"Ehm, signore, abbiamo finalmente capito di che materia è l'asteroide, signore."
"E di che cos'è?"
"Ehm, magnetite."
"Questo comporta qualcosa?"
"Sì signore. Il fatto che sia di magnetite varia i dati nel suo rapporto di attrazione gravitazionale con la Terra..."
"Vuol dire che visto che quel coso è di magnetite ci precipiterà sulla testa?!?"
"Beh, non proprio..."
"Ah, volevo ben dire!"
"...ci precipiterà sulla testa perché tutti i dati raccolti sinora su di lui erano sballati, signore."
GrimFang
Terra, Pioggia, Fuoco & Vento
Fire cup
mercoledì 12 agosto 2009
venerdì 31 luglio 2009
La stanza nascosta
Stanotte ho sognato il Deso.
Era tipo una vacanza, un posto dove stavamo assieme, c'era sicuramente Maria, Paolo Digia, ma c'era anche Vania e gli elishiani (tipo accampati in una grossa tenda blu sotto l'albero).
La parte che ricordo comincia da me che esco di casa per andare a incontrarli e, una volta chiamato l'ascensore - quello reale di casa mia - resto di stucco quando le porte si aprono e mi trovo di fronte uno spilungone in abiti bianchi estivi, leggeri, a capo chino e con uno zuccotto bianco in testa.
E resto di sale quando solleva il viso e mi trovo davanti gli occhi azzurri del Deso.
Da lì, c'è un piccolo salto: il quantitativo di domande che emotivamente si sono affacciate dentro di me deve aver spinto il sogno verso un pur piccolo chiarimento.
Per cui, mi ritrovo a casa di Maria-Deso (sebbene fossi certo che lì abitava il Deso e non tanto Maria), che non è affatto quella reale. Era una stanza, salone molto grande, di quelli tipo set del cinema: assi di legno grige per il pavimento, coperto di tappeti, un grosso tavolo, forse un camino, mobilio scuro e pesante e soprattutto una sorta di carta da parati fatta di stoffa scarlatta imbottita.
Il chiarimento in questione riguardava, infatti, il concetto "dove cazzo sei stato tutto questo tempo".
Il Deso mi porta verso un angolo del muro, una sporgenza della stanza nella parete dove poi c'è incassato il camino. E lì, strappa via dalla parete parte di questa tappezzeria (ah, ecco il termine! Mica carta da parati... ^__^) che viene via perché in realtà è fissata col velcro, e rivela un passaggio nel muro. Strettissimo, che dà su delle scalette ripide. Da sopra viene luce.
Lo seguo, e mi ritrovo in una stanza più luminosa, credo ci sia tipo un lucernario, molto molto spartana. Infatti c'è solo il pavimento in assi di legno e un tavolo scarno al centro.
E scopro così che lui ci è sempre rimasto vicino, ci ha osservato vivere la nostra vita senza di lui. E parlandogli scopro anche che ha deciso di rifarsi vivo dopo averci visto mangiare in moderata allegria, come sempre, in armonia, in un posto tipo quei fast-food, no, anzi, quelle tavole calde all'americana, coi tavoli dietro grandi vetri che danno sulla strada.
Lui doveva averci osservato da un motorino, indossando il casco, o magari da una bicicletta.
Quindi siamo usciti da lì, per andare - credo - a raggiungere gli altri.
Ed è lì, camminando sui sanpietrini tra quelle case color mattone tipo quelle di trastevere, che ho visto l'albero con sotto la grossa tenda blu. Fuori c'era Vania, che stava aggiustando i tiranti di quella specie di 'baraccone' da circo elishiano...
Questo è quel che mi ricordo.
