L'artista mescola il sangue con la terra, per generare sempre nuova vita...

Sarà sicuramente potente, la vita. Piuttosto dolorosa, a mio avviso, a volte sorprendente, sicuramente intensa, vibrante, indubbiamente da vivere. Sempre e comunque.

Sara Tenaglia

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento
Fire cup

venerdì 27 maggio 2011

E' giusto, è molto tempo che non scrivo, col risultato che le cose importanti si accumulano, poi si scoprono non così importanti o comunque si sovrappongono e poi, beh, insomma, ecco uno non sa che scrivere. ^_^

Così, vi dico subito le cose che non vanno: papà non sta molto bene, e fa avanti e indietro dall'ospedale da circa un mese.
Vuoi per una bronchite-polmonite-chissà che cosa che s'è preso eoni fa da Luchino (il nipote più piccolo), vuoi, come adesso, perché un giorno ha cominciato a biascicare e a non riuscire a muoversi. E quindi sono un paio di giorni che sta alla Stroke Unit al Gemelli.
Che poi, queste notizie - ah, me cattivo figliuolo - ti arrivano sempre nelle forme peggiori.
La prima me l'ha scritta direttamente papà via email con un "Sono arrivati i risultati delle lastre, tieniti forte" seguito da quasi una riga di definizione tecnica di quello che c'era. Adesso via telefono da mio fratello che ha parlato di ricovero in seguito a un ictus.
Tutto generalmente seguito da telefonate che ridimensionano un po' l'accaduto - tipo che ho chiamato papà dopo le lastre e mi ha detto che non era poi così grave, spiegandomi il significato di quella riga di termini medici e chiarendo che la cosa più preoccupante non era ai polmoni, ma all'intestino, fastidioso assai alla sua età.
Per quest'altra a dire il vero, è stata la telefonata di oggi a ridarmi un po' di buonumore, perché in quella di ieri l'ho sentito preoccupato. E mio papà preoccupato per la sua salute - lui che è medico - non l'ho sentito mai. Invece oggi quasi se la rideva quando mi raccontava di come mia mamma abbia domandato all'infermiera se lo avrebbero dimesso sabato e quella le rispondeva "Della settimana prossima?".
Comunque, è sotto osservazione, in un buon ospedale. Bene così.

Ma devo giocoforza prepararmi.
Classe 1934, non è eterno.
E, beh, l'unica cosa che si può dire è che quando ci penso seriamente, prende a male. Molto male.

E quindi non ci penso.
Scellerato? Ingrato? Degenere? No, fondamentalmente vigliacco, credo.
Ho l'istinto di dire a mio padre quanto cavolo gli voglia bene, e il terrore di avvicinarmi alla morte, anche solo col pensiero. Anzi, la repulsione. Istinto disperato alla vita, direi.
Di cose per cui buttarmi giù ne ho avute fin troppe.
Ad ogni modo, amici miei che mi leggete, rispolverate i cucchiaini. Perché quando accadrà, ho la vaga impressione che mi comporterò quasi da disturbo bipolare - lunatico come un gatto, irrequieto e schizofrenico, privo di pace.
E per riassestare il timone sulla rotta ce ne vorrà di lotta col temporale.

Ma non sarà quest'anno.
Spero, lo spero forte. Perché questo è il mio anno, l'anno delle mie fatiche e delle mie vittorie. Lo sento, l'ho deciso, è così.
Perché da tre settimane è cominciato il percorso di teatro su "La tempesta", di Guglielmo Scuotilancia. Sempre nell'ambiente protetto del Teatro Ygramul e per la regia di Vania, ma con cinque compagni su sei nuovi, mai visti né conosciuti.
Beh, Vito abbiamo scoperto che è amico di Valentina, per cui un giorno gli ho firmato a buffo il visto d'uscita a lavoro, da me, perché la era venuta a trovare (ma quant'è minuscolo il mondo!), e Alessio, beh, Alessio sono anni che facciamo laboratori assieme o paralleli. Mi ci sono fatto anche una pessima notte in tenda.
Ma le altre quattro...
Eh, sì, sono tutte donne, e una anche assai carina.
Piatta, quasi la retromarcia, ma carina.
Mentre quella con cui sentivo maggiore diffidenza, valutazione, rivalità, snobismo, o che so io, qualcosa di queste quattro immagino, s'è rivelata assai più alla mano di quanto pensavo. E credo di aver intuito, sotto una maglietta sudata in pieno allenamento di gruppo, che ha dei capezzoli enormi.
Suvvia, signorine, non scandalizzatevi: l'ho detto, istinto alla vita.
...ma non voglio darmi obbiettivi, specie sull'accoppiamento.

