L'artista mescola il sangue con la terra, per generare sempre nuova vita...

Sarà sicuramente potente, la vita. Piuttosto dolorosa, a mio avviso, a volte sorprendente, sicuramente intensa, vibrante, indubbiamente da vivere. Sempre e comunque.

Sara Tenaglia

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento
Fire cup

mercoledì 17 settembre 2008

Ciao, grande Ancajana


Forse è vero che scrivo tutto sul blog, come dice Gabriele.
Ma questo è un po' il mio angolo protetto, lo spazio dove racconto mille piccole inezie ed un paio di cose importanti. Come in questo caso, per dare un ultimo saluto ad un buon conoscente.
Non posso dire un amico, perché forse di questa parola ne abuso.
Sicuramente un compagno di viaggio, con cui ho condiviso non solo il viaggio reale a Granada, ma soprattutto quello artistico.
Due guitti, nel più bel senso del termine.
Due intrattenitori, imbonitori, venditori di favole come di se stessi.
Il ricordo più nitido che ho di lui, stagionato assai per iniziare a fare l'attore, eppure debuttante entusiasta com'era, è lo sguardo dietro agli occhiali, il mantello verde sulle spalle, mentre faceva il 'pirata' Ancajana, capo degli ammutinati sulla barca dello spettacolo picaresco dei Saltymbanco.
Subito dopo, lo ricordo mentre recita a una velocità impossibile una filastrocca, quella dei fanti buffanti, in occasione del primo festival di San Cleto. Quello che ho vinto.
Concorrenti, e dunque in competizione; eppure di tutti forse è stato proprio lui ad incantarmi. A farmi sgranare gli occhi stupito, deliziandomi d'un improvviso esser tornato bambino. Era bellissimo vederlo lì, piegato in avanti, sciorinare parole al microfono che scivolava verso il basso e poi sorprendersi come noi dell'accompagnamento all'organetto - del tutto improvvisato, ma bellissimo - che s'era trovato tutt'a un tratto. E sorriderne, felice.
Ecco, è così che lo voglio ricordare.
Stupito e contento.
Stupito e contento di quella gioia vitale che ci contagiava tutti; inconsapevole di quanta spontanea meraviglia nascesse dal suo talento e dalle sue parole.
Allora ciao, Ancajana.
Continua a nuotare verso la riva, se non l'hai trovata di già.


GrimFang

martedì 16 settembre 2008

Stanco

Tra meno di mezz'ora andrò alla riunione del laboratorio di teatro.
Si tratta di decidere del nostro futuro, perché ci sono grossi e a quanto pare inevitabili cambiamenti all'orizzonte.
Siamo cresciuti, ma siamo anche pieni di vecchie dinamiche e vecchi problemi. Adesso abbiamo visto uno dei veri teatri di Commedia dell'Arte possibili, ad Avignone, e dobbiamo renderci conto di chi siamo, di quello che vogliamo.
Sarà una serata importante, dove dovremo decidere che fare.
Ed io ci arrivo stanco.

E' morto Stefano Rosso.
Ho lasciato un messaggio, il grazie spontaneo di chi s'accorge che, zitto zitto, qualcuno con cui non ha avuto molto a che spartire - praticamente conosco solo la sua canzone più famosa ("Che bello, due amici una chitarra e uno spinello... / E la ragazza giusta che ci sta, e il resto, ditemi, che importanza ha?") - gli è diventato come una presenza familiare. E ora m'accorgo che mi manca.
Un perfetto sconosciuto, e mi manca.
Ma non sono stanco per questo.

Oggi a lavoro ho riso, per delle meravigliose battute di Woody Allen trovate nella rete.
La più geniale, perché bisogna essere svegli a carpire il sottile riferimento, era
"Quel ballerino ha la calzamaglia così stretta che non si distingue soltanto il sesso, ma anche la religione!"
Io e il collega abbiamo riso per mezz'ora alle lacrime; l'ho rigirata a un sacco di gente.
Anche alla ex-collega, Francesca.
Mi ha ringraziato, e confessato che non se la passa bene. Stava meglio con noi.
L'ho salutata con un mio "bacio dove vuoi".
E in fondo mi sono sentito un po' solo.
Sia a farmi il mazzo in videoteca che sentimentalmente.
Ma non sono stanco per questo.

