L'artista mescola il sangue con la terra, per generare sempre nuova vita...

Sarà sicuramente potente, la vita. Piuttosto dolorosa, a mio avviso, a volte sorprendente, sicuramente intensa, vibrante, indubbiamente da vivere. Sempre e comunque.

Sara Tenaglia

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento
Fire cup

venerdì 6 giugno 2008

Una giornata da raccontare

Non dovrei essere qui.
Dovrei essere qui, ma non dovrei stare a scrivere il blog, dovrei preparare l'avventura di On Stage! intitolata "Riunione di Elish" che dovrei giocare domani alle 15.00 a GiocaRoma.
Ma visto come si è chiusa una giornata simile, non potevo esimermi...

Vi siete mai chiesti come si riconosce una giornata di merda fin da quando ti svegli al mattino?
Non si può.
Certo, magari mille segnali si possono cogliere, ma anche la giornata che si preannuncia come la più merdosa della tua vita ha sempre tempo per sorprenderti. Ed è vero anche il contrario.
Stamattina mi sono svegliato benissimo.
Davvero. O almeno così mi pare.
Certo, dopo una giornata del genere, qualsiasi risveglio del mattino o si tinge di tinte fosche o di ricordi positivi. Diciamo che mi sono svegliato ignaro.
Però, una cosa va detta: come sono andato a dormire ieri sera.

Ieri sera sono stato attaccato al portatile a lavorare all'avventura - perché richiede una scansione precisa degli atti e delle scene, nonché la stesura del background dei personaggi (che siamo noi di Elish) - fino a quando ho potuto.
Considerato che oggi in ufficio avevo la sola incombenza di gestire due tipi di Rai International che si venivano a vedere un paio di film - avevo saggiamente bloccato la sala tutta per loro - m'ero detto che avrei potuto lavorarci a lavoro, scusate il bisticcio di parole, e quindi me l'ero spedita (su file) sulla mia casella email. Di più, visto che va stampata, m'ero detto "la chiudo e la stampo in diverse copie per i giocatori".

Quando sono arrivato al gabbiotto dei vigili per prendere la chiave, ho avuto subito ben donde per innervosirmi.
Dovete sapere che ci sono due mazzi di chiavi della videoteca, più quello della vigilanza: uno per me, ed uno per il mio collega Americo.
Ora, sbirciando quando prendono le chiavi puoi intuire se il collega - che viene prima di me - c'è o non c'è. Considerato che da martedì è in malattia, vedere l'assenza della chiave ha suscitato in me l'irrefrenabile gioia di dire "evvai, così posso lavorare all'avventura tranquillo!".
Tranquillo sappiamo tutti la fine che ha fatto.
La guardia mi getta in una vasca d'acqua gelata quando mi fa
"L'altra chiave l'ha presa il Servizio Tecnico".

Uno.
Ogni volta che quella cazzo di chiave la prende qualcun altro, per me sono rogne. Pessime rogne. L'aveva presa la mia responsabile le due volte che mi ha cazziato per il "ritardo", quando c'era gente fuori che aspettava. Quindi è lecito che mi roda il culo se quando arrivo mi dicano che qualcun altro, a qualsiasi titolo, la prende.

Due.
Il Servizio Tecnico cosa cazzo vuole per prendersi la chiave della videoteca se dentro non c'è nessuno? Visto che più che forti dubbi sono solide certezze quelle che impediscono gesti positivi - tipo l'arrivo di nuovi armadi - che proprio non possono aspettare il mio arrivo, l'unica alternativa erano i muratori.
Sul tetto della videoteca, infatti, stanno facendo i lavori. E ieri battevano, battevano a martellate, ed io sentivo, sentivo come se cadessero calcinacci all'interno, e per quanto abbia controllato pareti e soffitto non sembravano esserci crepe o cedimenti. Eppure, dopo aver spostato la sedia del collega sotto il lucernario per farmi spazio, l'ho ritrovata piena di polvere di calce fina come farina, caduta chissà da dove.
Nella mia mente quindi, si faceva largo l'emergenza che i muratori, avendo dato qualche colpo di troppo, fossero stati giocoforza costretti a chiamare aiuto... perché avevano sfondato il soffitto della videoteca!

Tre.
Questo ovviamente metteva in forse tutto il programma della mia giornata. E ciò era palesemente aggravato dal fatto che io, questa sera, non avrei potuto lavorare all'avventura.

Digressione: è almeno un anno e mezzo che cerco, ogni tanto per la verità, di far riprendere quella sana abitudine di giocare a calcetto il venerdì sera coi miei vecchi amici dei tempi di ihgg (it.hobby.giochi.gdr, un newsgroup che frequentavo col mio nick di Lupo Grigio), cioè Storm, FdP, il Papa... Abitudine che, guarda caso, era cessata proprio quando m'ero comprato un paio di scarpe adatte che avevo giurato - e ho mantenuto sinora - di usare solo per le partite.
Così, sono rimasto per un anno e mezzo con un paio di scarpe nuove nell'armadietto, che un invito miracoloso di Storm avrebbe permesso d'inaugurare questa sera... jella permettendo.
In più, ieri sera il compagno di mia sorella mi ha portato dal Messico una t-shirt fichissima, tutta verde con un grosso disco del sole maya disegnato sopra, e, considerato che a calcetto la tinta unita fa riconoscere avversari da compagni di squadra, avevo proprio deciso di inaugurare anche quella così.

Tornando a noi, quindi, e sapendo che non avrei mai rinunciato al calcetto - cause di forza maggiore permettendo - potete immaginare con quale stato d'animo mi dirigevo al mio ufficio.

Aperta la porta, una prima consolazione: il tetto c'era, sembrava. E la porta chiusa faceva comunque spazio all'idea che sì, il Servizio Tecnico aveva preso le chiavi, ma poi col cazzo che era venuto: cosa estremamente plausibile.
Ma consolazione deve aver fatto la stessa fine di tranquillo.
Giro dietro al bancone, poggio le mie cose e... sento
"plic... plic..."