Allenamento, dicevo...
Per darvi l'idea della cosa, in cinque anni di laboratorio teatrale non mi sono mai fatto il mazzo in un singolo incontro come in questi qui. Se si toglie il primo incontro che abbiamo praticamente fatto a tavolino per conoscerci, non sono MAI tornato a casa ILLESO.
L'altra volta era la caviglia - che poi ho scoperto che invece era la gamba, vabbè - che in un esercizio ho mosso in maniera un po' troppo "vivace" e ha deciso di farmi sapere che si sentiva incomodata. Ma l'ho presa bene: in fondo l'esercizio consisteva nel muovere fronte, gomiti, ginocchia e, appunto, caviglie come se fossero dotate di propria volontà e volessero semplicemente schizzare via da noi.
Poi, Vania lo ha declinato in maniera specifica per ogni ruolo. Il mio, guarda un po', era quello in cui le parti volevano scappar via di brutto. ^_^
Beh, una volta a letto ho capito che non era la caviglia a non farmi dormire, ma che la caviglia risentiva del fatto che da lei in su, fino al ginocchio, non avevo muscoli, ma un ciocco di legno. Mezz'ora di massaggi per scioglierla prima di riuscire a dormire. -_-
Stavolta invece, due ore di capriole avanti e indietro sulla mia noce del collo - in salita e in discesa, quasi lo scordavo - più altre simpatiche pratiche quali il trapezio, la capriola lenta partendo da mezzo metro d'altezza fino a terra (all'indietro, ovviamente) e la ruota a due in coppia con Alessio (e chi conosce Alessio immagina di cosa parlo) mi hanno fornito:
- numero uno di collo bloccato
- numero due di spalle bloccate
- numero uno di fastidiosissima spellatura al polso, o ferita poco profonda, ma in un punto in cui tutti i cerotti si staccano o si sollevano dalla carne (rendendo inutile la loro natura di cerotti)
- varie ed eventuali, che accuserò domani mattina, cercando di andare a lavoro.

Nel frattempo, la sceneggiatura versione 4.infinito è pronta e in mano al produttore. Quale, non lo so: mi sono perso nei meandri di chi era intrigato/coinvolto/interessato. Suppongo sia in quelle di Guglielmo, che io mi sono ostinato per mesi a chiamare Angelo.
Forse perché mi veniva in mente Angelo Guglielmi, quello della RAI.
Mah.
Comunque, Marco (il regista) dovrebbe essere partito per una quarantina di giorni, su un cargo battente bandiera liberiana. Scherzo, sta facendo il cammino di Santiago.
Il che è un bene, perché ha smesso di chiamarmi tutti i giorni - il che mi ricordava che a) non ho una fidanzata, ed è molto triste che sia un amico a farne le veci (e neanche il mio tipo!) e b) se avessi una simile fidanzata l'avrei mollata.
Quindi posso con totale tranquillità ripensare alla nuova versione che ho fatto e... farmi assalire dai dubbi di aver fatto una cagata. Di aver rovinato quanto di buono c'era prima. Di essere un fallito. Di avere bisogno di bere una birra. Possibilmente in un pub. Possibilmente vicino a una donna, che mi chieda
"Perché bevi?"
Ed io
"Per dimenticare."
E lei
"Che cosa?"
Ed io
"Che bevo."
Ah ah ah!
Bella. Vecchia, ma sempre gustosa.
Il che si applica anche a un certo quantitativo di donne, sto notando.
O forse è astinenza.

