L'artista mescola il sangue con la terra, per generare sempre nuova vita...

Sarà sicuramente potente, la vita. Piuttosto dolorosa, a mio avviso, a volte sorprendente, sicuramente intensa, vibrante, indubbiamente da vivere. Sempre e comunque.

Sara Tenaglia

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento
Fire cup

lunedì 25 giugno 2007

Due sere di Roma...

Vedi le serate improvvisate?
Sabato, dopo una chiacchierata di due ore al telefono con Corinna - durante la quale mi son fatto prendere dal trasporto e le ho chiesto di scrivere con me il 'film della mia vita' - ho sentito Erika e ci siamo dati una punta a mezza strada, per fumarci una sigaretta e farci quattro chiacchiere.
A parte la parentesi dell'attesa, nella quale mi sono deliziato con l'osservare la tipa carina nella macchina in sosta davanti a me (ma l'amica che aspettava era 100 volte meglio!), è stata la piega che ha preso poi la serata, e su proposta di Erika!!!
No, perché, dovete sapere, Erika è una 'nostalgica di destra', per dirla con un eufemismo, e siamo andati alla Festa de l'Unità!!!

Voglio sperare che per il 90% almeno di voi quest'idea sia piuttosto normale - una festa è una festa - ma Erika è una che diceva "io alle feste de l'Unità, mai!". ^__^
Ah, potenza di Jack Sbòrrows, che sarebbe Stefano - mio coinquilino di stanza a Granada, e che da Granada prende tale soprannome - che lì alla festa sta ad uno stand di magliette vicino all'ingresso.
Fatto sta che ci siamo andati, ed Erika s'è fatta il primo giro della sua vita in una qualsiasi festa di sinistra.
Del resto, lei che diceva "nei centri sociali, mai!", c'è venuta a fare le prove di teatro per mesi, all'Intifada. E poi s'è fatta anche qualche sabato sera al Rialto Occupato e similia... Potere della danza!
Beh, un po' in tutti i campi non si può dire che sia un concentrato di coerenza: "lo lascio, lo lascio! ...non l'ho lasciato" e così via. ^__-

Ad ogni modo, non ho beccato uno che sia uno dei miei amici 'di politica', mentre ho beccato un po' di gente del posto dove lavoro, Monica in testa (che tra l'altro non lavora più lì da me, pure da un bel po', ma è lì che l'ho conosciuta) che, visto che non sono andato alla festa che aveva organizzato giorni prima al Linux m'ha bonariamente fatto il rimbrotto. Peggio, m'ha fatto capire che sarebbe stata una gran serata, perché c'erano pure degli amici miei che non vedo da un botto, tipo Orko, che non avevo la più pallida idea che lei conoscesse... vabbè.
Ma soprattutto, abbiamo beccato Ale e Danilo, con tanto di Marco l'umbro che se la spassavano sulla pista da ballo! Peccato fosse davvero tardi, avendo entrambi una giornata impegnativa l'indomani, e quindi siamo andati via.

Il giorno dopo, invece, non son riuscito a prendere il treno per Viterbo, dove dovevo andare a dare una mano per organizzare Ludika (ragazzi, è QUESTO fine settimana, da giovedì a domenica sera!!!) e quindi son tornato a casa - anche perché nei maledetti festivi ce n'è solo uno ogni DUE ore...
E qui, invece di ripassare come avrei dovuto fare, A BESTIA i copioni di tutti e TRE gli spettacoli che faremo, ho oziato mezza giornata e poi mi son messo a pulire, cucinare e svolgere mansioni francamente non del tutto secondarie rispetto alle esigenze.
Anche perché alle otto c'era il concerto dell'AnonimArmonisti a piazza del Campidoglio.

A parte il piacere di guidare la domenica, e un po' anche quello di sfoggiare il mio nuovo cappello (un berretto verde militare che mi ha venduto Stefano a 3 euro), o di parcheggiare in un vicoletto rialzato dietro al Campidoglio - son piaceri pure questi!, col cavolo che vi dico dov'è 'sto posto! ^__^ - c'era l'indubbio piacere di rivedere Sergio.