Inizio a sudare freddo.
Mi giro, alzo lo sguardo. E' indubitabilmente rumore di acqua che cade. E vicina, maledettamente vicina.
Con un'intuizione geniale abbasso lo sguardo e... la vedo. Una pozza d'acqua. Non eccessivamente grande, ma significa un disastro.
Perché il plic plic viene dalle scale.
E noi sulle scale teniamo tutti i materiali in uscita.
E noi sotto le scale teniamo casse di cartone piene zeppe di vhs.
E tutti voi immaginate cosa fa l'umidità al cartone che avvolge le vhs...
Tiro giù qualche divinità induista in sanscrito mentre mi fiondo a controllare le condizioni delle cose sulle scale, tra cui preziosissimi cofanetti digipack di dvd, o edizioni dvd di lusso con copertina cartonata, che un docente ha fatto mettere lì e non s'è mai preso...
Bagnate!
Qualche goccia, magari, ma che richiede d'essere asciugata subito, e forse farà i bozzi, le grinze...
A me, che mi viene il patema d'animo quando qualcuno allarga troppo le pagine dei fumetti!
Non so che fare, resto rabbioso e indeciso, devo recuperare una pezzetta da qualche parte, fortuna che siamo dietro al bar, avrò dei tovaglioli; però devo anche avvisare di quel che sta succedendo, e stavolta che non è colpa mia la responsabile mi sente!
Così, appena finito di posare le mie cose, alzo la cornetta e compongo l'interno: quando mi risponde le faccio un pezzo al vetriolo, affinché faccia un culo così a chi di dovere (convinto che fossero quelli del Servizio Tecnico, che magari erano venuti a trafficare con qualcosa, o al limite i muratori - nel qual caso se il Servizio Tecnico era venuto e non s'era accorto di nulla erano proprio delle bestie rare).
Metto giù, pieno di malevola soddisfazione.
E anche la malevola soddisfazione ha fatto la fine di consolazione e tranquillo, perché appena metto giù mi accorgo da dove viene la perdita: dal condizionatore.
Acceso.
Quello che IO ho scordato acceso ieri.
Comincio a sudare freddo, e mi assale la sgradevole sensazione di essermi dato la zappa sui piedi.
Questa la pago, mi dico.
Però, per il momento, niente panico: punto primo, si spegne l'attrezzo; punto secondo, si evacua l'evaquabile da sotto la doccia e si rimedia un panno per asciugare. Vado al bar e rimedio uno straccio e dei tovaglioli di carta (che ora che ci penso avevo già in ufficio, vedi il panico...). Come un certosino comincio a spostare tutto e ad asciugare sistematicamente: quello messo peggio è l'etichetta di un beta della Titanus, ma la custodia è in plastica dura. Soffro per la copertina di "Un maledetto imbroglio", cartonata, prima della pila, che si è presa tutti gli schizzi dai gradini superiori.
Ma il peggio deve ancora venire.
Controllo la piccola cassettiera di metallo sotto le scale - quella coi documenti - e grazie al cielo è salva. Ma l'acqua le esce da destra e sinistra, sotto. E questo vuol dire che una o più scatole di cartone sono rimaste compromesse. E vai di facchinaggio!
Tiro via la bellezza di sei casse, per scoprire che una s'è proprio ciucciata tutta l'acqua. E, peggio del peggio, è quella contenente le donazioni (vhs e dvd) ancora da inventariare di Testi, Baldi e D'Amico.
L'ex direttore generale, l'ex direttore della cineteca e l'ex preside della scuola.
Robetta, insomma.
Ululando la mia disgrazia mi dico che non c'è che una cosa da fare: togliere via tutto a razzo da lì e sperare che i danni siano contenuti. Asciugare l'asciugabile, buttare la scatola e inventariare l'inventariabile, facendolo sparire negli armadi, in un'altra scatola, dove possibile.
E questo vuol dire che il programma di lavorare all'avventura va a puttane.

Disperato, tracimo la roba via dalla scatola. Per fortuna, le donazioni sono divise in pacchetti, ed è più facile stare attenti a non mischiare la provenienza. Testi, ad esempio, ha una busta... di carta.
Tiro su il manico e la busta viene via, mentre tutto il resto resta là.
In mano ho solo una busta di carta asciutta, senza il fondo.
Thor mi viene a trovare chiedendo perché l'ho insultato.
Svuto, svuoto, svuoto, e con lo straccio spaludo, spaludo, spaludo... e mi fa anche un po' schifo quindi non asciugo proprio tutto, che dietro quelle casse c'è la morchia di sette anni. Sono sudato da fare schifo, e non vedo l'ora di lavarmi le mani...
Perfettamente presentabile per quelli di Rai Internional che dovrebbero arrivare.
Ma tardano. Nel frattempo arrivano due colleghi che devono visionare del materiale per conto del Direttore Conservatore. E quindi, oltre a dovergli dare spago e quello che necessitano, almeno mi sfogo un po', ma senza eccedere perché potrebbe essere colpa mia.
Mi viene in mente che se si scopre che è colpa mia, ed io che me ne sono accorto sono stato zitto non ci faccio bella figura. Così, nei ritagli di tempo, comincio a scrivere una email alla responsabile in cui cerco di far presente che... ehm... è il condizionatore, e che l'ho lasciato acceso...
Io di condizionatori non ne capisco un cavolo, ma mi pare un po' eccessivo che se uno lo lascia acceso 24 ore quello automaticamente si sfonda, no? Vabbè che è vecchio...
Comunque, parli del diavolo... e mentre sto scrivendo mi chiama la responsabile per dirmi che ha spedito una email-cazziatone a quelli dell'ufficio tecnico, e che ho fatto strabene ad avvisarla...
Deglutisco.
Cincischio. Non dico niente.
Qualche siciliano sarebbe stato fiero di me.
Ma io non sarei stato fiero della stima di quei siciliani.
In tutto questo, non ho fatto colazione e - essendo solo come in tutta questa settimana - non posso allontanarmi, almeno finché non arrivano e si sistemano questi della Rai.
In risposta alle mie preghiere, arrivano. Ma ho pregato troppo presto, perché non ho tenuto conto che le postazioni sono occupate dai miei colleghi: in particolare quella doppia che serve a loro!
Chiedo ad Anna Maria se può spostarsi, ma loro, gentilissimi, prendono tempo per un caffè. Loro.
A me invece, chiedono se posso risolvere il problemino della ricevuta della visione della volta scorsa, che è rimasta nei pantaloni anche quando sono andati in lavatrice. No problema: loro vanno a prendersi il caffè, ed io a fare le fotocopie della matrice.
Ormai Shiva, Dio, Allah, Visnù e tutti quelli che conosco fanno salotto nel mio ufficio.
Torno di corsa in videoteca, e mi auguro che non arrivino proprio adesso che mi sto facendo il mazzo a mettere a posto le cose per fare spazio a tutti i materiali che m'ingombrano il banco. E soprattutto non tornino prima che Anna Maria abbia finito di vedere quello che sta vedendo.
Chissà perché, questa volta le mie preghiere non sono ascoltate.
Ok, mi dico, posso gestire il delirio.
Nonostante la scarsità di cuffie. Si può gestire la situazione.