In più, è uscito il bando di Sfida, già da un po'. [Ostia Peppa, sono citato su Wikipedia! 0_o]
Ho i cinque elementi - difficilini 'sta botta - e un paio di idee, ma non scrivo.
Prima, era anche perché la sceneggiatura, diciamolo, mi ha un po' succhiato la vita. La vita e le energie. E la creatività. C'è stato un momento in cui pensavo che non avrei più avuto un'idea. Poi mi sono accorto che quella era un'idea, e ci ho ripensato.
Geniale.
Il fatto è che la creatività mi è richiesta su più fronti, tipo i giochi di ruolo - ho il gruppo in astinenza, che si droga (come me) a forza di puntate di "Game of Thrones" - o le sceneggiature per fumetti che mio fratello vorrebbe realizzassi per un suo progetto per provare a far soldi nella vita. E visto che potrebbe aiutarlo ad uscire dall'alibi che si è autocostruito - cioè quello di non essere capace a fare un cazzo - e non è nemmeno un'idea del tutto imbecille - come quella di aprire una partita Iva per mettersi a fare e vendere acquari - mi piacerebbe dargli una mano.
Ma senza impegno.
Beh, senza troppo impegno. Non posso e non voglio chiudermi per altri mesi su una sceneggiatura, almeno non prima che questa sia definitivamente finita e in lavorazione: ha la priorità.
E poi, è che proprio non mi piacciono gli impegni.
Non li rispetto. Non rispetto le scadenze, c'è qualcosa di implicito che mi fa rodere il culo, e non c'è verso, non li mando giù. Non so se è perché la gente si aspetta qualcosa da te, e resta delusa se non la fai, e non vuoi che la gente sia delusa da te... e quindi è meglio non fare un cazzo e non prendere impegni.
Ma se non è questo siamo lì.
Lì, in fondo a destra.
Saluta.
"Ciao, Rat-Man!"
[se non l'avete ancora letto, l'ultimo numero - terzo di una quadrilogia - è SPETTACOLARE]

Responsabilità.
Sono come le bollette, quando arrivano ti rode sempre il sedere (culo l'avevo già detto) (alla prossima, deretano) (accidenti, così l'ho già usato).
Ho passato la vita a scansarle.

E invece adesso, voilà! Mi ci butto a piene mani.
C'è quasta cosa da fare, ci sei? No!
Ah ah ah!!! E' che non mi resta più troppo tempo!
Già il lavoro in ufficio mi stramazza, come certe signorine che ci girano ogni tanto, che ci sono giorni che voglio solo tornare a casa e mettermi a letto... e a seconda dei casi non da solo.
E a volte lo faccio! ...sempre da solo.
La pennica poimeridiana sta diventando un vizio. Operazione Recupero Forze Fisiche. ORFF. Suona bene.
[Eh? Eh? Col doppio senso! No, dico! Fuochi d'artificio, stasera!]
Ma è anche che, quando sto a casa, deovrrooei (esce cosi quando stai per scrivere devo, poi t'accorgi che è una cazzata perché finisce che non lo fai mai e quindi cerchi di correggere in dovrei) lavorare sui copioni, sui testi. Studiare, provare, scrivere e riscrivere.
E appuntare le idee geniali che ti vengono, tipo un corto in cui un tizio ascolta notizie terribili alla tv, e sembra interessato, ma non toccato affatto. Poi va in balcone, vede che è spuntata una rosa ed è terrorizzato, schifato, manco stesse guardando un omicidio; quindi rientra in casa raccoglie un bastone e colpisce il fiore selvaggiamente. Inspira a fondo, si calma e guarda la rosa maciullata. Solo allora si sorprende, addolcisce lo sguardo e mormora "Bellissima...".
Se non s'è capito ho approfittato proprio per appuntarmi l'idea. ^_^

E non da ultimo, ci sono una fracca di cose che aspettano da mesi di esser fatte.
Ad esempio, ho una svranga di foto da ritoccare di una festa di due anni fa. Ho promesso che l'avrei fatto in tempi brevi, figuratevi un po'. E un altro mare di foto da discernere e postare su Facebook. Persino Facebook lo trascuro da un po'. Non faccio nemmeno il giochino che mi piace tanto (quello delle isole coi tesori, non la fattoria) per rilassarmi.
Ecco, non mi rilasso.
Cioè, non molto.
M'ha sconocchiato bene il collega di Alessandro, quando sono andato all'inaugurazione del loro centro di fisoterapia - che se La tempesta continua così prima o poi un salto dovrò farcelo di nuovo - e credo sia l'ultima volta che mi sono in un certo senso coccolato.
Anche perché andare dal barbiere, vera fonte di coccole autorizzate per un uomo - ultimamente una certa ansia economica non me lo fa permettere. Eh, già, l'RC auto ha saputo costringermi a chiedere un mese di affitto ai miei... Dura, dura ammissione del fatto che da solo non riesco proprio bene a campare...
Ma speriamo che i miei sogni diventino tutti realtà.
Per ora volano alti.