Ci vediamo e sentiamo una volta ogni morte di papa, ma Sergio è il mio migliore amico, praticamente un fratello. Certe volte quasi un fratello maggiore, sebbene sia anagraficamente più piccolo.
Certo, oltre a lui c'era tutta la truppa: Dodo, Jacopo, Simone, Gabriele, Michele e la new entry Fernando. E ovviamente Pam, Susy e tutto il resto della solita brigata dei fan. Tra l'altro anche qualche volto visto solo di recente come Sara, conosciuta al concerto a Formello, e gente nuova come Manuela&Manuela, due taji de ragazze conosciute ieri e con cui mi son trovato subito bene.
Già, cromoterapia, chakra e psicomagia attivata! ^_-
Ma non erano sole, e a fine concerto son andate per la vita loro.

A parte una nota stonata, la serata è stata magnifica.
La nota in questione è che è venuto anche Enrico, il fratello di Sergio, che adesso vive e lavora in America. E con lui, visto che venerdì si sposa Annie, l'adorabile sorella di entrambi, c'era anche la sua ragazza, July, che tutti erano curiosi di vedere. Adesso, fin qui non c'è assolutamente nulla di stonato, tanto che io ero il primo cui faceva piacere beccare Enrico, che non vedo quasi mai; di stonato c'è stato il fatto che, avendo parlato di questa July con Sergio, prima, quando sono arrivati Sergio non c'era perché era a cambiarsi: così l'ho raggiunto e l'ho avvisato dell'arrivo, e, nella scarsità di tempo, ho sintetizzato il mio apprezzamento per lei con la frase, più che probabilmente infelice, "è una gnocca pazzesca" o qualcosa di simile. Susy ha sentito e s'è offesa di brutto.
Adesso, immagino che Sergio abbia perfettamente compreso quello che intendevo - che non era decisamente un criterio estetico quanto un'impressione generale, specie visto che parlavo della ragazza di Enrico - ma o si suppone che Susy abbia avuto un debole mortale per il fratello di Sergio o non si capisce il perché di una così decisa reazione.
Poi, è chiaro che in certi momenti io farei meglio a tacere, però... ^__-

Ma la serata avrebbe avuto comunque modo di cancellare in breve tempo questa stonatura: loro sul palco sono stati grandiosi, tanto che dietro le transenne che separavano le sedie col pubblico da quelli in piedi (perché ragazzi era un'evento ufficiale - tipo l'ottava rassegna di cori per un ics festival di cui non conosco nome o natura) c'era gente che ballava. Turisti.
Con le due Manuele ho notato quanto può essere fico per loro il ricordo di questa vacanza: ballare al tramonto sulla piazza del Campidoglio sulle note solo vocali di grandi canzoni come "The lion sleeps tonight" o un medley di brani Disney (o meglio, delle versioni italiane) o quella canzone che tempo fa era colonna sonora dello spot Vigorsol - Cambia il gusto della tua vita...
E poi, proprio quando la gente dopo l'esibizione chiedeva loro se avevano un cd, ho fatto il passo avanti che avevo cominciato da tempo, ma in particolare proprio all'inizio di quella serata, chiedendo a Dodo la lista di tutti i brani che fanno.

Infatti, ho deciso di produrre il loro cd.