A quel punto entra uno studente che si deve vedere un film.

Lo fulmino con lo sguardo, poverino, ed intuisce che non è il caso.
Ma ha un'aria così... così... non lo so nemmeno io, che i due della Rai si offrono di cedergli le cuffie, perché loro hanno le proprie.
Che cazzo di figura...
Meno male che la volta scorsa gli avevo accennato dei problemi di tempi tecnici fra la richiesta di una fornitura di cuffie nuove ed il loro acquisto...
Ma che figura comunque.
Vabbè, le postazioni oramai sono tutte occupate, tranne una. Ma quella è solo per i Beta.
Arriva Carla che deve vedere dei Beta.

"MA CHE E', IL DELIRIO?" - mi dico.
Sembro Buster Keaton quando fa il factotum, in una delle comiche del muto.
Muto, perché se apro bocca...

Finalmente, riesco a prendermi il caffè.
Decaffeinato, ovviamente.
La sigaretta me la fumo uscendo dopo un altro paio di minuti, e piano piano ricomincio a respirare.
Domenico se ne va, arriva Erica a vedersi "Taxi Driver". E io mi scordo del pranzo.
Mangio un risolatte alla vaniglia, per il caffè aspetto Erica, che la mattina mi aveva comunicato che le hanno offerto la parte di Puck nel Sogno di una notte di mezza estate, in uno spettacolo con degli anziani a Bari. Lo avevano offerto alla Cucinotta, ma lei glielo ha passato. Potrebbe essere un bel debutto in grande, per lei.
In pausa caffè vedo una faccia conosciuta a fianco a me (ed a fianco della bionda popputa molto carina che vedo girare da un paio di giorni), e riconosco Stefano Sarcinelli. Ho adorato la trasmissione "Fiori di zucca", che passavano su Odeon, con lui, Covatta e Paolantoni; così lo avvicino e lo ringrazio. Lui è molto contento che io l'abbia riconosciuto, attacca a parlare, chiacchieriamo, mi presenta Claudia (la taglia forte di reggiseno) e mi spiega che stanno cercando tre ragazze per la trasmissione StraCult. Stanno facendo provini, ma gli serve anche che siano ragazze che s'intendano di cinema, e storia del cinema. Io suggerisco qualche nome di quelle che ritengo adatte e passano spesso in videoteca.
Purtroppo dobbiamo cannare dalla lista quelle del primo anno.
Mi allunga il suo biglietto da visita e mi dice di mandargli una mail o un sms se me ne vengono in mente altre.
Cosa che ovviamente faccio.
Ma mentre siamo là, così, come se niente fosse, mi spunta a fianco Roberto Herlitzka, che sta girando un corto di uno studente, e - considerato quanto l'ho apprezzato ne "I demoni di San Pietronurgo" di Montaldo - non ho potuto esimermi dal ringraziarlo. Et voilà, c'è stato un siparietto: io che gli dico che il film collassava su di lui quand'era in scena, lui che ringrazia e fa il modesto dicendo però
"Io adesso dovrei dire grazie, sono sciocchezze..."
e io che gli rispondo
"Ed io dovrei rispondere ma si figuri... facciamo finta che abbiamo già fatto tutti i convenevoli e a posto così".

E poi sono rientrato in ufficio, non prima di aver richiesto il nome alla molto dotata fanciulla bionda.
^__^

