che di fetta ha tipo il 45, ed ha proposto il piede senza calzino!
Ma quello che era ancora più bello è che Anna porta il 36, e la pinna che gli han dato per misurare era del 34!!! E gliel'han detto dopo, i bastardi! ^___^
Cmq, ha toppato: di poco, ma ha toppato.
Poi è stata la volta di Anna, che ha dovuto riconoscere il talento del marito nell'imitare Stitch (talento risaputo) tra tre. La bastardata è che è stato sempre Beppe a parlare per tre volte, impostando diversamente la voce. Si può dire che Anna ha toppato anche lei, in quanto quando Beppe ha impostato basso lei ha detto "Questa proprio no". ^__^
Terza prova, prova comune.
Mesi prima, qualcuno di loro - gli amici, intendo - se n'era uscito dicendo che al matrimonio avrebbero fatto il tiro alla fune. Al che Anna aveva risposto "Ma figurati!". Claro que sì.
Venticinque metri di fune sono stati portati davanti a loro; una sacca con delle palline di gomma è stata porta ad Anna e una bacinella a Beppe, che è stato posto a svariati passi di distanza. Ad Anna è stato detto
"Ogni pallina è un nome che chiami prima di lanciare. Nel tiro alla fune voi partite da una parte e tutti noi dall'altra. Per ogni pallina che insacchi nella bacinella di Beppe senza che lui la faccia cadere, la persona che hai chiamato passa dalla vostra parte; vedi un po' che devi fare".
E' stato uno sbrago.
Tutti hanno barato: intercettando le palline in volo o portandole direttamente nella bacinella, come quando Malpi - passato dalla parte degli sposi - ha intercettato quella che chiamava Jack (fratello colossale di Beppe - e quando dico colossale mi contengo) lasciandolo a tirare contro, o quando sempre lui è corso a prendere e a mettere la pallina nella bacinella degli sposi quando han chiamato il suo capo a lavoro (dicendo "no, io lui proprio non lo voglio contro!")...
E alla fine, baro generale: scatta il tiro alla fune e alla fine viene chiamata la patta.
Perché da noi Psyco era corso a legare la fune al cancello (dopo aver esitato sul legarla al gancio di traino di un suv), mentre da loro Velio, papà del Panta, l'aveva legata a un albero!
^____^

Infine, ultimo siparietto.
Datsoi che i due piccioncini sono al momento in Massico, e che avevano l'aereo alle 04:00 da Bologna, i simpatici amici - che gli avevano per tempo sequestrato i passaporti - han trovato bene di cementargli i passaporti in una struttura di polistirolo e vinavil, di quelle che si usano per giocare tridimensionale (per chi sa di che parlo, cose tipo Warhammer).
Beppe bendato e 'brigliato' veniva condotto verso questa specie di microversione del Monte Fato da Anna, seduta sulla 'seggia del papa' fatta da Malpi e Jack, i due più grossi. Una volta lì, tolta la benda, veniva informato del compito: con la forza delle sue sole braccia e l'ausilio di una spada (che tutti ci chiedevamo "a che cazzo servirà, quella?") doveva riuscire a estrarre il passaporto dalla roccia.
E noi tutti intorno a goderci la scena.
Visto che entrambi gli sposi fanno scherma per la rievocazione storica rinascimentale, è stato anche piuttosto elegante nel colpire: una volta che la lama ha strusciato per terra è partita una scintillona che ci ha bloccato tutti, fermi a guardare là dov'era. Poi è arrivato Malpi che s'era appena rollato una sigaretta, si è piegato sul pavimento e fa: "se me lo rifai la accendo". ^__^
Ma quell'accrocco di è rivelato mostruosamente ostico. Tanto che Beppe si gira verso la moglie e gli fa "e tu, aiutami!" e lei "è vero! Forza Beppe! Vai che ce la fai!" e s'è messa a fare il tifo.
^____^
Alla fine, l'ha aperta con le mani.
E chiunque dopo, passando, sfilava la spada dal polistirolo per provare a darci un colpetto anche lui... come la vera spada nella roccia nessuno ha saputo resistere.