Era già da tempo che giravo intorno all'idea, e forse solo adesso che ho un po' di soldi in banca, per evitare il pericolo di potermi pagare un affitto da solo ^__- ho deciso che era il momento buono.
Chiaro, non so una ceppa di come si produca un cd, ma ho un po' di amici che possono aiutarmi in questo (grazie al cielo!), ma l'idea di potermi spacciare anche per produttore musicale oltre che per regista, attore e sceneggiatore, non ha prezzo, per dirla alla MasterCard! ^__^
Mi piace in particolare l'idea di curare il prodotto: la selezione dei brani, il loro ordinamento nel cd, il layout, i disegni, le foto, lo styling di tutto...
E poi, visto il seguito che hanno, son praticamente sicuro di rientrarci della spesa e magari guadagnarci anche.
Per adesso, ho chiesto a Giacomo dei Karmablue di darmi una mano: la sua etichetta musicale (Atman Records) fa parte dei Ludici Manierati, come Elish e il teatro Ygramul, per cui ci conosciamo da anni.
Adesso, la sua etichetta non fa proprio il loro genere - si occupa più di artrock che di cori a cappella - ma ciò non toglie che ci sia più di una buona probabilità di riuscire ad andare in porto con questo progetto. Soprattutto prima che me lo freghi qualcun'altro! ^_-

Ma l'ultima cosa della serata è stata la più spettacolare.
Tutti si disperdevano, per cui ognun per sé e tutti a cena a spese del comune. Il sottoscritto, avendo già cenato e non essendo sulla lista degli spesati dal sindaco, s'è ridiretto alla magione. Però...
Però l'aria di Roma - poi, su quel colle! - era proprio dolce ieri sera.
Così, mentre venivo via, me sò messo a cantà. 'na serenata romanesca, a mezza bocca.
Proprio quel "Nina si voi dormite" di cui vi dicevo nel post sul Festival di San Cleto.
Beh, la cosa che m'ha dato più soddisfazione è stato il riuscire un po' a fottermene della vergogna, e l'essere ascoltato dai turisti.
Mentre scendevo da una scalinata, coperto in parte dalla vegetazione, ho visto tra i rami una che si piegava proprio spencolandosi per vedere chi cantava. E, m'ha fatto piacere.
Poi, più giù, attraversata la piazza, prima di risalire un'altra rampa di scalette, una signora, seduta con altri ad un tavolo all'aperto di un ristorante, s'è voltata quasi di centottanta gradi per guardarmi. Peccato che proprio dopo pochi passi fosse finita la canzone.
L'avrei ripresa volentieri, ma non mi andava di rifarla proprio tutta daccapo. E poi, i tavoli di un intero ristorante sono un po' troppi.
Però m'ha fatto un sacco allegria.

Oh, la questione è seria: perché non è il canto mattacchione e un po' esibizionista del sottoscritto il punto su cui verte la cosa.
Il fatto è: chi canta più a Roma?
Chi è che, nelle strade e nei vicoli del centro che sembrano fatti apposta, si permette anche solo di accennare un stornellata? A chi gli va?
Tutti si sentono giudicati: eppure in quelle stesse strade, neppure cento anni fa (ma che dico, molti meno!) si cantava ch'era un piacere! E chi fischietta adesso?
Ormai a Roma, se ti metti a fischiettare al massimo - se ti dice bene - c'è qualcuno che ti risponde "Beato te che sei felice!".
Dove sono i romani? Dov'è la gente de core de 'na volta?
Ma anche solo quelli del "tiramo a campà", dei menefreghisti, degli scansafatiche... Quelli che almeno, comunque, sorridevano. Che s'entusiasmavano pe' gnente. Quelli della gita fòri porta.
Adesso, se me metto a cantà, come diceva Proietti o chi per lui, la prima cosa è che me pijano pe' fregnone.
E questo è triste.

Meno male che al ritorno c'ha pensato il Gianicolo.
Che m'ha regalato pure i fuochi artificiali...
Ma quanta gente la sera quando nun c'ha 'n cazzo da fà s'ammorba, invece de fasse quattro passi ar Giannicolo?
...


GrimFang

PS: giuro che prima o poi lo finisco il post su Granada!!! ^__^'

giovedì 21 giugno 2007

Medita, ragazzo, medita...