Il resto della giornata lavorativa è trascorso con rade pause e lavoro, lavoro, lavoro che per un venerdì è proprio uno sfregio.
E a un certo punto mi chiama Storm.
"Ciao Lupo, come va?"
"Guarda, se mi chiami per dire che stasera è tutto annullato peggio di così non poteva andare."
Per fortuna chiamava per confermare: alle 21 a un campo di calcetto vicino alla Tiburtina, che per trovarlo - nonostante la stampa della mappa di Google - c'ho messo un sacco.
A casa, preparo la borsa e tutto quanto, avrei un'oretta da godermi per me, ma in casa siamo solo i maschi - io, papà, mio fratello e Niccolò - e stare appresso al pupo è un'impresa. Stavolta è riuscito a raggiungere la zona sotto il pc ed ha tirato giù una fracca di cd, dietro al mobiletto. Un bucio de culo, a riprenderli...
Comunque, mangio sano - assai raro che ci faccia attenzione - con una banana, lattuga e pomodori poco conditi e una fetta di prosciutto, un terzo di rosetta e uno yogurt alla nocciola, e poi esco.
Un anno e mezzo che non tocco palla e che la mia attività fisica è limitata ai martedì di laboratorio a teatro e rarissime uscite di altro tipo, senza contare la mia accanita attività di fumatore. Sarà la quarta sigaretta mentre scrivo 'sto post.
Arrivo lì, finalmente, e mi tocca cambiarmi in campo che sono già tutti pronti e gli spogliatoi son chiusi. Con tutto che c'è una bimba, sarà la figlia di qualcuno... Quella ragazza ha un avvenire: non ho mai visto nessuno con simili riflessi, è riuscita a schivare due pallonate che gli si sarebbero stampate in fronte con la grazia di un serpente che danza. Una delle due è stata una scena alla Matrix, perché lei era seduta e s'è tirata in piedi in un lampo, mentre la palla le rimbalzava dietro e la sfiorava anche al ritorno...
Comunque, entro in campo e vedo qualche faccia che non vedevo da tempo, Emanuele, FdP, Storm... e uno che mi chiama per nome e mi abbraccia, che so di non vedere da eoni e non comprendo come cacchio faccia a stare lì e chi conosce di loro, la cui faccia è maledettamente familiare. E fa il portiere nella squadra mia che, come al solito, diventa l'avversaria: siccome siamo dispari, la schiappa viene ceduta agli avversari visto che gli altri hanno il vantaggio di avere un portiere fisso.
In realtà è lui il motivo per cui a quest'ora sto qui a scrivere il post invece di lavorare all'avventura.

La partita l'abbiamo vinta 12 a 10. Era calciotto, e noi eravamo in quindici.
Qualche azione degna di nota, un fallo da me fatto in quanto atterrato sul pallone (manata piena sull'occhio dell'attaccante avversario in area di rigore, ma del tutto involontario) e un fallo subito da Storm che dice di avermi dato una gomitata allo stomaco, quando io ho avvertito solo il pestone sul piede, che mi ha fatto perdere l'equilibrio facendomi fare proprio un bel ruzzolone all'indietro, con tanto di capocciata sul terreno e capriola. Mi chiedo come mai mi faccia male il braccio sinistro, però.
Di sicuro, a parte le continue lamentele e indicazioni contraddittorie dei compagni di squadra (preferivo l'altra) che una volta dicono marca stretto e l'altra dicono segui la palla, e una volta dicono marca il verde e l'altra marca il giallo (in contempoanea) e una volta dicono sali e l'altra copri gli spazi, per cui il vaffa ce l'avevo sulle labbra, di sicuro ero troppo concentrato sul respirare bene e non sentirmi male per godermi appieno la partita. Ero sicuro che avrei perso il fiato e la pompa dopo dieci minuti, e invece sono arrivato a fine partita. E quando ero in porta - miracolo! - non ho preso neanche un gol. Una volta che m'avevano battuto l'attaccante libero non è riuscito a prendere la palla.
E mi son comunque dato più pacche sulla spalla con gli avversari che coi compagni. Mah.
E' anche per questo che è bello il calcetto.

Chi fosse il portiere avversario l'ho capito appena l'hanno chiamato per nome.
Negli spogliatoi ci siamo cambiati e fatti la doccia assieme, scambiando quattro chiacchiere. Lui adesso lavora in una specie di associazione o impresa che si occupa di riciclaggio. E' molto più piazzato di come me lo ricordavo, e completamente sbarbato. Gli ho chiesto dove fosse il 24 maggio, lui ha guardato l'agenda e ha risposto
"Ero a letto, ammalato".
Gli ho detto che il Deso s'è sposato, lui ha chiesto con chi, ho risposto Maria, lui fa
"Mi sa che non la conosco"
"Da quant'è che non lo vedi il Deso"
"Dal '93!"
"No, non la conosci".
Così gli ho raccontato un po' del Digia, del Tolu, del Castagna. Mi ha anche chiesto
"E quella spilungona, quella alta alta?"
Ed io e Storm
"Chi Sidhel?"
"Aveva i capelli neri..."
"Aaah, Sara! Fa la sceneggiatrice in Inghilterra, ma ogni tanto torna"
Così, ci siamo cambiati, siamo usciti a saldare il conto, ci siamo presi un Gatorade o quel che sia e poi ho accettato uno strappo da Storm alla macchina.

Prima però, abbiamo ridato lo shampoo al Luppi, che se l'era scordato.


GrimFang

giovedì 5 giugno 2008

Questo è il gioco dell'estate...

...lo gioco io, lo giochi tu...
Cito:

"Cari amici,è con immenso piacere che vi invito a partecipare al più grande evento dell'estate, a condividere un momento appassionante, epico... Il trasloco del Deso!!! Per i volenterosi aiutanti cui prego darmi conferma e disponibilità mezzi di supporto l'appuntamento è per le 10 e 40 a Via Aurelia per poi cominciare gli spostamenti verso Ostia. A i primi tre che daranno la loro adesione verrà dato in omaggio alla fine del grande evento un "Buono per l'amatriciana di Maria" spendibile nel mese di giugno previo accordo con la cuoca. Agli altri sono comunque garantiti tanta simpatia e affetto, poi se si riuscisse a finire presto c'è la possibilità di usufruire delle seguenti dotazioni:
_Spiaggia + campo da beach a pochi minuti da casa
_Terrazzo + sdraio da sbraco
_Terrazzo con tavolo da giocata e abboffata
_Proiettore + Playstation
e soprattutto il vostro amico Deso!!!
Partecipate signori e signore, un abbraccio,
Deso
"

Non so se lo giocherò a causa degli impegni prossimi venturi (andiamo in scena il 24!!! Non so niente!!! Abbiamo un terzo del copione!!! "Sarà un fiasco! Un fiasco clamorosoooo..."), ma nel frattempo qualcuno mi fa notare che dovrebbe essere riaggiornata la lista dei post migliori - "I migliori tre", qui a fianco - perché il mio ultimo post dovrebbe esserci inserito...
^__^
Vi saluto, fletto i muscoli e sono nel vuoto.
GrimFang

domenica 1 giugno 2008

Aghgha! Yuk! Yuk!

