L'artista mescola il sangue con la terra, per generare sempre nuova vita...

Sarà sicuramente potente, la vita. Piuttosto dolorosa, a mio avviso, a volte sorprendente, sicuramente intensa, vibrante, indubbiamente da vivere. Sempre e comunque.

Sara Tenaglia

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento
Fire cup

martedì 16 febbraio 2010

SPOILER

Attenzione: quelle che seguono sono le recensioni online dell'antologia in cui compare il mio racconto! Beh, ho estratto solo quelle sul mio racconto! ^_^'

Se non l'avete letto, possono fregarvi del tutto la gioia di leggere quello che ho scritto! Quindi, NON PROCEDETE OLTRE!

E ci sono anche i link alle recensioni complete.

Si parte da Daniele Barbieri, omonimo di un mio docente di semiotica, nonché avido lettore di SF e quindi esperto. Ed è un po' brutta!
Da "Carta":

"Se posso fare il vecchio zio consiglierei a [GrimFang] di riaggiustare il suo «Jebediah Jonze»: la sua idea di fondo era eccellente ma la scrittura non è all’altezza."

Se consideriamo che poi gli ho scritto un commento, e lui mi ha risposto via mail e io gli ho risposto a mia volta e lui non mi ha risposto più... forse perché gli ho detto che quel "scrittura sciatta" che mi ha messo nell'email non m'era andato tanto giù... beh, insomma, fa male.
Ma consoliamoci e guardiamo invece con quella di Intercom, storico sito italiano di fantascienza:

"-"Jebediah Jonze", di [GrimFang] (pagg. 125-132) - in un futuro, un uomo è alle prese con un guasto al suo archivio alla Time2Travel, che fornisce "… l’archiviazione completa della memoria, ricordi parziali o sgradevoli compresi." (pag. 130). Avendo visto un suo ricordo rimosso, ha creato una sorta di cancro, che si stà ora propagando a tutti, i suoi ricordi archiviati.
È proprio la ricerca della causa di quel fenomeno che lo porta a capire ciò, e a ricordarsi quell’avvenimento. Cosa che, ovviamente, lo farà stare molto male.
Evidentemente è un monito sulla pericolosità di simili archiviazioni, che potrebbero, un giorno, diventare possibili."

Le altre sono invece generiche sull'antologia, ma vi riporto il link a quella di WebTrek, che vi spiega esattamente di che sto parlando.
Beh, una buona una cattiva, palla al centro, no?
^___^
Oddio, anche se a ben guardare questa seconda è neutra... -__-

...almeno, domani viene la nuova collega per la sostituzione di maternità: so solo che è giovane e si chiama Valentina.
...una bòna, una cattiva... ^__-

Buona vita!


GrimFang

mercoledì 10 febbraio 2010

Avevate ragione!

Oggi, mentre tornavo dallo psicologo, sono stato folgorato da un pensiero.
Più o meno era formulato così

"Cazzo. Avevano ragione!"

Il riferimento, è a tutte quelle persone che, venute a visitare la mia nuova magione, tra i primi pensieri avevano espresso il consiglio (o commento) seguente:

"Beh, ora, letto a una piazza e mezzo, no?"

sottolineando come, al posto del mio letto singolo, fosse il caso di passare ad un giaciglio di diversa natura.

Ora - a ben giudicare dalla faccia del Degio e dal sopracciglio inarcato del Digia - è d'uopo una precisazione.
No.
Non è successo niente, calmatevi.
E' solo un post filosofico-esistenziale, non c'è sugna gossippara.
=)P