Giusto un aggiornamento al post precedente...

da IL GIORNALE
n. 139 del 2007-06-14 pagina 26

Italia 2061: "Un’armata sgangherata riunirà un Paese sfasciato"
di Michele Anselmi

Carlo: «Il tono è scanzonato, ma l’inquietudine sul futuro c’è». Enrico: «Parliamo di politica a modo nostro, con leggerezza, esasperando i caratteri»

Roma - Doveva chiamarsi Italia 2051, ma poi, per fare cifra tonda ed evocare il bicentenario dell'Italia (più o meno) unita, i Vanzina hanno aggiunto al titolo una decade in più. Dunque Italia 2061: ambizioso film, comico e apocalittico insieme, da fantascienza prossima ventura, insomma tra Mad Max e Fuga da New York, ma in chiave di commedia. «Per raccontare - anticipa Enrico, lo sceneggiatore - il Paese che ci attende se non poniamo rimedio a separatismi e municipalismi esasperati, se non ritroviamo una vera identità nazionale, se riduciamo l'Italia a realtà valligiana invece che europea, se torniamo, in ogni campo, alla disfida tra Guelfi e Ghibellini». Non a caso, si parte da una città siciliana, completamente arabizzata, che i due fratelli hanno ribattezzato Cefalùbad. «Sì, è l'inizio di un viaggio picaresco e grottesco, nel tentativo di ricostruire un'Italia che non c'è più. Guidata da un professore universitario un po' visionario, questa novella armata Brancaleone, in tutto dieci-undici sgangherati patrioti, si mette insieme per raggiungere a Torino un ricostituendo governo italiano. Vivono avventure e subiscono imboscate attraversando il Sultanato delle Due Sicilie, lo Stato Pontificio, il Granducato di Toscana, la Repubblica Popolare Emiliana, lo Stato Longobardo. Un'Italia scomposta, quasi pre-risorgimentale, dove vanno tutti in bicicletta perché manca la benzina. Però uno del gruppo si chiama Sms, perché parla solo la lingua dei cellulari».

Primo ciak oggi, lunedì, nel Salento, non lontano da Lecce. Budget impegnativo, quasi sette milioni di euro (produce e distribuisce Raicinema), otto settimane di riprese per tutta Italia, uscita a fine ottobre, un cast all'insegna del divertimento, con Diego Abatantuono nel ruolo del carismatico professore, più Emilio Solfrizzi, Sabrina Impacciatore, Anna Maria Barbera, Massimo Ceccherini, Enzo Salvi, Paolo Cevoli, la bellezza sexy Andrea Osvart, Michele Placido nei panni del cardinal Bonifacio e tanti altri.

Dice Carlo, il regista: «Nonostante il tono scanzonato, lanciamo un grido d'allarme sul futuro che ci aspetta. E mi auguro sia una ventata di novità tra tante storie sempre più omologate». Aggiunge Enrico: «Mi pare una grande idea. Nessuno ci aveva mai pensato. Messe da parte intenzioni moralistiche o metaforiche, vogliamo parlare di politica a modo nostro, con leggerezza, e insieme fare un film d'avventura, per ragazzi. Naturalmente, ogni regione viene descritta in chiave satirica, estremizzandone i caratteri. Non è che rifacciamo L'armata Brancaleone, ma così come quei poveracci guidati da Gassman attraversavano un'Italia scassata, appestata, tra bizantini e saraceni, questi nostri antieroi risalgono un Paese disunito, multietnico, desertificato, retrocesso a secoli fa».

Non mancheranno divertiti riferimenti agli amici Cecchi Gori, Della Valle e Montezemolo, al sindaco Moratti, a Briatore, neppure a una certa romanità dello spettacolo. Nell'atto di introdursi nel restaurato Stato Pontificio, scopriremo infatti che le false carte d'identità portano i nomi di Califano, Ferilli, De Sica, Proietti, Vitali, Veltroni... Inoltre si ironizzerà sul Ponte sullo stretto di Messina, mai completato per colpa dei Verdi, sulla Salerno-Reggio trasformatasi in un cimitero di automobili, sui reality show dove si uccide davvero, sulla gaudente Riminigrad dove la tassazione è al cento per cento ma abbonda la benzina per via dell'accordo con la Cina, sullo Stato Longobardo, difeso da un muro altissimo e se non canti Oh mia bella Madunina con la giusta pronuncia sei rispedito in Terronia.