E così...
Con Malpi risvegliatosi indenne dalla colossale sbornia della sera prima che ci riaccompagna alla stazione, io che metto fuori uso una delle due emettitrici di biglietti automatiche, lui che fa il biglietto sulla seconda, io che pago, noi che scopriamo che ha premuto 1a classe...
E infine, col ritorno a Roma ed io che mi preparo per uscire la sera ed andare a ballare alla festa di Erica...

Ma questa è un'altra storia.


GrimFang

venerdì 1 giugno 2007

Il primo Festival di San Cleto al Teatro Ygramul !

Ieri sera doveva esserci una sorta di cena degli ygramullini reduci da Granada... in realtà si celebrava la chiusura del primo anno di attività del Teatro Ygramul.


Per l'occasione, finalmente Pape (l'ennesimo Paolo) poteva sfoggiare il suo talento di presentatore e realizzare, decisamente in parte, il suo sogno di condurre Sanremo.

Infatti, la serata era dedicata al primo "Festival di San Cleto", non legato solo alla musica, ma - ovviamente - anche al teatro, agli sketch, alla poesia, alla lettura e quant'altro. Insomma, uno show quasi da contenitore televisivo.
Visto il livello di 'preparazione' dei numeri, all'80% improvvisati quasi sul momento, però, Pape ha dovuto abdicare all'idea di potersi confrontare con Pippo Baudo, anche se ci ha regalato intensi momenti d'ilarità grazie ai suoi commenti a mezza bocca debitamente amplificati al microfono. L'ironia è un'arte, e Pape sa essere caustico.
Quindi, più che il festival di Sanremo, sembrava La Corrida.


A me, per la verità, era arrivato un messaggio da Vania dai toni un po' generici, tipo "portate canzoni da cantare e vestiti da Sanremo", il che - considerato l'errore di NON consultare il programma del teatro - poteva andar bene anche per una serata goliardica tra di noi.

Però mi piaceva l'idea di andar vestito 'bene' - e infatti oggi in ufficio son vestito come ieri sera (tra l'altro Paola Minaccioni, oggi a tavola in mensa con me, raccontava di uno che "ha cominciato ad amarsi, e a curarsi di più nel vestire"...) - e magari di cambiar vestito a seconda della canzone che cantavo...
Così, siccome non mi andava di uscire di casa direttamente col vestito più 'scenico' (pantalone arancione, camicia rossa stile hawaiiano ma con su dei draghi cinesi, e giacca arancione - da abbinare ai miei occhiali da sole tondi blu) optavo per pantaloni grigi, camicia grigia e cravatta rossa, esattamente come sono vestito adesso.
Sì, ho la cravatta.
E sono un sacco styla. ^__-


Prima di uscire mi son fatto una bella doccia - a naso se ne sentiva l'esigenza - che però mi ha un po' fiaccato. Il traffico sulla tangenziale ha fatto il resto (un'ora buona di macchina da casa mia fin lì) e sono arrivato lì con le energie ridotte al lumicino.
In più, cantando sotto la doccia e poi sopra la radio in macchina, ho un po' sforzato la voce; senza contare che m'ero riempito la borsa di cd, con le canzoni che mi sarebbe piaciuto cantare e far ascoltare. L'idea che m'ero fatto era un po' quella della serata karaoke fra amici - una cosa che odio, ma che in quel frangente ero anche disposto a accettare, visto che ad ogni modo solleticava il mio istinto di prim'attore - ok, ok, la mia voglia esibizionista.
Ma quella che prospettavo essere una serata intima e tranquilla, con amici che si danno il cambio sul palco e si prendono cordialmente per il culo a vicenda, era destinata a ribaltarsi nell'esatto opposto.

Infatti, era una 'normale' serata di teatro, col pubblico (non credo pagante - a parte il contributo di un euro per finanziare il viaggio della compagnia ufficiale del teatro, "Ygramul Le Mille Molte" a Bali - dove andranno a far teatro e a 'vivere' il problema della prostituzione minorile) anche sconosciuto e con una scaletta delle esibizioni.
Appena arrivato, infatti, mi è stato chiesto "tu cosa porti?".