Continuo ad avere occasioni di dire 'pazhalste'.
Ieri ha telefonato un tizio, Max, nientepopòdimenoche dalla grande madre Russia.
Voleva sapere cosa avevamo in italiano di Andrei Konchalovsky, per un festival. La cosa carina era che lui parlicchiava italiano, mentre io scoprivo quanto cavolo s'è arruginito il mio inglese. Ogni volta che mi diceva un titolo, lo cercavo su Imdb, poi sul Cinematografo e infine nella banca dati della videoteca (ma non c'è niente di suo) e quindi su quella delle pellicole. E ogni volta mi divertivo a provare a pronunciare i titoli in russo - che a questo punto devo studiare, perché s'è complimentato per l'accento e la pronuncia.
Ho solo aspettato il suo "grazie" per rispondergli in russo!
Ed è un po' triste che io insista così tanto su una semplice parola, cercando di sfruttarla in ogni occasione.
Ma non sono stanco per questo.

Non ho fame.
Ma è perché sono stanco.

E dire che ce ne sarebbero anche di motivi per gioire.
Per il motivo del mio godimento, tutto è a posto, saprete a tempo debito.
Ma ho anche ripreso a lavorare al mio romanzo, riuscendo se non altro a compattare tre file in un unico capitolo. Eppure ieri lavorarci è stato faticoso; sarà il caldo, sarà il tempo, sarà che mi ci sono forzato.
Ma mi sa proprio che è perché mi sento stanco.

L'Oscar 2008 per la migliore battuta nei miei confronti (ai miei 'danni') va a Gabriele, che martedì alla riunione di Elish è riuscito a farmela talmente di fino, immediata e spontanea, che sono corso a stringergli la mano mentre ridevo.
Scena: siamo tutti a riunione, impegnati nella solita chiacchiera iniziale. Valentina deve festeggiare perché le hanno dato il suo primo lavoro come colorist di un cartone animato; io aggiungo di sottecchi che ho qualcosa anch'io da festeggiare. Scattano le illazioni: hai fatto questo, hai fatto quello...
Vania: "Hai trombato?!?"
Io: "Seeee! E te pare che se avevo trombato stavo qui co' voi?"
Gab (dall'altra stanza): "Stavi a postà sul blog!"
^_______^
Mi ha toccato, perché ultimamente in effetti sembra che la mia vita sia vissuta un po' anche per riempire di contenuti il mio blog.
E questo sì, un pochino mi rende stanco.

Ci sono volte in cui il cervello decide di piantarsi su di un'idea fissa.
Tipo oggi in metro, quando è salita e mi si è messa davanti una ragazza carina. Tutto di lei sembrava indicare la disponibilità sentimentale; a cominciare dallo smalto di quel certo tipo di rosso, dai colori scelti per il vestito, le scarpe... e a finire col fatto che si guardava tutti i ragazzi carini che aveva davanti.
Il che dovrebbe mettermi nella categoria.
Ma questo dava anche l'idea che ne avesse bisogno. Che in qualche modo stesse male senza.
Nicol m'aveva detto, in un messaggio su MySpace, il periodo che sta attraversando. Ed io, dopo averle girato Woody Allen, le avevo scritto una lunga, saggia risposta.
Sul fatto che perseguire un amore finito è solo un gesto narcisista. Che nel farsi del male si cerca l'affermazione della propria esistenza. Che il mondo non cambia per la fine d'un amore, e che dunque è impossibile perdere ogni punto di riferimento che si aveva in precedenza. Che amare vuol dire essere sullo stesso piano, non celebrare l'altro né dipenderne.
Quando ho premuto invia m'è uscito errore del server, siamo spiacenti.
Tutto cancellato.
Nicol è quella che vi dicevo di Ovindoli.
Non ho riscritto niente, perché ero stanco. E perché l'ho preso come un segno a non proseguire.
Quindi vedere quella ragazza, sentire il suo bisogno... d'amare ed essere amata; percepirne dapprima una somiglianza con Nicol, e dopo...
Dopo lo scherzo del cervello, che si convince che potrebbe essere Maria Teresa, di cui, chissà, vi parlerò.
Ed io che mi siedo accanto a lei, e poi aspetto, e poi quando il malessere che ho dentro dev'essere in qualche modo tirato fuori, il dubbio chiarito - o almeno un gesto in tal senso! - tiro fuori carta e penna e scrivo "Maria Teresa".
E lei si allontana da me, rannicchiandosi sul suo posto.
Spaventata?
Convinta che è il nome della mia donna?
E' lei, non è lei?
Non ho chiarito un cazzo.
Eppure, dopo, si riavvicina, si rilassa. Ha letto il resto degli appunti sul foglio? Ci sono quattro cose in croce sul mio corto...
E infine scendo, con tutto il peso del non chiarito addosso. Con tutto il peso del non chiesto, del non detto. Mi sento meglio, perché continuare così era insopportabile.
Ma è per questo che sono stanco.