A costoro, comunque, avevo opposto il mio rifiuto: il letto a una piazza e mezzo non mi sembrava logico, e razionalmente non lo è ancora, tanto che in effetti, non credo che lo comprerò.
Le ragioni sono prettamente economiche, prima che di spazio.
Un letto costa, tanto per cominciare, ma non è da solo: una volta che compri lui, devi comprare un materasso - sennò che letto è - e col materasso il coprimaterasso, almeno un paio di set di lenzuola, quindi coperte e piumone. Fosse solo il letto...
Il secondo corollario, è che io qui, sto in affitto. Ospite. Non è uno spazio mio. Visto quello che costa, non è che uno lo compra per lasciarlo al momento di andarsene. No?
Certo, voi direte, te lo porti via. Lui, il materasso, il coprimaterasso, le lenzuola, le coperte e il piumone.
Col trasloco hai fatto trenta, perché non fare trentadue.
Vero. Ma se torno a casa dai miei quella roba non avrebbe collocazione: nella mia ex-stanza, ora parco giochi dei nipotini, c'è già un letto, ed è doppio: uno sopra e un altro estraibile da sotto. Assai più comodo e funzionale di una qualsiasi piazza e mezzo.
Sara avrebbe la soluzione più ovvia, immagino: semplice, non torni dai tuoi.
Ma se anche fosse possibile - pecunia docet - immagino che se trovassi una stanza sarebbe già ammobiliata e con letto, e i padroni di casa potrebbero non avere nessuna voglia di spostare il loro per farci mettere il mio, che magari manco ci entra. O mi ammazza lo spazio.
Quindi no, quel letto, appena fuori di qui - e qui non ci starò in eterno, per ora sono garantito per un anno - andrebbe a ingrossare le fila dei materiali ammucchiati nei garage, in attesa che un giorno possa avere una busta paga fissa tutta mia, e magari una casa, probabilmente con un mutuo sulle spalle a forma di corno piccolo del K2.
Nel qual caso si potrebbe effettuare il rituale per risvegliarlo, disseppellendolo dal sudario di plastica in cui sarebbe rimasto avvolto per anni.

No, per questi motivi credo che sia una scelta giusta non pensarci proprio a comprarlo.
Ma resta il fatto che avevate ragione.

Come fai a darci ragione se dici che non lo compri? - voi dite.
Di che caspio abbiamo ragione se ci hai appena argomentato dandoci torto? - continuate.
...mi piacciono questi dialoghi.
^_^

Il fatto è che non solo quel letto ci starebbe bene, e questo è un punto a vostro favore, ma è il significato di quel letto ad essermi diventato chiaro.

Non sono ancora così rincoglionito da riferirmi a quel significato, Paolo, sto parlando del significato simbolico.
Il letto singolo, è una prigione.
Una prigione dorata, per carità, dove ti accoccoli quando ti senti freddo e solo e ti prendi cura di te stesso. Ma è a un posto. E anche se può ospitare due persone, il suo problema è che è nato per un posto.
Ed eccolo lì, il simbolo della mia vita in questa casa, e di come l'ho affrontata. Una gara di resistenza con me stesso, da solo.
E' un po' di tempo, infatti, che m'interrogo sugli alti e bassi della vita da single, trovandoci gioie infinite come l'obbligo alla cura di se stessi e torture tormentate, come l'aumento delle sigarette per combattere i momenti di vuoto. O i piccoli momenti di panico quando ti senti un po' troppo solo. Il piacere di dominare il tuo tempo e l'affanno di sprecarlo. La goduria peccaminosa di governare (o meno) i tuoi spazi, contro lo smarrimento nella loro gestione.
In particolare, mi chiedo quanto mi sia lasciato andare sul binario della vita da single che dovrò poi sacrificare nel momento in cui il mio coinquilino verrà veramente ad abitare con me. Cosa che, tra l'altro, sembra farsi sempre più prossima. Un timore che avevo già due mesi fa, prima di entrarci, e che a guardarmi indietro mi sembra di avere bellamente scordato in tutto questo tempo. Sottovalutato.

Ed ecco che, oggi, tutto mi è sembrato chiaro.
In questi mesi, se da una parte mi sono rilanciato in avanti - io, sempre recalcitrante davanti a tutto - con una spinta autoinferta verso la necessaria autosufficenza, dall'altra mi sono barricato, difeso, perché troppi attacchi contemporaneamente non li potevo subire. Per paura; per governare le mie paure. Insomma, in soldoni mi sono fatto un po' più orso.
Non dico che ho ridotto la mia vita sociale, ma che ho rinchiuso il mio spazio vitale: prima non avevo che una stanza coi miei, che non era nemmeno mia - da piccolo la dividevo con mio fratello, poi comunque non ho avuto privacy. Adesso che ce l'ho, ho segnato il territorio. Non dico che c'ho pisciato, ma quasi.
Prendere possesso, abitare, colonizzare: sono due mesi che mi trovo qui e ancora non ho attaccato poster e quadri alle pareti. Solo dopo questa riflessione ho trovato la voglia di farlo. Può sembrare una contraddizione, ma è la differenza fra abitare ed essere abitato.
Io finora con questa casa ci sono sceso a patti.
Io non faccio male a te, tu non lo fai a me. Io, poi, sono un abitudinario, quindi mi riesce anche facile. Ma così non va bene: non è lo spazio a vivere sui miei ritmi, a prendere vita da me. Non l'ho minimamente caratterizzato, mi sono limitato a qualche tocco personale - non a caso, la cosa che mi dà più gioia è il tavolinetto di Ikea, la lampada... le cose che ho comprato per me. Per la mia stanza.
Ovunque essa sia e sarà.
E di conseguenza, mi sono stupito a notare come non abbia affatto voglia di attaccare molti dei poster o dei quadri che mi sono portato. Non rispecchiano più me. Non sono adatti a questa stanza, alla vita che voglio avere in questa stanza.