Mi sono agitato.
L'orribile impressione di essermi presentato totalmente impreprato si univa ad un'ansia più sottile, quella derivante dall'attendermi una cosa e trovarmi in un'altra situazione che non mi metteva a mio agio.
Almeno, il vestito l'avevo imbroccato.
I complimenti sull'eleganza si univano, poi, alla soddisfazione di aver deliberatamente scelto un tipo di look che veniva riconosciuto: a casa, davanti allo specchio, infatti, m'ero detto "ecco: un look alla Enrico Ruggeri". Perfetto: almeno due persone hanno fatto il paragone corretto.
L'altro look in valigia, che alla fine non ho affatto tirato fuori - se non per farlo provare a Graziella, che non si sentiva perfettamente a suo agio vestita normale (in mezzo a gente che sfoggiava anche cravattino a farfalla o abito da sera - ma anche in mezzo a gente vestita stranormale, che però non si è esibita, mentre lei sì) - l'altro look, dicevo, era un po' Daniele Silvestri (che sito carino!) in "Salirò" (qui c'è video con audio di merda).
Però, là fuori, ad aspettare che s'iniziasse questa serata che si rivelava tutt'altro dalle attese, soprattutto dopo aver visto Silvano parzialmente vestito da valletta Silva - una visione che resterà a lungo nei miei incubi - mi salivano l'ansia e l'inquietudine. E poi, avevo le energie di una formica.

Tanto per cominciare, si trattava di non poter più seguire l'onda del momento, buttarsi in scena quando si voleva, scegliere un cd piuttosto che un altro... No, c'era da scegliere prima, e subito.
Che fare?
Black out. Provo a percorrere la mia memoria alla ricerca dei brani che conosco a menadito, ma tutto mi sembra inadeguato; soprattutto senza base musicale.
"Wuthering Heights" di Kate Bush (video dell'epoca e video anni ottanta) o la pigli bene o non la pigli: steccare nel silenzio assoluto non mi andava. Spazio e tempo per preparare la voce, zero. In più, quel nodo in gola che non andava via non mi garantiva per l'emissione di fiato: avevo il panico dell'andare in scena. Stesso problema, più l'esatta memoria, per "Stairway to Heaven" dei Led Zeppelin (la traduzione con testo a fronte, la storia del brano ascoltato al contrario, ma soprattutto un sito che si chiede se l'avessero scritta i grandi della classica...): diciamocelo, ho la voce piuttosto alta che riesce a prender bene gli acuti; a coro ero un 'tenorino'. "Olwen", di Alan Stivell, un brano dolcissimo che canterò come ninna nanna ai miei figli, se e quando ne avrò, era certamente una scelta vincente, ma portare una canzone in gaelico al "Festival di San Cleto" non mi sembrava poi una scelta così con-vincente.

A proposito: volevo vincere?

Non so. Certamente volevo fare una bella figura.
Ormai è come se avessi un po' abituato me stesso a giudicare il campo del teatro Ygramul come quello delle vittorie. V maiuscola o di misura che sia. Insomma, quello spazio mi ha dato tanto, in termini di soddisfazione e anche di crescita su me stesso.


...ok, a chi la vogliamo raccontare, è anche perché c'erano tutte le yogurtine e le saltymbanchine che mi piacevano e che... beh, decisamente me la scoatto, quindi l'idea di fare brutta figura era decisamente pessima.

Quindi, vincere me ne fregava un cazzo. Ma assolutamente dovevo fare qualcosa di buono, se non di straordinario.
Così, di primo acchitto, per quanto senza chitarra (o con l'accompagnamento di Cicalo' Pittacci - che per quanto la sappia non è proprio affidabile) ho deciso di cantare una serenata romanesca, "Nina si voi dormite". La so, mi piace, è romantica e c'ha pure un certo impegno di voce.
Così, se mi riesce bene almeno 'strego' le ragazze.


Ma più andava avanti il tempo più sentivo di avere bisogno di altro.
Di qualcosa di diverso. Forse di una cosa meno seriosa.

La paura di ritrovarsi con una canzone eseguita semplicemente, senza pretese, in mezzo a un casino di cose folli, inventate, sketch ridanciani o momenti veramente seri - come in effetti poi è stato! - e di farci la figura di 'quello che non ha capito niente di com'era la serata' era appostata in bella vista, pronta a scattare.
Così, ho cercato di mettere su qualcosa con Domenico e Gianluca, di Yogurt, ma senza alcun successo. E nessuna buona idea, veramente. Volevo, avevo bisogno di non essere solo sul palco, di poter dividere con qualcuno la scena e la colpa, in un'atmosfera di leggera goliardia.
Mi cacavo sotto.

