L'artista mescola il sangue con la terra, per generare sempre nuova vita...

Sarà sicuramente potente, la vita. Piuttosto dolorosa, a mio avviso, a volte sorprendente, sicuramente intensa, vibrante, indubbiamente da vivere. Sempre e comunque.

Sara Tenaglia

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento
Fire cup

giovedì 23 aprile 2009

The big bang theory

Dietro pressante insistenza di alcuni amici, di cui non dico il nome di Omar né quello di Digia, ho visto le prime quattro puntate della sitcom in questione.
L'ambientazione, detta in breve, è la vita di quattro NERD (il tutto maiuscolo è d'obbligo), quattro ragazzi cervelloni del M.I.T. totalmente impediti nella vita reale (al punto di usare giri di parole complesse per dire cose banali tipo "per dare approvazione" al posto di "dire se è ok", oppure "menti semplici" per "idioti"), narrata dal momento in cui la loro dirimpettaia di pianerottolo cambia, ed al posto del transessuale ciccione che ci abitava prima arriva una bella ragazza bionda che lavora in un fast food.
Loro hanno detto che mi sarebbe piaciuta, ed è vero, e che mi avrebbe fatto spaccare dalle risate, e questo è meno vero.
Allora, perché farci un post se la trovo semplicemente divertente e non ho alcuna intenzione di lanciarmi in un'analisi semantica e di significato? E chi di voi è quello che ha appena detto "Grazie a Dio"?

Pausa caffè delle quattro.
Questa mattina c'era da controllare un beta digitale, copia di legge, per dare approvazione o rifiutarlo. Traducendo per menti semplici: la legge obbliga le case di produzione a dare una copia in pellicola a noi dei materiali che producono, ed a volte capita che consegnino al loro posto, oppure in aggiunta, anche dei beta - che sono supporti audiovisivi di diverso tipo. In particolare alcuni di questi supporti beta sono digitali e non analogici; comunque essi siano, ne va controllata la qualità audio/video per decidere se accettarli o meno.
Già ieri avevo invitato la nostra stagista a compiere l'operaz...

Non vi ho detto che c'è una stagista qui da noi?
Sì, la nostra fondazione prende delle stagiste per darci una mano: loro guadagnano crediti universitari e si fanno un mazzo tanto, qualcuna impara anche qualcosa... Ma generalmente le destinavano sempre ad altri settori. Tipo quelle due carinissime che stavano in Rotonda l'anno scorso a controllare le pellicole, o quella fantastica che stava in editoria, quel gran pezzo di femmina che aiutava in biblioteca oppure quella ragazza da colpo di fulmine che sta adesso al settore comunicazione, Borislava [sentirete parlare di lei].
La nostra, conferma la legge di Murphy.

Quindi, avevo chiesto alla sorella brutta della morte di fare un controllo sul beta, sapendo che comunque poi l'avremmo rivisto insieme. Io, Valentina la mia collega e lei, ovviamente - già ce stanno i vigili all'ingresso che me pijano p'er culo:
"Ah Enrì, com'è 'sta stagista?" [per i non romani, oltre al significato normale, com'è = come mai]
O ieri:
Vigile - "M'ha detto Valentina che te e la stagista siete spariti tra due armadi e poi ha sentito dei rumorini strani..."
Io - "Sì, erano l'armadi ch'aretravano terrorizzati!"
Vi ho detto che il Moloch fa part-time come la mia collega?
Sì, Valentina fila via tutti i giorni dopo pranzo, perché è una sorta di agevolazione per la maternità; Kuato invece fa alcuni giorni il pomeriggio ed altri la mattina.
Il che vuol dire che certe volte resto da solo con che-bel-bamibino!-non-sono-un-bambino-sono-un-tumore.
Gesù, lei da sola fa il contrappasso estetico dell'intero stabile.
Ggghhh...
Giuda!
Sì, padrune?