Finale a sorpresa, con un pensiero a La grande guerra di Monicelli e un insegnamento di Massimo D'Azeglio. Questo: «L'indipendenza di un popolo è conseguenza dell'indipendenza dei caratteri. Chi è servo di passioni municipali o di setta, non si lagni di esserlo degli stranieri». Che è un po' la filosofia dei Vanzina, due liberal pariolini - scafati, ironici e nostalgici - per i quali la vita non si esaurisce al Piper.


GrimFang

lunedì 18 giugno 2007

2061 (ovvero: La Guerra dell'Acqua)

A qualcuno forse lo avevo già accennato.

In vacanza in montagna, un'estate di quelle particolarmente afose, mi venne in mente un soggetto per un lungometraggio. Un film di quelli perfetti per Gabriele Salvatores, sulla scia di quel tipo di lento scorrere delle amicizie nel tempo, del viaggio, della crescita che si trovano tanto in "Mediterraneo" che in "Turné" che, soprattutto, in "Marrakech Express".

L'avevo intitolato "La guerra dell'acqua", come titolo provvisorio, perché proprio dalla riflessione sull'inizio - era un boato di tempo fa, tipo 1998 o anche molto prima - della scarsità di risorse idriche era nato. Beh, era proprio nato dal caldo boia che faceva quell'estate e dalla sete brutale che noi - pur essendo in montagna - si provava.

Era uno dei primi soggetti che mi erano venuti in mente, ed era ancora pieno di quei piccoli errori che subito dopo uno impara a non fare: ad esempio, ogni personaggio era legato a un attore. Questa cosa magari aiuta a scriverlo, a focalizzare, ma non aiuta certo a produrlo: se una casa di produzione non può permettersi quel cast, per un motivo o per l'altro, si troverà costretta a realizzare il film con un cast parzialmente o completamente diverso e, quindi, inadatto alla parte. Perché la parte era pensata per un altro.
Quindi, quando si scrive, bisogna mantenersi sempre focalizzati sul personaggio, mai sull'attore; o perlomeno sarebbe meglio di no.
Io invece avevo tirato in ballo tutti gli attori feticcio di Salvatores: Diego Abatantuono, Ugo Conti, Antonio Catania, Giuseppe Cederna, Gigio Alberti, Claudio Bisio, Silvio Orlando, Stefania Rocca, Bebo Storti... e ci avevo associato altri personaggi ed attori che comunque gravitavano in quell'orbita o non avrebbero 'stonato': Dario Fo, Giobbe Covatta, Alessandro Bergonzoni, Paolo Rossi, Marco Paolini... un cast decisamente ricco e nutrito.