Avete aspettato a lungo, e adesso... mi tocca sforzare la memoria!

Sabato mattina, il tempo era splendido.
Ma provenendo da un venerdì ed un giovedì di pioggia l'aria era ancora fresca.
Che vestito mettere, quindi? L'abito di lino di mio nonno non sembrava più essere così indicato; forse era meglio optare per il completo beige, regalo di mia sorella, magari spezzandolo con un diverso paio di pantaloni. La cravatta?
Mmmh... sapevo che il Castagna non l'avrebbe indossata, ma ad essere sinceri del tutto me la sono proprio scordata: col caldo che faceva non era proprio il caso di stringersi il collo.
Suonata la sveglia, scelte le scarpe e risolto il problema del vestito, restava solo la doccia da fare e aggiustarsi un po' la barba. Suona il cellulare, e a cavallo con l'operazione doccia si sovrappone l'organizzazione del passaggio a Sara, cui si somma la memoria di dover fare benzina o si resta a piedi.
Le undici si fanno sempre più vicine.
Mi sento sicuro coi tempi, ma sul filo di lana; ed avverto anche una certa tensione che fa tanto "Quattro matrimoni e un funerale".

Il Deso si sposa...
Non so se ve l'ho già detto, ma la presa a male di un fatto così bello e felice, assolutamente naturale per tutti i single trentenni spostati che vedono sposarsi un caro amico più giovane e già professionalmente affermato, a me era capitata fra capo e collo giovedì o venerdì, piovosi e complici.
E' che di fronte a queste cose non puoi non fare un paragone, evitare di considerare quello che comunque è un fatto epocale. Maria che diventa la signora Deso. Il trasferimento a Ostia che, se prima forse era stato comunque vissuto come il trasloco di due amici, si colora comunque delle sfumature di un'esistenza in comune, della nascita di un nuovo nucleo-famiglia. Con tutto il suo peso.
Non è che Deso e Maria siano improvvisamente diventati degli alieni, anzi. Chi si sente un alieno sei tu. Trentatré anni non sono uno scherzo, e portare nel paniere dei bei successi, sì, ma pochi, e irrimediabilmente legati ad un'ottica edonistica di te stesso più che ad un reale valore pratico o di realizzazione socio-professionale... beh, è bastato a rendere un po' più cupo il pensiero.
Cupezza stracciata via dall'addio al celibato, il Deso resterà sempre l'adorabile minchione che conosciamo. E dal sole di quel sabato mattina.

Doccia, vestizione, recupero delle chiavi, portafogli con patente, tabacco... Telefonata di Sara, allarmata da attesa ed orario e giù in garage.
Via la Bimba dal box, saluto ad ETo, e via dal benzinaio. Traffico. Elemento non previsto.
Ritardo.
Ma insorge un'insolita serenità, sullo stile del 'ce la facciamo'.
Telefonata di Sara mentre faccio benzina, poi in moto e recupero la passeggera. E poi vai, alla cerimonia!
Ed eccolo lì, il vero problema: il parcheggio.
Quello sotto casa del Deso è pieno; porto Sara fino alla chiesa e scendo a cercare parcheggio, che trovo quasi subito, dall'altra parte della strada sotto casa del Deso. Quindi mi avvio, ma non ho fatto colazione, e vorrei prendermi un caffè e fumarci una sigaretta. Godermi la giornata, fin da subito, perché sarà speciale. E' nell'aria.
Curiosamente, nel bar deserto proprietario e barista stanno discutendo di qualcosa, e non mi va di disturbare. Aspetto che abbiano finito, poi la barista va al bancone, ordino il mio caffè e... insomma, mi sembra di metterci un sacco di tempo. Mi dispiacerebbe perdermi l'ingresso in chiesa e quelle chiacchiere che si fanno con lo sposo un attimo prima che tutto cominci.
Ma in fondo so che il Deso è in buone mani, e non avrà bisogno del sottoscritto per farsi coraggio.
O per sentirsi dire "fai ancora in tempo a scappare", un classico.
C'era già il Digia.

Dopo, avrei scoperto che il Deso ha dormito poco e s'è svegliato prestissimo; s'è vestito con ore d'anticipo e quand'era pronto a cominciato a scalpitare come un cavallo irrequieto chiedendosi cosa cazzo fare per almeno un'oretta.
^__^

Eppure, avevo visto passare la macchina della sposa.
Due volte, mentre andavo a parcheggiare. Ed entrambe m'era sembrata vuota. Invece nella seconda doveva esserci dentro Maria, perché quando sono entrato in chiesa gli sposi erano già inginocchiati davanti all'altare.
Ho passeggiato un po' lungo la navata, cercando di cogliere dove fossero seduti i miei amici, o quantomeno di capire quale fosse il lato dello sposo. Si può dire che mi ci sia fermato davanti senza vederli, perché quando infine ho visto Sara, vicino a Luca, e l'ho raggiunta, solo poco a poco mi sono accorto che al banco a fianco al mio c'era Mirko, con Milo e Samia; al banco dietro al suo il Castagna con la ragazza, Nicoletta; al banco davanti a Mirko la mamma del Digia.
Davanti a me, un banco con dei ragazzi e una signora con un cappellino cinese - che avrei scoperto essere la zia del Deso, che deve vivere in Francia, credo, e che il giorno dopo avrebbe sfoggiato un altrettanto eccentrico cappellino, paro paro a quello nero che indossa Audrey Hepburn in "Colazione da Tiffany" o di quelli che si possono vedere alle gare di cavalli ad Ascot quando c'è la regina madre.
Già avevo dato uno sguardo al Digia, ovviamente, tutto compunto nel suo ruolo di testimone, ma guardando di nuovo, sono rimasto compiaciuto e ghignante nell'avere perfettamente azzeccato come si sarebbe vestito Gianluca, l'altro testimone, il Cupido che ha fatto conoscere gli sposi.
Ovviamente, era in un bianco abbagliante. Come ogni Cupido che si rispetti.
Poi, ho cominciato a prestare ascolto alla funzione.