Ma senza dare a vederlo.
E più le ragazze fuori mi chiedevano "e tu che porti?" ed io glissavo, nicchiavo, e loro facevano "ma come, qui tutti dicevano: dai, che adesso arriva... chissà che farà..." parlando di me, e più io...


...orpo...


...più io mi trovavo a fare i conti con il mito di me stesso.


Oh, Giesù.

E' vero.

Porca paletta, me ne rendo conto solo adesso.

E'... il personaggio di me stesso che ha preso piede più di me. Io quella sera avevo paura di non reggere il confronto con me!


O___ò'


Però è così: in tutto questo tempo, atteggiandomela, scoattandomela, gonfiandomi, pompandomi, rivendendomi, pubblicizzandomi... ho creato un mostro. Porca zozza, meno male che me ne sono accorto!
E' vero, sono l'uomo dei massaggi, della psicologia dei colori, quello bravo, quello saggio, quello... non umano. Gash! Chissà quanto c'è di bene e c'è di male in questo...
Ci rifletteremo! ^__^




Tornando a noi a bomba, in preda all'ansia da prestazione mi ricordo comunque che Nunzio (Saltymbanco) fa o faceva breakdance: ideona.

Lo prendo da parte e gli chiedo se gli va di ballare la break mentre io canto "Fight Da Faida" di Frankie Hi Nrg (ma quant'è fica Wiki?), che so tutta a memoria compresa la parte finale in dialetto.
Mi fa vedere il dito dove c'è un taglietto e mi spiega che si è asportato un pezzo di pelle con il coltello e se ci poggia sopra il peso urla.
Cacchio.
Progetto fallito.
Però, mi dice, sa fare la base vocale, quella che fanno i rapper quando non hanno gli strumenti.
Progetto riaperto.
Anche perché una delle cose che temevo sulla serenata era affidarmi solo alla voce (per quanto ci sarebbe stato Mario, 'ragazzo' handicappato che con una fisarmonica in mano ti genera meraviglie suonando praticamente su tutto - ma il suo forte sono le musiche popolari, un grande) ed essere giocoforza costretto a farla piuttosto filata senza potermi permettere le pause.
Insomma, temevo il fiato e la voce, perché a polmoni stretti non sarei stato in grado di cantare. E allora ecco! Nunzio mi fa da base e copre la mia voce. Grande. Geniale.
Posso permettermi qualche stecca.


Saliamo su in strada e ci mettiamo a provare. Giusto per trovare una buona base e fargli sentire a lui come fa il testo. E già che ci sto per accordarci sul finale.
Peccato però non riuscire a evitare d'impappinarmi su qualche verso, vabbè, me la ripasso.
Scendiamo, e tutto è appena iniziato: non c'è tempo per segnarci adesso sulla lista, dovremo aggiungerci dopo in un momento di calma, o arpionando il Pape-presentatore e buttarci in scaletta.
Io sono in lista ancora con la mia serenata, e non so quando sarò chiamato.


Spendiamo però due parole sul vestito di Vania.
Adesso, per chi non lo conosce, va detto che il suo look è sempre quello a metà tra un barbone e uno che gira piuttosto scaciato.
Maglione anche agli inizi d'estate, anfibi neri dipinti di blu con l'uni-poska, pantaloni lunghi come i capelli (sempre più pochi ed arruffati), e collane di osso e di legno regalo di qualche tribù amazzonico-sudafricana.
Ieri era in camicia blu e giacca scura, pantaloni in coordinato e, almeno quelle immancabili, scarpe da ginnastica. Come me, del resto.
A chiunque lo conoscesse quasi veniva un infarto a vederlo così. A me un po' meno perché un altro paio di volte almeno nella sua vita m'è capitato di vederlo acchittato. In finale, sembrava un po' un direttore d'orchestra invasato, di quelli che vedresti bene in una comica anni '30 o in un film di Nichetti. Al massimo, anche un po' folle scienziato.