GrimFang

venerdì 4 marzo 2011

Egidio e le pornostar

Restare colpevolmente indietro con i post sul blog ha il difettaccio infame di far accumulare notizie bomba.

Quella che ho ricevuto adesso, che mi galvanizza (nel senso elettrico del termine) e mi terrorizza al tempo stesso, però, è una di quelle notizie che richiede di sapere altre cose a monte, qualcosa tipo, ad esempio, sapere chi è Egidio.

Egidio ha calcato le scene del teatro.
Aveva un suo spettacolo, uno spettacolo che portava il suo nome, di cui era l'unico attore. Ora è finito a fare le pulizie in quello stesso teatro, l'unico modo che gli resta per calcare di nuovo la scena, con una scopa in mano, quando non c'è nessuno.
A spazzar via i resti della gloria degli altri, appena consumata. E nemmeno del tutto meritata.
Ma Egidio ha trovato un modo per diventare - a modo suo - di nuovo protagonista. Per avere la sua vendetta, e allo stesso tempo purgare i banalotti, gli stolti, gli spettacoli/spazzatura.
Per pulire più a fondo il teatro.
Lui disturba.
Si fa pagare per farlo: ha messo su la ditta Raffreddori, cui si rivolgono le comparse per essere certe di ottenere fragorosi colpi di tosse nei momenti topici dello spettacolo. Per vendicarsi della tirannia dei primi attori.
Ed Egidio è un maestro, che esegue alla perfezione.
Ma un giorno, qualcosa va storto...

Egidio sono io.
E' la mia parte.
La mia prima parte da protagonista in un corto che porta il mio nome, cioè, non il mio, quello di Egidio. E' un lavoro di un regista del secondo anno di regia, qui, alla scuola.
Le riprese sono durate quattro giorni - anche se avevo dato la disponibilità per tre: morale della favola, il quarto giorno ho rubato il tempo in ufficio, chiudendo a razzo per andarmi a vestire, truccarmi, girare, dismettere il tutto e ripiombare in videoteca.
E' stato bello. Ma devastante.
Ho scoperto ad esempio, che a forza di tossire viene da vomitare.
E che persino la tosse, se persistente, può essere contagiosa. Prima di alcuni ciak anche le comparse dietro di me tossivano: sarà perché l'ambiente ispirava il pensiero della polvere, e nel sentire la tosse brutale di un altro (me) il cervello manda gli input relativi, così, per cautelarsi...
E ho scoperto che c'è un certo modo di chiedere le cose a quelli della produzione: la richiesta timida di caramelle per la gola e succo di frutta non funziona. Quella un po' convinta e accompagnata da un colpo vero di tosse nemmeno. Quella un po' implorante, accompagnata da uno sguardo di supplica, beh, neanche. Quella minacciosa, leggermente velata d'incazzatura, ti consente di ottenere delle mentine.
Quella "ti prendo da parte, ti guardo negli occhi, col tono di voce ti faccio capire che mando a puttane tutto se non mi dai quello di cui ho bisogno ma senza dirti niente a riguardo in maniera diretta, e con la totale franchezza dell'insieme ti faccio capire che è un'esigenza reale e non un capriccio velleitario" ti fa ottenere le mentine di prima.
Però ti aiuta a far sì che nella testa di qualcuno aleggi qualcosa per la quale, andando a far la spesa per le provviste sul set gli venga quasi istintivo scegliere del succo di frutta pastoso, tipo alla pera, piuttosto che una bottiglietta d'acqua.
O forse è stata la tosse contagiosa. Mah.
^_^