La storia era più o meno riassumibile così. (^_-)
Diego (Vasco) e Ugo (Pizarro) sono di ritorno dalla ex-Russia, dove hanno svolto un lavoro di fatica (qualcosa stile minatori) ed hanno ricevuto come ricompensa una jeep ed una cassaforte piena di tutta la loro ricchezza: acqua, e acqua frizzante! Già, perché il pianeta è stato sconvolto dai cambiamenti climatici, e vaste zone della Terra si sono desertificate, rendendo l'acqua il bene più prezioso che esista.
Così, il film comincia coi due che si guardano intorno in mezzo ad un vasto deserto roccioso tra le montagne: si trovano in quello che era il Parco Nazionale d'Abruzzo, giunti dopo aver attraversato un Mar Adriatico in secca. Ad una stazione di servizio gestita da Antonio (Raffaele) incontrano Claudio (Glauco, detto Nostromo) che è un esule della Padania, da cui è stato cacciato per 'esercizio abusivo di cabarettismo' e che ha bisogno di un passaggio verso il centro Italia. Malvolentieri i due se lo caricano e intraprendono il viaggio, senza dare troppo peso al paranoico Glauco che sospetta d'essere inseguito dai padani alla ricerca della mappa del favoloso tesoro che il pirata Orion, che assaltava i trasporti d'acqua frizzante in tutta Italia, ha lasciato al suo luogotenente Red Paul.
Disgraziatamente, i tre finiscono nell'agguato di due predoni, Giuseppe (Buba) e Gigio (Gallo), che gli fregano la jeep lasciandoli a piedi. A piedi, assetati, arrivano a una sorta di centro d'accoglienza fortificato, governato da Giobbe (Noé) e totalmente pieno di profughi africani. Infatti, gli viene rivelato, grazie ai cambiamenti climatici l'Africa è diventato un paese davvero ospitale e fertile. Talmente tanto che, visto che gli Stati Uniti si stavano desertificando, gli americani hanno pensato bene di evacuare la terra patria invadendo il continente nero: i cui legittimi abitanti sono stati cacciati a calci nel culo via dal continente. Però, le conoscenze di chi è abituato a vivere nel deserto han fatto bene agli italiani, che lì han costruito un pozzo di acqua sorgiva e se lo tengono ben stretto, pur in un clima di pacifica condivisione comunitaria. In quel luogo incontrano Bebo (Otello), di pura razza nordica, ma non abbastanza: reo di aver avuto un nonno toscano e - orrore! - comunista, è stato esiliato dall'amata e pura Padania, e adesso è finito a vivere "coi négher". Essendo stato trattato con totale riguardo e amicizia da quella gente, lui - cresciuto ed educato razzista - soffre di devastanti crisi di sensi di colpa e coglie l'occasione della loro partenza per andarsene da lì, aggiungendosi alla comitiva.
Di nuovo in viaggio, s'imbattono nella loro jeep rovesciata su di un fianco. Prima che ne ripossano prendere possesso saltano di nuovo fuori Buba e Gallo che dopo un'iniziale incomprensione, collaborano alacremente per rimettere in sesto l'auto e togliersi a razzo tutti e sei da quelle zone, infestate da i Vampiri. Questi sono cittadini esasperati che, all'alba delle crisi idriche e di fronte al menefreghismo egoistico della classe dirigente, beh... s'erano bevuti sindaco e assessori. E non s'erano più fermati. Infatti, poco dopo il sestetto s'imbatte in un piccolo villaggio appena visitato da costoro; e la semplice visione di quel che rimane mette a tutti le ali ai piedi per levarsi di mezzo il prima possibile.