Il primo pezzo proposto era interminabile.
Carino, ma interminabile. "La vispa Teresa" pezzo teatral-musicale pieno di medley e in nappolitano, con buona verve e humor, ma interminabile. La gente alla fine boccheggiava, anche perché era decisamente lento, anche se carino. Ogni volta ricominciava, e saranno passate almeno quattro volte in cui abbiamo creduto in un finale e invece, esasperante, ripigliava.
Grazie a dio i pezzi dopo sono stati più veloci.
E incasinati, perché, come ogni festival che si rispetti, c'era l'ospite in collegamento internazionale!


Eh già.
Grazie ai prodigi della tecnica e la manodopera di Gab e Roberto - e nonostante gli innumerevoli problemi tecnici che hanno devastato la scaletta - il nostro Federicone s'è collegato dall'Irlanda, dove sta a studià, per cantare con noi il testo di una canzone altrui (dei Saltymbanco) modificata: il nuovo testo parlava del viaggio a Granada e mi citava in qualità de "L'uomo dei Massaggi" (che "ha già le mani sulla testa e sul collo di tutte quante" o qualcosa del genere) e Stefano in qualità di "quello che torna alle quattro di mattino" e "Jack Sbòrrows" (che voi non sapete...).

^__^

Mentre le yogurtine chiamate in scena per riempire il vuoto di show glissavano, nicchiavano e rimandavano, costringendo al palcoscenico anzitempo il cantautore di San Cleto di cui non ricordo il nome e - a parte "Gli Alieni siamo noi" davvero bella - le canzoni, in me il panico saliva.
Nemmeno gli 'intermezzi' di Gab, che erano delle microesibizioni piuttosto divertenti - memorabile Silvia che grida "Nudo!" e Lalla (la ragazza di Gab) che da tre file di distanza grida "A bella! Càlmate!" - riuscivano a distendermi.
Un po' c'è riuscito Robertone di Saltymbanco, che ha recitato una filastrocca fichissima con 'Silva' che gli fungeva da asta del microfono e Mario che gli faceva la mimica a fianco (quando Robertone se n'è accorto quasi si strozzava dalle risate), e un altro po' c'è riuscito De Gregori, suonato al piano da un altro Saltymbanco, perché "La donna cannone" è quello che è... è scattato il coro.
Bober invece ha cantato "Testardo", sempre di Silvestri, e m'ha quasi fregato una buona idea.
Alla fine le yogurtine ce l'hanno fatta a cantare la Caselli con "Nessuno mi può giudicare", trovando coreografie e coraggio... Valentina, Claudia e mi pare Isa e Cristina a far da coriste/ballerine... Non so bene perché altre volte le coreografie le avrebbe fatte anche Maria Rosa e... beh, altre.


E poi...
Poi, in un momento di confusione tocca a me.
Era ormai abbastanza chiaro che non c'era molto tempo, e che bisognava stringere. Quindi decido che non s'incazza nessuno se facciamo "Fight Da Faida" invece di "Nina si voi dormite". Solo che Pape non lo sa.
Continua a chiedere chi è 'Righetto' (così m'ero segnato, tanto tutti avevano lo pseudonimo) e quando gli dico "cambio di programma" non capisce, glielo ripeto e sbaglia. Insomma, alla fine esce un
"Righetto... e Nunzio, in Nina se voi Dormite!"
E io
"No, cambiamo programma, il pezzo non è quello."
"Ah no? E che è?"
Ed io, prevenendo Nunzio,
"E mo' lo vedi."
Quindi ci hanno ascoltato senza sapere che avremmo fatto.
Avevamo un solo microfono, cosa per la quale ho ringraziato i santi, perché così lo davo a Nunzio che faceva la base ed era importante e mi avrebbe coperto di più gli errori. Magari avrei dovuto un po' strillare ma andava bene lo stesso.
Il vestito era quello di adesso, MA con il particolare degli occhiali, recuperati dalla borsa. In pratica, m'ero tolto i miei da vista e non vedevo un cazzo, pensando che questo mi avrebbe aiutato a meglio affrontare il tutto.
Col senno di poi, avrei voluto gustarmele, le facce.
Do il via a Nunzio, che parte, e mi atteggio. Apprezzano.
La base, intendo.
Mentre Nunzio fa due giri a vuoto e io mi calcolo mentalmente il tempo dell'ingresso, ripasso il testo a memoria, faccio gli scongiuri, stringo il culo e altro, cerco disperatamente di affondare il respiro, che non va più giù della metà dello sterno. Un po' più teso e vado in iperventilazione. Per una 'stronzata', poi!
Grazie a Dio la base la fa lenta come sopra, quando provavamo. Io invece di solito la canto a manetta, ma stavolta mi va proprio bene che sia giustamente veloce. Tanto poi mi sarei impicciato con le parole comunque: meno male che era abbastanza piano da consentire di riprendermi! ^__^
Fine secondo giro di base.
Parto.
"Padrecontrofigliofratellosufratellopartoritiinunavellocomecarnedamacello..."