Comunque sia, il corto è stato fatto, ed ora lo stanno montando.
Quelli che lo vedono mi fanno i complimenti, mentre il montatore - che a me comunque i complimenti li fa - è un po' scettico sull'ensemble. Ma ci sta. E' lì. Nel mio curriculum. ^_^
E poi il regista adesso ogni volta che mi vede s'illumina. Ed era uno che prima non mi si filava di pezza. =)P
Adesso attenderemo di vederlo in sala cinema...
...dove ho visto il corto che ha partecipato al RIFF, in cui facevo il minuscolo ruolo (ancora più minuscolo nel montato, giusto un flash) di un analista delle urine cui veniva versato in testa il contenuto delle sue analisi. Dopo averlo pestato, devastando il laboratorio. ^_^
Sì, a quanto pare se non mi menano o non mi fanno morire/soffrire non mi prendono in questi corti... =))PPP
Ad ogni modo, alla fine è carino. Si chiama "Hai in mano il tuo futuro".
Curiosità: il protagonista di questo corto è il regista di quell'altro!
...che mi abbia notato su quel set? ^_^
Peccato che nei titoli abbiano sbagliato il mio cognome, accomunandomi alla più famosa (ahimè) Patrizia.

Hey.
Ora che ci penso, avrò il mio nome su IMDb! 0__o'

Gh!

E quindi - restando sulla recitazione - adesso potrete forse capire di più la botta della telefonata di Vania, il mio regista.
Ho appena attaccato, con lui.
A teatro stanno facendo i provini per allargare la compagnia, quella vera, insomma, quella ufficiale. NON il gruppo Ygramul vero e proprio, ma una seconda pseudo compagine comunque professionista, e lui mi aveva chiesto di farlo sapere qui a scuola, perché cercano attori sì, ma anche scenografi e drammaturghi.
E insomma, io ho cominciato a darmi da fare, cercando di farlo sapere soprattutto a Eljana, la docente con cui mi trovo meglio e insomma non sto qui a farla lunga. Quindi, quando mi chiama Vania, suppongo che sia per questo.
E invece candido candido, papale papale, mi specifica che in realtà gli farebbe piacere se questo provino lo facessi io.
Da attore.
Per una cosuccia come "La tempesta" di un certo signor Shakespeare.
Nella messinscena di Vania, dove volano tavole di compensato in aria e si schiantano a terra a pochi centimetri di distanza dagli attori.
"La tempesta", che fu il lavoro di diploma di Vania all'Accademia.
"La tempesta", che fu il mio secondo lavoro pagato, perché feci una ricerca per Vania e mi pagò l'Accademia.
"La tempesta" che è, semplicemente, l'ossessione del mio regista.
-_-

Mi sto * in mano.
Sono terrorizzato all'estrema potenza; e ancor più perché dei sei attori richiesti, uno sarà Alessio che conosco, un'altro forse Federichino (e dio solo sa quanto ci stiamo pigliando poco a teatro sulla Commedia dell'Arte, che è scattata una sorta di competizione - da parte sua). Gli altri/e, nada. Chi sa chi sono.
Chi sa se sono bòne.
=)P (non ci posso far niente, son maschio e single!)

E qui, potrei parlarvi delle pornostar del titolo.
Il riferimento è stato il mio stato impostato su gmail per un po', quindi qualcuno già lo sa, e magari - come Maria - ha fatto la faccia schifata. ^_^
Ma mi è capitato, in maniera totalmente assurda perché - una volta tanto - stavo usando google per cercare un'immagine fantasy, d'imbattermi in un'immagine porno. "E grazie al cazzo" - già vi sento - "come se non capitasse mai!".
No, non è questo. Il fatto è che l'ho aperta - e fin qui tutto nella prassi - e mi sono trovato in una directory, non su una pagina web. E di files di immagini ce n'erano tanti, così ne ho aperto uno. Il primo.
E c'era il primo piano di questa pornostar con in mano, ben visibile...

...la sua patente.

Non sto scherzando.
La sua patente, e in un'altra foto la sua tessera sanitaria.

Forse non vi sono chiare le implicazioni.
Avevo davanti Leah Luv, e leggevo che in realtà si chiama XY, ed *abita* in WZ.
Con l'indirizzo.
In pratica, io potrei presentarmi in due posti in California, uno in Florida e uno nel Montana, suonare al campanello e dire salve [nome di pornostar] volevo dirti che c'è un buco grosso così... nella tua privacy.
I puntini di sospensione sono con dedica al Digia. ^_^
Quindi non solo un contatto, ma persino una scusa per conoscerle.
Poi, sul perché vorrei conoscere delle pornostar, sono cose che ben poche donne e assolutamente tutti i maschi capiscono. E non servirebbe parlarne qua.
In parte è qualcosa di affine a quello che proverebbe un sosia se gli dicessero "Vieni, che ti presento Elvis".