Vi ho già accennato qualcosa su queste pagine rispetto al mio rapporto con la religione.
Diversi miei amici, come il Digia, Lyra, Maria, il Deso, sono religiosi praticanti o si sono riaccostati da poco alla religione cattolica. In particolare alla versione francescana.
Perdonatemi da subito per le inesattezze e il non essere aduso alla terminologia religiosa: per diversi anni ho frequentato più mangiapreti che altro, e sono cresciuto sostanzialmente ateo e bestemmiatore (un controsenso, lo so), quindi questo mondo in grandissima parte mi sfugge.
Però, una mia religiosità, un misticismo o che so io, lo sono andato scoprendo negli ultimi anni, diciamo nell'ultimo decennio. E quindi non sono insensibile ai temi del sacro.
Ho sempre disprezzato però la ritualità artificiosa, ed invidiato la fede a chi la possiede, perché deve dare un certo conforto. Per questo ho sempre molto apprezzato i preti che convivono serenamente coi propri dubbi e che questa serenità la trasmettono sui dubbi altrui, e quelli che trasmettono nelle funzioni la loro passione.

Don Mario, mi pare si chiami così, è uno di questi preti. E sono contento dieci, da uno a dieci, che li abbia sposati lui.
Già m'era arrivato un racconto su di lui, che riguardava una cosa che ha fatto al corso prematrimoniale.
Di punto in bianco, quando nessuno se l'aspettava, ha dato di matto con furia indicibile, rovesciando a terra un pesantissimo crocefisso, e poi sbattendo via tutto quello che occupava l'altare. Dire che ha ghiacciato la sala - lui è un omone non da poco - è un eufemismo; a qualcuno saranno venuti i capelli bianchi. Poi, come se niente fosse ha chiesto che lo aiutassero a rimettere a posto, soprattutto per il crocefisso che era davvero pesante, e ci sono volute quattro persone per risollevarlo.
Fatto questo, ha guardato i suoi aspiranti sposi e ha detto
"Il matrimonio è come quello che ho fatto. Avete visto quanto c'è voluto poco a distruggerlo? E quanto sforzo, e quanta pena, e non da soli per ricostruirlo?"
Una lezione che non dimenticheranno mai.
Un genio.

Io questo episodio lì per lì me l'ero scordato, ma è bastato fare attenzione al suo discorso per ricordarselo. Per ricordarsi chi era.
Un omo de còre.
Di quelli la cui umanità travalica i limiti del rito per parlarti direttamente al buon senso e darti una lezione, di vita, non solo di religione.
Il suo romanesco era spontaneo, intelligente, proprio nel senso di come questo dialetto si presta a rendere semplici le cose difficili o teoriche. Saranno stati i secoli di papato, ma questa lingua è speciale anche per questo: un termine come scaricabarile quant'è reso meglio anche nelle sfumature implicite da un'espressione colorita e metaforica come "gira e gira e va er citriolo sempre in culo al pignarolo"? ^__^
E allora, quando ci ha esortato a ricordare che siamo come il latte, sollevando il braccio a gru sopra la testa e dicendo "c'avemo la data de scadenza"; o quando, parlando del timore di pregare (mi pare) come se Dio si aspettasse qualcosa da te, ha detto "Lui, che vuole qualcosa da te?! ...se Lui che può tutto vuole qualcosa da te, sta messo male..."; e ancora...
Mannaggia al tempo, non riesco a ricordare e a focalizzare la marea delle cose che ha detto.
Anche perché Erika, che veniva da lavoro, per tre volte m'ha costretto a uscire mentre parlava per rispondere su "a che punto sta la cerimonia?" e sapere lei fra quanto tempo sarebbe arrivata. Ammetto che un po' c'ho rosicato.
Perché quando c'è intelligenza, quando c'è cuore che travalica il rito, a me piace! E' come quando passo una serata a chiacchierare con qualcuno dotato d'ingegno e di spirito: mi piace tirar tardi e sentirlo parlare. E quando il messaggio non è sterile, ma vissuto, anche l'intero impianto teologico è più vivo, e senti che ci si può ragionare. Non mi converto di certo al cattolicesimo, ma se fosse possibile quello che ci può riuscire è questo prete. O uno come lui.
Per abbondante merito suo, questo è stato il matrimonio più bello cui ho partecipato.
Fa quasi venire voglia di andar comunque a fare il corso prematrimoniale da lui anche se poi mi sposo in comune. Perché immagino che ti metta davanti al 'quanto conosci la persona che stai andando a sposare', per esempio. Getta le basi per un solido matrimonio.

La cerimonia è andata avanti a lungo, ma era un piacere. E le canzoni che intervallavano il rito sembravano quasi più uno stacchetto, per lasciarti soppesare le sue parole, più che un intervento piacevole e salvifico da un fiume di parole più o meno retoriche com'era stato altre volte.
Ho persino riconosciuto la voce di Lyra in uno dei brani, spiegandomi così dove cavolo fosse, visto che Luca era dall'altro lato della mia panca, da solo.
Ma non potevo certo immaginare chi ci fosse ad una delle due chitarre... ^__-
Ma non anticipiamo.

Stradegno di nota è stato il momento in cui la sorella del Deso prima, ed il fratello del Deso poi sono andati al pulpito a rendere la loro testimonianza/augurio del/al fratello.
Lei, ha fatto un discorso molto molto bello, e se era emozionata lo si è visto solo dai due cerchi rossi che via via le sia andavano ingrandendo sulle guance; lui ha affermato la propria superiorità a basket - strappando al Deso quel gesto d'approvazione ghignante che solo lui sa fare (quello che un po' significa 'giusto' e un po' significa 'dopo ti faccio vedere' o 'prima o poi ti straccio in un cnfronto diretto') e regalandoci lo sposo in tutta la sua travalicante gioia - e poi s'è impappinato in una serie di "insomma..." sul finale, che ha chiarito l'emozione come le guance rosse della sorella.
Poi è stata la volta del Deso di emozionarsi.
Al momento di mettere l'anello a Maria ha fatto tutto bene; al momento di farsi mettere l'anello da lei c'è stato un momento in cui ha inscenato il gioco delle tre carte: su la destra giù la sinistra, su la sinistra giù la destra, su la destra...
Ha risolto il prete con un pacato "la sinistra".
E il Deso è stato impalmato.