^____^

Finisce la prima strofa, lascio fare alla base, mi manca il fiato. Gli faccio segno di continuare dopo le due a vuoto e dal pubblico si sente
"Nun se la ricorda..."
Ringrazio il simpatico osservatore.
Magari non l'ha sentito quasi nessuno, che non l'ha detto alto, ma io sì. Proprio simpatico.
Parto con la seconda, e m'incarto proprio su quella. Mannaggia! Io i giri di base a Nunzio li ho fatti fare perché non respiravo!
Un po' rabbioso perché finivo col dare ragione a quel simpatico tanghero e alla sua osservazione, devo dire che però sull'errore ho sorriso, perché era matematico, e me lo aspettavo. Questo deve aver fatto piacere, e sentivo che il pubblico era molto caldo. (sbòrrowsss) ^__^
Arriviamo alla terza strofa. La gente non se l'aspetta: è raro che ci si ricordi che c'è una terza strofa in dialetto siciliano, perché non la canta Frankie Hi.
E' il mio colpo basso.
Due giri - nei quali la gente si chiede che c'è, perché non finiamo o come finiremo - e parto.

"Tritritrisettefimminieuntarì..."

Boato.
Gente che urla, applausi a non finire, io che mi galvanizzo e ci prendo gusto e...
Non prendo fiato.
Tutta in apnea.
Veloce, più che posso, ma sempre - o quasi - nella ritmica.
Non ce la faccio e a "settifimminiel'antrina" prendo fiato, ma cade perfetto sulla metrica e ricomincio alla perfezione. Vado dritto al finale, spero che Nunzio mi segua e si ricordi quali erano le parole del finale, anche se aveva detto che non era un problema, al massimo chiudeva lui mentre io facevo qualche verso tipo 'Yo!'. Alzo la voce, così magari capisce che sto per terminare:
"...elumunnuètritritrisettefimminieuntarì!"
Silenzio.
Abbiamo chiuso in sincrono perfetto ed entrambi in posa.
Perfetto.

STANDING OVATION.

Non sto scherzando, standing ovation. L'unica della serata.
Nemmeno al fisarmonicista quello straordinario che prima del finale - oh, un festival serio, c'era pure l'ospite! - ha suonato da dio. Solo a noi.
Galvano, chi era costui... ^__^

Torniamo a sederci che io non ci credo.
Di avercela fatta, di avere - in fondo - toppato poco.
Dopo di noi, o forse prima, non ricordo, c'erano gli Ygramulliani quelli veri: Fabrizio e Antonio, il primo con poetiche riflessioni sul teatro nate anche dai quaderni di Granada, accompagnate da una chitarra elettrica ambient e dalla recitazione di Brasca; il secondo con letture interpretate di due brani di Piero Ciampi.

Poi, Pape si prepara a chiudere il concorso.
Vania lo blocca, perché non c'è tempo; ma Pape se lo magna, perché ha una carta segreta: c'è il fisarmonicista, un ospite serio, che deve suonare. E Vania non può che, contento, abbozzare.

Non mi ricordo come si chiama, so solo che ci ha fatto sognare.
Suonava e ballava, danzava e cantava, e la fisarmonica sembrava addosso a un folletto, mentre ci portava via trascinandoci con sé sulle note e le parole di Fabrizio De André e la magnifica "Il suonatore Jones" prima, e su quelle di Astor Piazzolla, del mio "Libertango"...