Ora, è rimasta fuori solo un'ultima cosa-bomba di tutte quelle che mi son successe in quest'ultimo periodo.
Ma in fondo, forse, quella merita un discorso a parte...
Buona vita,


GrimFang

lunedì 21 febbraio 2011

...Amore 2, 3, 4...


Per chi si domandasse come può essere una giornata che comincia con il "Cristo Compagnone" (di cui potete vedere l'immagine qui sopra), la risposta è non so voi, ma la mia è stata bella. ^_^

Ora, il 95% di voi - il che, avendo quattro lettori, vuol dire che il quarto è quasi convinto - potrebbe pensare che sono pazzo.
Potrebbe, se non si trattasse di una verità già assodata.

Il fatto è che svegliarsi la mattina perché le tue braccia si sono distese in una posa che, dal sonno alla veglia nella frazione di un attimo, è indubbiamente quella del Cristo Compagnone, non è una cosa che capita a tutti.
...e a tale proposito, preferisco essere definito "un amico speciale", grazie.

Ora, lucido in un istante, le reazioni possibili sono due - specie se non ti ricordi un tubo di quello che stavi sognando - o la prendi a ridere o ti spaventi.
M'è uscita la prima, e se cominci una giornata piegato dalle risate non può che cominciare bene.
...nonostante la teoria espressa dal mio amico scozzese Piers a metà mattinata, secondo la quale se cominci così bene non puoi che andare a scendere.
Del resto, in Scozia fa freddo.

Ad ogni modo, aspettare venti minuti l'autobus non mi è minimamente pesato.
E una volta tanto la canzone nel lettore mp3 era talmente bella che l'ho riascoltata più di un paio di volte, accennandola con fischiettii sommessi, privi di pudore.
L'ho anche fatta ascoltare alla ragazza delle pulizie, mentre entravo. Sì, io e la moretta caruccia che fa le pulizie distante dal mio ufficio e che incoccio in quell'unico momento della giornata ogni tanto scambiamo due chiacchiere. Non è bella, è ciaciona, ci farei sicuramente del sesso e sì, suppongo sia quello il motivo per cui ho cominciato a parlarle la prima volta; ma in fondo un bacetto sulle guance appena entri nell'edificio fa prendere meglio la giornata, no?
Quando incontro Mafalda che fa il cambio turno a quell'ora, a volte mi capita anche di avere il bacio all'ingresso, o addirittura fuori! ^_-
Com'era quel film... "Grimfang bacia tutte" o qualcosa del genere... ^_-

Ad ogni modo, la giornata è volata, o quasi.
Beh, quando gli occhioni verdi della studentessa di scenografia del primo anno ti chiedono qualcosa il tempo rallenta.
O quando il simpatico, ma strambo signore con cui hai avuto venerdì una lunga conversazione telefonica tipo la seguente
Lui - "...allora vengo lunedì, e porto il lettore blue-ray così il signor Luca [un collega] può vedere il filmato che volevo fargli vedere..."
Io - "Va bene, a lunedì!"
Lui - "...ma forse lunedì non posso, magari martedì..."
Io - "Guardi, la settimana è tutta libera, se viene lunedì o martedì va bene uguale."
Lui - "...oh, sa, è solo un mio problema di ansia..."
ti aspetta al bar perché gli hanno detto che ancora non ci sei, e da lì ti chiama al telefono perché gli sei passato davanti, ma non vi conoscete; ed esordisce dicendo qualcosa a proposito di un problema che ha con suo figlio - del quale tu vorresti ovviamente non sapere nulla o quantomeno il minimo possibile - per poi, per fortuna, precisare il pensiero nella formulazione , che sa molto più di razionale e ti evita la crisi d'ansia che sentivi montare, beh, in quel caso il tempo scorre un po' più veloce.
Anche se si dimentica l'ombrello e comunque prima o poi deve tornare.
Anche se il filmato che voleva far vedere a Luca consiste in una lunga, lunga serie d'inquadrature fatte con la macchina da presa storta. Dal suo balcone.
Già più interessante quella fatta dal treno, almeno qualcosa si muove.
Che poi magari faccio un'ingiustizia, perché ascoltando frammenti di conversazione tra i due, mentre Luca si girava verso di me con sguardo vagamente in cerca d'aiuto, la ripresa era comunque pensata - come la ricerca di un nuovo punto di vista. E in fondo anche lui rivedendo la parte ripresa dal balcone mormorava
"Era più veloce..." - accorgendosi che magari dopo due minuti quell'inquadratura aveva già sfrantumato le palle.
E poi c'era la documentarista dall'aria svampita e carina che guardava materiali sul 150° (madonna che cosa stiamo passando per l'Unità d'Italia... -_- e dire che nemmeno siamo uniti come italiani...), insomma di cose belle ne sono passate, oggi!