Viva gli sposi, viva gli sposi!
Tutti fuori dalla chiesa, ma... Ehm, hanno chiesto di non lanciare il riso proprio sul vialetto straperfetto; magari se possiamo tirarlo fuori dal cancello, sui gradini...
Ecco che vedo passare facce conosciute di ricordo o non ricordo il nome... i saluti... Mosé, in tunica africana doc del suo paese natale, puramente bianca nel più classico contrasto con la sua pelle; qualcuna che non riconosco che mi saluta, come a quasi tutti i matrimoni (beh, al funerale di mia nonna una parente prima mi ha salutato e poi si è presentata al motto di "non ti ricordi di me, immagino"); due parole con Gianluca per comunicargli che avevo indovinato come si sarebbe vestito; un bacio a Samia e Milo, che oltre ad aver giocato tutto il tempo con una macchinina e una moto in chiesa è riuscito a fare il verso ad Andersen col suo "il re è nudo" (in un momento di assoluto silenzio dopo che il prete ha borbottato qualcosa d'incomprensibile lui, candido candido fa "che ha detto?"); un abbraccione gigante al Migliore che era un boato che non vedevo, il quale mi presenta la sua lei Nicoletta (giusto?); e poi...
...poi mi passa davanti con una chitarra in mano Mimmi.
Ci salutiamo, io mai mi sarei aspettato non solo che fosse lì, ma che ci avesse pure suonato col coro e coi musicanti, e poi passa oltre.

Ora, sapere chi è Mimmi è d'obbligo.
So già che il Digia in questo momento sta sudando freddo.
Ho una cugina che chiamiamo Mimmi come diminutivo di Maria, ma in questo caso lo è di Miriam. Miriam è la ragazza per il quale il buon Paolo, testimone di nozze, sbava senza ritegno da svariati anni. E quando dico svariati è un eufemismo, perché anche se fossero relativamente pochi, sbava con una tale intensità da concentrare il tempo.
Ma non si limita a sbavare, no: rompe anche i maroni! E anche questo fa concentrare il tempo.
Già, perché l'eterno pargolo indeciso (applicate l'aggettivo al sostantivo che volete) questa 'storia' se l'è vissuta in maniera travagghiata.
Adesso non sto a darvi tutti i particolari, però all'inizio lui era un po' no e lei forse, poi lui sì e lei no, poi lui sì, l'amico pure e lei no, poi lui sì e lei forse, poi lui no e lei boh, poi lui sì e lei non so... Insomma, un tira e molla di questo genere.
A questo punto il sudore del Digia è muto, come in una canzone di Fossati.
Immaginerete cosa significava per me - per tutti noi! - vedere Mimmi a quella cerimonia! Col Digia tutto in tiro in quanto testimone di nozze! Col suo giusto mix pronto come l'asso nella manica, perfettamente a suo agio!

...ma Mosé impone un passo indietro. O uno zompetto...
Già perché come antefatto va messo anche ciò che il buon Mosé ci avrebbe raccontato il giorno dopo...

Immaginatevi la chiesa prima dell'inizio della funzione.
Fervono i preparativi, il Deso da qualche parte sclera ed i testimoni si danno da fare affinché tutto sia pronto. Il Digia è al centro della navata, Mosé un po' più distante, e può osservare tutto...
Fuori c'è il sole, il sole di uno splendido mattino di maggio, e la luce abbondante entra dalle vetrate, ma soprattutto dalla porta... Quand'ecco, in quel mirabile mare di luce s'intravede una figura.
E' un miracolo? Un miraggio?
Ma no! E' Mimmi!
La gioia, racchiusa nel petto da troppo tempo come un uccello triste in gabbia (abbiate rispetto della poeticità del tutto e ignorate i doppi sensi) felicemente sgorga nel cuore di quest'uomo: oh gioia, oh gaudio, oh tripudio d'ebbra gaiezza! Il nostro Digia non si muove, galleggia, fluttua correndo leggiadro per la navata - e, come al rallentatore, ci piace immaginare che anche Mimmi lo veda improvvisamente avvolto da quella luce scintillante che il Signore, col suo perfetto senso scenografico, non avrà certamente fatto mancare, mentre corre attimo per attimo, con la delicata grazia e l'armonia del movimento che è propria di quest'essere umano.
Come corre Candy Candy nella puntata finale.
E quando quest'eternità fatta istante cessa il suo divenire, finalmente i due s'abbracciano, coronando questo bel sogno.

E una volta salutatala (ricordate che il termine 'ciao' deriva dal veneziano 'sciavo' cioè 'schiavo' nell'accezione di 'servo vostro'?), il buon Digia-servo-della-Mimmi l'ha condotta in giro, mostrando il suo ruolo e il suo fascino come i pavoni mostrano la coda, e conducendola al loco della di lei performance a venire parato (in latina accezione) e prono ad ogni suo desiderio...