Mario ha provato ad accompagnarlo, e se sulle prime non si son molto trovati è stato molto bello vedere il 'professionista' che lo avvicinava per suonarci insieme, armonizzarsi, e infine per ringraziarlo.
E se non ci siamo alzati per la standing ovation, è perché eravamo davvero stanchi.
Grazie, grazie davvero per quello che ci hai suonato.

Infine, Pape si è scusato in anticipo per quello che sarebbe stato il finale.
Io l'avevo già capito... e anche voi potete capire di che parlo. Basta che vi ricordiate il post sul viaggio Madrid-Granada...

Bober è entrato in scena, con la giacca.
Bober non è piccolo.
S'è guardato attorno, poi ha fatto finta di stringere l'auricolare ed ha fatto cenno di via libera alle sue spalle.
Quando Brasca è entrato in scena, qualcuna delle yogurtine ha cominciato a gridare
"Tiziano! Tiziano!" - e sono partiti i lanci di fiori.

^____^

Eh, già, la grande chiusura è stata l'imitazione di Brasca di Tiziano Ferro (scusate se non metto link ^__^) per ben due brani. La stessa con cui ha sfrantumato i maroni a me e a Crocco negli ultimi, temibili, 100 km verso Granada!!!
E - chicca delle chicche - aveva i ballerini!
PAPE stesso e Isa (sì, quella Isa) si lanciavano in evoluzioni stentate, ma piuttosto precise: si vede che stavano improvvisando le mosse, ma devono aver fatto danza entrambi. Nonostante la bella ciccetta che ha (rowl) Isa che balla è decisamente leggiadra. E... vabbè, lasciamo stare, và, che domani alle sette c'ho il treno... (growl)
Nonostante, però, le seguenti cose che ha fatto a Pape:
1) gomitata nell'occhio
2) pestone clamoroso
3) calcio nelle palle

e altre simili cose, e tutte senza rendersene minimamente conto!!!

Noi eravamo alle lacrime, tutti a gridare, spisciandoci per terra, sul pavimento...
Che finale.
Puro delirio. Alla fine ci s'è messa pure 'Silva' che s'è attaccata a Brasca/Tiziano Ferro come fanno i cani... ^__^
Per la cronaca, Silvano ha la barba. Folta.
Bleah.

Bene, dunque, festival finito.
Tutti a casa?
Ah, no, c'è la premiazione.
Il sindaco (Gianluca) e la sindachessa (Doriana) - autoproclamati dagli altri - della serata devono comunicare chi ha vinto.
Parlottano.
Ah, no, devono ancora decidere. Fa Pape "ma non potevano decidere quando stavano seduti, che c'avevano tempo?!". Niente, si va per le lunghe.
Provano a far fare delle imitazioni a Gianluca, che è bravo. Niente, non se la sente.
Alla fine complottano, ma pare che... sì... si sono scordati il nome dei vincitori, non sanno come chiamarli... chiedono aiuto... sì, ecco... stanno dicendo... chiedono come si chiama...

"...QUELLO CON GLI OCCHIALI"


Indovinate un po' chi ha vinto?


You gotta fight da faida!



GrimFang

Postilla aggiunta: il primo e unico premio consisteva di un paio uno di mutande (a striscie bianche e azzurre... BLEAH! ^__-) rimediato nel retro del teatro.
Visto che eravamo in due e non si poteva smezzarle, e che era anche il caso di fare una figura dignitosa, da gente superiore, si è deciso con Nunzio di etichettarle a pennarello con la scritta
"I° Festival di San Cleto - Primo premio"
ed autografarle, per poi destinare il tutto alla beneficenza, ovvero al viaggio a Bali del gruppo Ygramul Le Mille Molte.
Al fine di sincerarci che questo premio venisse poi effettivamente usato a scopo benefico, abbiamo nominato due 'supervisori', nelle persone di Massimo e Monica, con l'incarico di fotografare a più riprese l'uso che sarà fatto del prezioso premio da noi devoluto, di modo che noi si possa poi a Roma vedere le testimonianze fotografiche del bene che abbiamo fatto.
Siamo star con una coscienza sociale, noi!
Bono docet!
^____-