Poi, ho fatto tante inferenze e ragionamenti, come il perché io me lo sia sognato - ieri sono andato col Digia alla cena di un mio amico di teatro, Amedeo, e nel tragitto è uscita fuori una battuta alla "se il Deso fosse qui direbbe". O anche, il fatto che nel giardino di Amedeo ci sia un grosso vetro che fa vedere il salone sottostante, che potrebbe avermi suggerito l'idea del guardare da sopra senza essere visti...
Però, resta curioso il fatto che stanotte l'abbia sognato anche Giulia.
Che ieri non c'era.
Buona vita,
GrimFang
Era tipo una vacanza, un posto dove stavamo assieme, c'era sicuramente Maria, Paolo Digia, ma c'era anche Vania e gli elishiani (tipo accampati in una grossa tenda blu sotto l'albero).
La parte che ricordo comincia da me che esco di casa per andare a incontrarli e, una volta chiamato l'ascensore - quello reale di casa mia - resto di stucco quando le porte si aprono e mi trovo di fronte uno spilungone in abiti bianchi estivi, leggeri, a capo chino e con uno zuccotto bianco in testa.
E resto di sale quando solleva il viso e mi trovo davanti gli occhi azzurri del Deso.
Da lì, c'è un piccolo salto: il quantitativo di domande che emotivamente si sono affacciate dentro di me deve aver spinto il sogno verso un pur piccolo chiarimento.
Per cui, mi ritrovo a casa di Maria-Deso (sebbene fossi certo che lì abitava il Deso e non tanto Maria), che non è affatto quella reale. Era una stanza, salone molto grande, di quelli tipo set del cinema: assi di legno grige per il pavimento, coperto di tappeti, un grosso tavolo, forse un camino, mobilio scuro e pesante e soprattutto una sorta di carta da parati fatta di stoffa scarlatta imbottita.
Il chiarimento in questione riguardava, infatti, il concetto "dove cazzo sei stato tutto questo tempo".
Il Deso mi porta verso un angolo del muro, una sporgenza della stanza nella parete dove poi c'è incassato il camino. E lì, strappa via dalla parete parte di questa tappezzeria (ah, ecco il termine! Mica carta da parati... ^__^) che viene via perché in realtà è fissata col velcro, e rivela un passaggio nel muro. Strettissimo, che dà su delle scalette ripide. Da sopra viene luce.
Lo seguo, e mi ritrovo in una stanza più luminosa, credo ci sia tipo un lucernario, molto molto spartana. Infatti c'è solo il pavimento in assi di legno e un tavolo scarno al centro.
E scopro così che lui ci è sempre rimasto vicino, ci ha osservato vivere la nostra vita senza di lui. E parlandogli scopro anche che ha deciso di rifarsi vivo dopo averci visto mangiare in moderata allegria, come sempre, in armonia, in un posto tipo quei fast-food, no, anzi, quelle tavole calde all'americana, coi tavoli dietro grandi vetri che danno sulla strada.
Lui doveva averci osservato da un motorino, indossando il casco, o magari da una bicicletta.
Quindi siamo usciti da lì, per andare - credo - a raggiungere gli altri.
Ed è lì, camminando sui sanpietrini tra quelle case color mattone tipo quelle di trastevere, che ho visto l'albero con sotto la grossa tenda blu. Fuori c'era Vania, che stava aggiustando i tiranti di quella specie di 'baraccone' da circo elishiano...
Questo è quel che mi ricordo.
Poi, ho fatto tante inferenze e ragionamenti, come il perché io me lo sia sognato - ieri sono andato col Digia alla cena di un mio amico di teatro, Amedeo, e nel tragitto è uscita fuori una battuta alla "se il Deso fosse qui direbbe". O anche, il fatto che nel giardino di Amedeo ci sia un grosso vetro che fa vedere il salone sottostante, che potrebbe avermi suggerito l'idea del guardare da sopra senza essere visti...
Però, resta curioso il fatto che stanotte l'abbia sognato anche Giulia.
Che ieri non c'era.
Buona vita,
GrimFang
martedì 28 luglio 2009
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