Con un secondo veicolo rimediato lì, il gruppo giunge a Roma (la vecchia città burocratica, mentre la nuova è molto più in là sulla costa), dove finalmente si possono separare: Buba e Gallo si scusano di tutto e si lasciano con gli altri in amicizia: Glauco è alla ricerca di Dario Fo (il famoso Fanfoni) che può spiegargli dove si trova il luogo indicato su di un pezzo di mappa che effettivamente ha. Con lui vanno Vasco e Pizarro, ma per trovarlo devono prima passare per i ragionamenti del custode, filosofo della burocrazia, Alessandro. Una volta da Fanfoni, che prende fischi per fiaschi, i nostri vengono comunque a scoprire che la mappa in questione si riferisce alla Sicilia, verso la quale dunque si accingono a partire (sebbene Otello si dica convinto che non esista perché "quando ha studiato geografia padana non c'era").
Purtroppo, per un problema tecnico debbono abbandonare la jeep e salire su di un torpedone anni cinquanta guidato - guarda caso - proprio da Raffaele, che fa loro uno sconto simpatia per l'imbarco. Solo Glauco, paranoico, sospetta che l'autista sia una spia dei padani. Sul torpedone, per una 'coincidenza' salgono anche Buba e Gallo. Si parte alla volta della Sicilia.
Alcuni giorni dopo, ad una sosta, il gruppo nota Stefania (Odetta detta Morgana) che viene maltrattata da alcuni motociclisti, suoi compagni di viaggio. Soprattutto Buba non ci sta a vederla trattare così e ne nasce una rissa in cui vengono coinvolti tutti, finendo col perdere il torpedone e guadagnando nel gruppo la poco socievole Morgana. L'unico modo per riprendere il viaggio è raggiungere una stazione e sperare che passi il treno. La stazione è un'oasi di tranquillità, retta dal capostazione Silvio (Silenzio). L'attesa è rinfrancante, ed i legami di amicizia si stringono grazie all'atmosfera tranquilla, turbata solo da un assalto dei Vampiri rintucciato con bonaria pacatezza da Silenzio e dal suo campo minato. Una volta sul treno, fanno la conoscenza del controllore Marco (Cervantes), filosofo pendolare, secondo cui la vita è tutta un racconto di viaggio. A questo punto, sono allo Stretto di Messina e bisogna attraversare. Si potrebbe farlo a piedi se non fosse che la marea rischia di far annegare tutti: a salvarli da quest'ipotesi giunge il torpedone di Raffaele. S'imbarcano tutti nuovamente e giungono in Sicilia, con grave shock di Otello sinceramente convinto della non esistenza di un simile luogo.
Una volta sull'altra sponda, noleggiano il bus di Raffaele per raggiungere insieme il luogo segnato sulla mappa, il Paese del Sogno. Ma una volta giunti lì, trovano solo un paese abbandonato fatto di pietre riarse, abitato solo da un eremita pazzoide e farneticante. Anche messo sottosopra come un calzino, dal paese non esce niente: il tesoro è una favola. Glauco è disperato, al limite della follìa. Si accampano, ma, nella notte, il podestà di Cinisello Balsamo e le sue truppe padane piombano loro addosso: li hanno veramente seguiti per ottenere il tesoro, grazie alla collaborazione di Raffaele (ricattato e malmenato), e sono decisi a non andarsene a mani vuote. Ma, mentre sono alle prese con la tortura dei prigionieri, dalle ombre della notte emergono centinaia e centinaia di uomini neri: massacrati di botte, i padani son cacciati via dalla Sicilia a pedate nel culo. L'eremita rivela di essere Red Paul, e quegli uomini la sua ciurma; appreso della triste fine del suo capitano, assume il comando e conduce la comitiva (compreso il povero Raffaele) verso un canyon segreto, per caverne naturali e cunicoli sotterranei... per riemergere la mattina dopo dall'altra parte della montagna, dove una lussureggiante Sicilia li accoglie a braccia aperte: il Paese del Sogno. Una terra libera e felicemente anarchica, ma con una forte selezione all'ingresso: gli imbecilli non possono entrare. Tutti loro possono restare.
Ma, mentre c'è chi - come Glauco - si getta a braccia aperte verso la verde Sicilia, c'è anche chi, come Raffaele e Vasco, sogna già di ripartire e tornare su, a ripagare coloro che se lo meritano (Silenzio, Cervantes, Noé...) con questa buona novella...