GrimFang

mercoledì 10 settembre 2008

Pazhalste!

Ho visto "300" e finalmente posso continuare a dire che è una gran cagata, ma con cognizione di causa!
Solo i titoli di coda e la scena dell'oracola seminuda che sembra immersa nell'acqua sono da salvare. Certo, riprende bene il fumetto di Miller, ma non si può proprio dire che aggiunga quando invece leva a man bassa!

Curiosità: come vi dicevo sia Istanbul che Gab si son mossi mentre davo vita al post sullo stile. Ho scritto un post sull'abbordaggio, e vengo abbordato sulla metro. Però da tre gay che andavano al concerto di Madonna.
Cosa devo scrivere per trovarmi una donna?
Un racconto sulla torbida relazione tra due omosessuali?

Oggi invece sulla metro ho incontrato un tipo che suonava la chitarra: non uno di quelli che passano col cappello e fanno le solite tre canzoni, ma uno seduto, un passeggero, che ha accennato "Il ballo di San Vito" di Capossela, "Malarazza" e un altro paio di canzoni del genere. Ah, sì, "Lu rusciu te lu mare". E' stato molto bello, perché alla fine io mormoravo il testo cercando di capire dove saltava - un po' a cazzo - con le strofe, un'altra canticchiava e insomma, c'ha messo allegria.
Invece stamattina, sempre sulla metro, sono saliti un gruppo di turisti russi, puntualmente tutti attorno a me. Ero già lì che mi ripassavo "spaziba" e "pazhalste" in attesa del momento in cui sarebbero scesi, ma quando poi è accaduto non ho tirato molto fuori la voce; ne ho puntato uno e l'ho detto.
A) aveva mezzo metro di spazio, per cui dirgli "prego" era un po' forzato.
B) non hanno mai parlato di me, quindi perché avrei dovuto dirglielo se non per rinverdire i fasti di "Metti una sera sul 46"? (cavolo, inizio ad autolinkarmi un po' troppo spesso...)
Insomma, m'ha sentito ma non credo abbia proprio capito. Ha risposto "Prego" in italiano, e
- Prego.
- Prego!
non è una conversazione che funziona.
Comunque, in realtà era un segno del destino (che non esiste quindi la frase è ironica).
A lavoro le lezioni non sono ancora ricominciate, ma qualcuno che bazzica c'è. Ad esempio, c'è chi sta girando un corto, e nella sua troupe ci sono due costumiste carine e un paio di assistenti di qualche tipo con le bocce davvero grosse. Senza contare qualche altro bel visino che non si sa a quale titolo sta lì.
Questo pomeriggio, mentre stavo risistemando (un mazzo come una capanna) l'inventario per togliere quelle due-trecento videocassette da spedire a Ivrea e altrettante da mandare a Milano in comode scatole di cartone da imballare, alzo lo sguardo ed entra questa qui, attrice del corto: magra, capelli neri ed occhi azzurri come il mare di Sicilia. Sullo stile di Natasha Hovey in "Acqua e sapone", ma non così ingenua. Credo di aver leggermente spalancato la bocca e lei, in un italiano un pochino distorto mi chiede le condizioni del prestito o della visione.
Le ho praticamente risposto in automatico mentre mi beavo della sua vista e bevevo la mia saliva, e lei mi dice che è bielorussa. E che vorrebbe vedere tutti i film - li ha già visti, ma li vuol vedere in lingua originale - di Marcello Mastroianni e Adriano Celentano [sic].
Finiamo a parlare delle capacità recitative di Celentano e del mio dubbio che lei li abbia visti proprio tutti i suoi film - perché mi sa che qualcuno tipo "Bingo Bongo" o "Jackpot" non ci sono arrivati in Bielorussia - e lei mi rivela che il suo preferito è "Il bisbetico domato" con la Muti. Però conclude dicendo che "...forse voi non capite, è un grande attore".
Strano, perché volevo proprio vedermi "Yuppi du" che hanno dato a Venezia... =)P
Poi arriva Stefano (che deve avere il radar) per invitarmi a pranzo, insomma si parla ancora un po' poi lei mi ringrazia, si volta - le poltroncine blu, visto il suo deretano, han fatto partire un applauso - e io lancio un sonoro "Pazhalste!".
Si gira, mi sorride, ripete "pazhalste, sì", e va via. Mi sa che è tipico dei russi ripetere prego dopo un prego, vé?
Doveva tornare nel pomeriggio per vedersi qualcosa e invece è sparita.
Chissà, magari la prossima settimana...
Ma è una pia illusione. Il corto in cui recita finisce domenica.


GrimFang