Ma la più bella è successa al bar.
Ogni tanto becco un collega di cui - fino ad oggi - non sapevo di preciso l'occupazione, che mi sta simpatico a pelle. Ma tanto! Uno che proprio lo guardo e mi viene voglia di volergli bene. Faccio a gara per riuscire a offrirgli il caffè prima che lui riesca a pagarlo e ci scherzo sempre sopra.
E' un individuo bassetto, con gli occhiali e un occhio velato d'azzurro, ma soprattutto l'aria PERENNEMENTE - e merita il maiuscolo - allegra.
Un uomo felice della vita, anche nelle amarezze.
Oggi ero talmente di buon umore che, nel tentativo di scoprire senza chiederglielo sia il nome (che mi son scordato) che l'occupazione, gli ho chiesto:
"Su che state lavorando?"
Lui aggrotta le sopracciglia, scuote leggermente la testa e risponde
"Amore 2... Amore 3, 4 come cazzo era?"
Credo non mi abbiano mai sentito ridere così forte al bar.
Si stava riferendo a "Tutti pazzi per amore 3", ma la spontaneità, l'innocenza, il cuore di questo piccolo grande uomo avevano rivelato, in una battuta involontaria, che il re è nudo.
Dico, ma quanti di voi sentendo una cosa del genere non si rendono improvvisamente conto di avere le palle piene? Di non poterne più di guardare da vent'anni la stessa roba, di sopportare che da un quarto di secolo ci rifilino sempre le stesse cose!
E' sempre la stessa storia: amore, amore, amore, amore ovunque. E 3, e 4, e 5 e 6... Lui ama lei, ma viene ingannato dall'altro che gli fa credere che lei l'ha tradito, ma lei invece era fedele e visto che lui non la caga allora il cattivo ha spazio per provarci...
"I promessi sposi" è del 1827.
E a Manzoni ancora gli rode che non gli paghino mai i diritti.
Così, di chiacchiera in chiacchiera m'ha portato dove stanno loro - sono in tre - cioè il reparto tappezzeria. Sono i tre tappezzieri del Centro. E lì, nel lungo edificio dove da cinquant'anni si trovano - cioè da quando ci lavora lui, la tappezzeria saranno settanta anni che c'è - ammassate tutte le stoffe che hanno ornato la vita dei corti del Centro come dei lunghi - mi citava alcuni registucoli che le hanno usate, tipo Visconti, Rossellini... - m'ha fatto da Virgilio accompagnandomi per i corridoi, mentre la televisione accesa, impietosa, mi ricordava com'è finita la partita della Roma col Genova e m'informava che Montella s'è offerto di prendere il posto di Ranieri.
La prima di tutte le cose viste era questo grosso gonfalone con lo stemma papale, appeso in cima al soffitto, in fondo al corridoio. Lui, mi conduceva indicando, raccontando, spiegando cosa stavo guardando, come la guida di un museo. Dice che avranno fatto qualcosa come dodicimila film le cose che stanno là dentro. E mi faceva scorrere fra gli scaffali di broccati, lenzuola, coprilampade, anni settanta, cinquanta, inizio secolo, ottocento... le nappe delle tende, i tessuti sontuosi papalini. Persino una culla di vimini, appesa al soffitto.
Ed io lì a domandarmi come mai nessuno se li incula i tappezzieri del cinema.
Perché nessuno ha mai fatto un documentario su un posto così pieno di storia del cinema, così pieno di gente vera, che il cinema l'ha fatto. In disparte, magari. Ma l'ha comunque visto fare, e crescere, e l'ha nutrito con la sua opera. Nessuno ha fatto un documentario su di lui.
E fallo tu, dite. E c'ho pensato.
Magari appena scopro come si chiama.
Senza chiederglielo, però!


GrimFang