Stare in solitaria è bello e gratificante, ma non si può vivere, così. Va bene per dei periodi, ma alla lunga ti porta a chiuderti.
In un letto singolo.
Dove gli altri possono anche esserci, ma non sono previsti.
Sono temporanei.


Il letto singolo è lì.
Mi guarda, dall'angolo opposto della camera, e ghigna, cattivo.
Sa che non lo sostituirò, ma sa anche che ora è guerra aperta.


GrimFang

lunedì 1 febbraio 2010

SBAM!

Dovrei raccontarvi di come mi sono procurato quel bel taglio sulla fronte di cui alcuni di voi già sanno, ma col passare del tempo le cose sembrano sempre meno interessanti.
Soprattutto dopo che ogni persona che incontri, da quel fatidico sabato in cui ho clamorosamente impattato contro un supporto in ferro, ti rivolge solo una domanda - in più declinazioni:
"Che cazzo hai fatto?!?"

Alle prime trecentosessanta rispondi con la versione - sempre meno accurata - realmente accaduta dei fatti:
"Sono andato a vedere lo spettacolo di Marco al Teatro Sala Testaccio: la sala era bassa e piena di sedie, con la volta a botte. Stavo scegliendo il posto, uno a lato corridoio, quando ho pensato che forse era meglio quello accanto, a lato muro. Ora, avevo un proiettore sparato negli occhi, visto che davo le spalle al palco, e stavo sistemando la giacca sullo schienale; quindi quello che c'era accanto a me era tutto in ombra! Vado per spostare la giacca e SBAM! C'era un altro proiettore, spento, e la sedia accanto al muro ci stava proprio sotto. Ci ho dato una capocciata clamorosa: Pelé in Brasile sta ancora applaudendo. Un istante dopo mi sono ritrovato seduto al contrario sull'altra sedia: mi avevano ceduto le gambe ed ero finito col culo preciso sul pianale. Mi sono fatto un taglio netto e sottile, tanto che dopo, quando mi medicavano, il farmacista m'ha chiesto se l'avevano fatto col bisturi..."
Col passare delle persone diventava:
"Ho sbattuto." ^_^

Il taglio, quasi di dieci centimetri, me l'hanno prima fatto disinfettare e poi tamponare con la carta igienica bagnata, "come quando ti radi" ha detto il signore che m'ha convinto a far così.
Solo che poi resta appiccicato tutto; ma almeno mi ha fatto vedere tutto lo spettacolo.
Povero Marco, era preoccupatissimo; ma è la faccia di Gianni (altro studente CSC) quando m'ha visto, appena ha saputo che avevo impattato con un proiettore... lui si occupava delle luci!
Quando l'ha saputo s'è affrettato a dire:
"Non l'ho sistemato io!"
Adesso aggiunge anche che lui voleva toglierli... sarà perché teme ripercussioni sul prestito dei dvd? ^_-

Comunque, c'era anche Erica con la madre, che è medico, e a fine spettacolo mi vedono e - seconda delle innumerevoli spiegazioni (la prima era a Marco, Gianni e tutti quelli che m'hanno dato subito una mano) - una volta saputo mi accompagnano in farmacia, dove mi disinfettano, impomatano e bendano.
Oggi mi sono tolto il cerottone bianco che mi prendeva mezza fronte, finalmente, ed ho visto che in effetti, oltre a scamparmi i punti, mi sono scampato anche la cicatrice. Che fosse stata una di quelle che potevano diventare fiche, tipo quella che ti taglia la faccia passando su un naso o su un occhio, avrebbe anche avuto un valore estetico, magari... Ma questa al massimo mi avrebbe reso strana la fronte quando la corrugavo.
Molto meglio così! ^_^

Quindi anche quest'avventura è passata.
Al momento, la ricordano giusto un paio di crosticine.
Fletto i muscoli e sono nel vuoto,


GrimFang