Eccolo qua. Per esteso! ^__-
Detto in meno parole, sarebbe un viaggio picaresco di una ciurmaglia di uomini che dal Centro/Nord Italia - devastata da una crisi idrica di proporzioni mondiali - si muovono verso il Sud, attraverso tutte le frammentarie realtà autonome prive di guida in cui essa si è trasformata. In questo viaggio, scopriranno l'amicizia gli uni verso gli altri ed il valore che ha, fino a scoprire possibile un futuro migliore.
Beh, è più o meno così, no?
Ad ogni modo, spero vi sia piaciuto.
Per quanto oramai quasi inutile, se qualcuno dovesse rivendersi quest'idea altrove verrà passato per le armi.
Perché dico inutile?

Era un boato d'anni fa.
Veramente tanti. Resi ancora di più dal fatto che, in fondo, di tutta la storia io avessi in realtà scritto solo l'idea su due paginette, il cosiddetto soggetto. E con queste due paginette, dove volevo andare? Quindi rimase nel cassetto, per anni. Ecco perché dico 'resi ancora di più'.
Poi, all'università, ho preso parte ad un corso di cinema, organizzato con la Rai. Direttore responsabile del corso, Giuliano Montaldo. Che da allora, dopo averlo personalmente conosciuto, ha tutto il mio affetto oltre che la mia stima. Tra gli invitati c'era anche Domenico Starnone, scrittore oltre che sceneggiatore per Rubini e credo anche Luchetti. Così, mi faccio coraggio e gli mollo quelle due paginette. Che, proprio perché due paginette, lo dispongono bene alla lettura, pare.
Ma non mi ha mai fatto sapere nulla.
Così, torna nel cassetto per altri, lunghi anni, finché, a lavoro, non mi capita d'imbattermi in Antonio Catania, che in questo progetto doveva fare Raffaele. Riprendo il coraggio nelle mani, ottengo un indirizzo email, glielo mando. Niente. Gli riscrivo.
Mi risponde. Mi critica, pacatamente, professionalmente, e mi da il suo parere.
Grazie. Grazie mille. Finalmente un confronto. Tra l'altro, delle tre critiche che mi ha mosso, una non la condividevo, ma le altre due sì - facendomi accoregere di cose che non avevo notato.
Questo accadeva circa un anno fa.

Pochi giorni fa, invece, su uno dei giornali gratuiti urbani (che fosse Metro o Leggo o City, non so), leggo del nuovo film di Carlo Vanzina (soggetto e sceneggiatura del fratello Enrico).
Si tratta del "2061" che dà il titolo a questo post, appunto.
Avete già capito.
L'artciolo, un ritaglio che mi porto in tasca dentro al portafoglio, dice:
"Abatantuono salva l'Italia nel film apocalittico diretto dai fratelli Vanzina"
"ROMA - Carlo Vanzina è tornato sul set per le riprese di "2061", commedia apocalittica sull'Italia del futuro prossimo con Diego Abatantuono. La storia: dopo una tremenda crisi energetica dovuta alla fine delle scorte petrolifere, il mondo è piombato in una sorta di Medioevo. In Italia un gruppo di avventurosi patrioti capitanati da Abatantuono, nei panni di un professore istrionico, intraprende un viaggio picaresco dalla Sicilia alle Alpi, con lo scopo di ricostruire un paese disunito."

M'è venuto da piangere.
E' cambiato il senso del viaggio, da Sud a Nord, e la causa del regresso: petrolio al posto di acqua.
Pure Abatantuono è lo stesso.

Dalla frustrazione all'idea di essere stato defraudato, però, sono pian piano passato - dietro anche spunti di riflessione altrui, più che veri consigli (grazie, Sara) - ad un altro punto di vista.
Per quanto mi piacerebbe almeno incontrare Enrico Vanzina e domandargli se è effettivamente tutta farina sua - prima di biasimare Starnone così, a buffo (Catania è automaticamente assolto perché, a quanto pare ci stan lavorando da prima che ne parlassi con lui) - quello che è indubitabile, e conta, è che l'idea era buona.
Da aggiustare, da scrivere, da mettere sotto copyright persino (se non detestassi con tutta l'anima la SIAE - almeno, così com'è adesso - che potrebbe benissimo essere l'acronimo di Sanguisughe Incattivite su Autori già Emaciati).
Recriminare sulle idee rubate non ha poi molto senso, al di fuori di sé stesso. E' sterile.
Ripensare alle proprie cose con maggiore fiducia e diverso atteggiamento (finirle, tanto per cominciare! ^_^) è ben altro.
Con questo, su le maniche e a lavorare!


GrimFang