A questo punto, è oltremodo chiaro quanto ci sia rimasto secco, più che basito.
Noooooo, mi son detto, il Deso s'è sposato!!!
E adesso con chi mi metto a servare (dal verbo 'fare le chiacchiere dei servi') che lui è braccato!?
Osservando sconsolato lo sposo, circondato da tutti per le felicitazioni, lasciavo vagare inutilmente lo sguardo alla ricerca di spiegazioni o consolazioni. L'assenza di ultimissime notizie a riguardo mi costringeva a rimandare la mia ricerca d'informazioni.
Quindi, visto che per il rituale del riso bisognava uscire oltre il cancello e farsi tutto il vialetto, anche io mi sono diretto ad abbracciare gli sposi. E a stringere la mano e salutare i genitori del Deso - più tardi avrei incrociato quelli del Digia, assenti i numerosi fratelli (anche Mimmi non scherza in quanto a fratelli) - scoprendo così che la mamma del Deso è piuttosto sensibile al sentir chiamare Maria con l'appellativo che da adesso le spetta, cioè col cognome.
Noi risolveremo col chiamarla signora Deso.
Fatte le dovute congratulazioni, mi sono andato a raggranellare due manciate di riso e mi sono piazzato a lato del cancello.
Mentre mi venivano in mente le secchiate di riso che ho lanciato altre volte su altri sposi - ad Anna e Beppe si può dire che abbiamo davvero rovesciato una cesta di riso in testa - e la povertà del mio armamentario in quel momento, ho visto Sara, la collega del Deso, dall'altro lato della massa.
E' stato l'unico momento in cui l'ho vista, apparsa e sparita come una nuvola di profumo.
Poi sono usciti gli sposi ed è cominciato il delirio: pioggia di riso, risate e fotografie col flash per portarsi a casa il ricordo degli sposi felici. Le mie due manciate sono volate una sulla testa di ognuno, ma il sacchetto versato proprio sulla testa del Deso è stata opera del Digia.
Poi ancora foto, allegria, saluti e...

E il lancio del bouquet.
Ora, conosco una marea di gente - di sesso femminile - che quando viene lanciato il bouquet fa un passo indietro o scarta di lato. Raramente ho visto donne sgomitarsi per prenderlo (ma mi è capitato) ed ho visto che sanno essere delle jene. Di più, ho visto le facce dei loro fidanzati ingrigirsi e prendere anni all'istante quando la loro 'dolce' metà veniva in possesso del mistico oggetto.
Sarà per questo che poi non ho visto nessuna di quelle promesse-del-bouquet-della-sposa realizzarsi. Ma questa volta...
Questa volta, non so perché, m'ero preoccupato della coreografia del lancio. Nel senso che avevo visto la sposa che scendeva dai gradini per avvicinarsi alle donzelle in attesa, mentre sarebbe stato più bello, anche da fotografare, se lei si fosse voltata in cima ai gradini e poi l'avesse lanciato. Certo, era da far avanzare piuttosto le ragazze per farle venire più sotto ai gradini... non avevo minimamente capito che lei s'era fatta avanti perché invece avevano tutte spontaneamente arretrato. ^__^
S'erano fermate dov'erano perché dietro avevano altre persone, e più di così non potevano andare!
Per via di questa mia preoccupazione, io ero venuto a trovarmi sulle scale, in alto, proprio di fronte alla sposa, ed avevo quindi una sgombera, perfetta, visuale totale. Non sapevo nulla, allora, delle celie del Deso. Non sapevo nulla delle velate minacce d'indirizzare Maria - che invece era ignara del tutto - a lanciare su una certa persona...
Zompetto...
Io ero lì, in cima, e non dimenticherò mai questo momento. L'ho vissuto al rallentatore, e così ve lo racconto.
Io ero lì, con la faccia non convinta. Maria si prende lo strascico e lo solleva, si volta a guardare per non mandarlo proprio per campi. Flette il braccio, lo alza in aria. Io penso che non ho la macchina fotografica, che non faccio nemmeno in tempo ad armare il cellulare. Il braccio di Maria è in aria, il bouquet comincia a volare. Il tiro è storto, va a sinistra. Lì c'è solo una persona, tutte le altre sono staccate, a destra o centrali. Penso che se il bouquet finisce in terra è una figura bestiale. Ma lei si stacca, per fortuna, fa uno zompetto.
Uno zompetto.
Allegro. Felice.
I muscoli che flettono le gambe, le spingono a raddrizzarsi, staccano i piedi da terra e hop!
Uno zompetto e prende il bouquet.
Metto a fuoco, l'ha preso Mimmi.
Realizzo. L'HA PRESO MIMMI.
Volto la testa di scatto: il Digia ha spalancato occhi e bocca, sembra che la nazionale ha vinto i mondiali. Un rigore-scudetto segnato al 93esimo. Lui si volta a guardare me, ma la mia testa si sta già voltando di scatto. Guardo il Deso, mi accorgo che sto esultando senza ancora aver realizzato perché. Lui si accorge che sto esultando, ma non capisce perché stava parlando, ha lo sguardo ancora confuso. Basta un cenno del capo verso Mimmi, sto già correndo e non me ne rendo conto. Il Deso realizza e anche lui esulta stile Italia-Francia sette a zero. Gli salto in braccio mentre ridiamo sguaiati e complici del fatto che nessuno ha capito nulla, a parte me, lui e il Digia.
Ci giriamo a guardare il Digia, che scuote la testa come se dissentisse, ma ha la faccia che ghigna dentro, perché è al settimo cielo.
In ascesa per l'ottavo.
Io e il Deso sembriamo Beavis & Butthead, mentre il Digia quasi esplode per la porca soddisfazione che cerca di celare mantenendo un contegno. Qualche attimo dopo, come due poli opposti di una calamita, lo vedo accompagnare la pulzella alla macchina, gongolante come Pippo quando riceve un complimento... Aghgha! Yuk! Yuk!
E continua a mandarci silenziosi moniti di disapprovazione, falsi come una moneta da 7 centesimi...

E avrebbe continuato anche il giorno dopo e in quelli a venire, perché non c'è modo più bello per riportare quell'evento alla mente che ricordarsi dello sfottò degli amici, di quanto gli vogliamo bene e siamo cazzoni, e lasciar partire un bonario, orgoglioso, rimbrotto.
E con questo vi saluto qui, perché il post è già lungo, io sono stanco e devo preparare una partita di ruolo per GiocaRoma... giochiamo a On Stage! una riunione di Elish.
Io faccio da master mentre qualcuno interpreterà me... comprenderete quanto debba essere preparata.


GrimFang