Dicevo, accingendoci questa mattina a controllare il beta, notavo il solito difetto di grana dell'immagine, il cosiddetto rumore video. Per chiarire, o almeno per provarci, è quando vedi un'immagine in digitale su schermo LCD e ti sembra che le pareti, il cielo, insomma le superfici larghe, perché è lì che si nota, 'vibrino' in qualche modo. E se le guardi da vicino o togli il colore col bluescreen vedi che l'informazione dell'immagine (pixel) non è stabile, ma varia velocissima in un intervallo di definizione breve.
Mah.
Chissà se avete capito.
In questi casi, visto che mi è stato detto che i beta di legge "devono avere la qualità buona per proiettarli al cinema Trevi", mi rivolgo sempre a Tonino, il tecnico, per avere un parere. Il 90% delle volte o lo placco quando scende a pranzo, o mi tocca portargli su il beta - ed è una scarpinata perché la strada corta è chiusa per lavori. Il 50% delle volte che lo placco a pranzo mi tocca comunque portarglielo su dopo, vabbè...
Quindi Tonino viene, lo vede, e mi dice che secondo lui è ok, e che quella è la grana della pellicola.
Ora, io lo so che quando uno gira in digitale poi spesso fa riversare su pellicola per poter far girare il tutto nelle sale che non sono attrezzate per il digitale (in Italia siamo ancora belli che indietro). E che appunto si fa una cosa che si chiama digital intermediate proprio per sopperire alla mancanza di una pellicola negativo da cui stampare una copia positiva. Però la questione della grana della pellicola su una cosa che era digitale prima ed è digitale poi, non mi tornava. [Ora che me l'ha spiegato sì, chiaro]
Ad ogni modo, Tonino dice che va bene, ma, come fa sempre, aggiunge qualcosa che gli tenga il piede in due staffe: dice che andrebbe sentito chi ha controllato la pellicola, se c'è, per sapere se c'è la stessa grana.
Deduzione: se anche sulla pellicola è così è evidente che ci dobbiamo tenere questo com'è perché meglio non può esser fatto. Deduzione successiva: se sulla pellicola NON è così, allora è un problema del beta che va rifiutato.
Se la prima è sempre vera, la seconda non è detto affatto che lo sia.
Ok, le pellicole le controllano in Rotonda.
Quindi chiamo il 200, che è un numero comune (nel senso che c'è un telefono solo in mezzo a una stanza e il primo che arriva risponde).
Mi risponde Raffaele, cui espongo il problema.
Mi passa Daniele, cui specifico il problema.
Daniele mi dice che mi farà richiamre da Franca.
Meno male che oggi Fulvio non c'era, sennò mi passavano pure lui.
Parlo con Franca, che ha controllato il film ieri.
Non so perché, da quelle parti se uno ti chiama per chiederti un parere o qualcosa, sembra che abbiano paura tu stia facendo la tara al loro lavoro. Per carità, non credo sia coda di paglia - spero - quanto piuttosto una sorta di ansia da prestazione.
Un po' come il panico che mi prende quando tipo mi arriva un messaggio inaspettato da una che mi piace e mi manda un po' nel pallone. E non sto facendo nessun riferimento ad Alessia di recitazione e stamattina e il fatto che ha finalmente visto "Il labirinto del fauno". E che ci ho messo tre ore per darle una risposta idiota. Il panico dell'evento imprevisto che ti manda in palla perché pensi che devi riorganizzare gli schemi, sennò non riesci a controllare la tua vita. Un po' come quando rispondi a Borislava che il caffè l'hai già preso e lei fa una faccia stupita di rimbrotto che pensi proprio ch'è deliziosa e tiri fuori in un nanosecondo la scusa più plausibile che ti viene in mente, e certo non le dici che andarla a pescare nell'ufficio di comunicazione davanti ai colleghi ti mette un pelo a disagio - specie considerato che un suo collega è Americo che è stato per un anno e mezzo il mio collega in videoteca.
Comunque, Franca e io restiamo d'accordo che poi magari passa e dà un'occhiata al beta.

In realtà Franca mi becca verso la fine del pranzo e le chiedo la cortesia di aspettare il tempo di caffè e sigaretta. La sigaretta, tra l'altro, viene consumata in 'fretta' causa noiosissima chiacchiera con una collega.
Però, quando mi libero, Franca sta chiacchierando con qualcuno quindi mi raggiunge successivamente, quando c'è un po' di trambusto; e le tocca aspettare ancora dieci minuti perché non riesco a trovare il beta da farle vedere perché non so dove il Viaggiatore evocato da Gozer il gozeriano l'abbia messo. E di lei non c'è traccia.
Alla fine lo trovo, proprio un istante prima che il Mordiroccia faccia ritorno.
Morale della favola, Franca sta già scalpitando, dando segni d'impazienza, quando glielo faccio vedere.

Il beta.
Digia... il beta.

Purtroppo per me, cominciamo a guardarlo mentre è presente Ferdinando, che doveva affittarsi un dvd.
Ferdinando è un collega che si occupa del magazzino attrezzeria per gli studenti. Pertanto è patito di tutto ciò che riguarda macchine da presa, formati, televisioni, proiettori, eccetera eccetera, ed ama informarsi su tutte le novità eccetera eccetera. Metteteci anche ch'è stato addetto al telecinema tempo fa, e che somiglia a 'Doc' Emmett Brown, è il quadro è fatto.
Franca, chiede dove sia il problema.
Io cerco di spiegarglielo e lei, con aria a metà fra chi si sente giudicato e chi è un serio professionista che scruta lo schermo con occhietti di falco (com'è), sostiene che le sembra tutto normale non capendo affatto quello che dico sulla grana della pellicola e il rumore video. Ora: è vero che lei è espertissima di pellicola, ma di video?
Animato da sacre buone intenzioni, Ferdy s'intromette nella discussione e comincia a dire che potrebbe essere lo schermo LCD a "friggere" (questo il termine tecnico che non ricordavo) l'immagine, e che dovevo visionarla su di un televisore a tubo catodico. Come, guarda caso, quello a fianco. Come il buon 'Doc', si mette a smanettare sul retro cercando di collegare i due apparati tra loro, mentre Franca sostiene che allora andrebbero buttati tutti i beta digitali perché la qualità è quella.
Il che mi urta un pochino perché a) se Ferdy vede che l'immagine frigge mi dà ragione e b) ci sono dei beta digitali che ho visto che questo problema non me lo fanno.
Franca se ne va, ed io rimango con Ferdy che armeggia con lettori, schermi e televisori, più i cavi che si è andato a prendere in magazzino.
Ferdy sposta i supporti che reggono i televisori, sposta i televisori, scambia cavi in uscita e in entrata, armeggia con le postazioni come un alchimista dell'immagine video. A un certo punto solleva il ripiano dello schermo LCD, il quale, non essendo fissato, ma poggiato sul supporto, rischia di fare un volo verso il pavimento. Lo teniamo in due evitando una stronzatina come duemila euro di danni.
In tutto questo, il televisore a tubo catodico pare se ne sbatta e mostra solo uno schermo nero.
Daccapo: si rismonta tutto, si risposta il tv, lo si inclina, si reggono il lettore dvd e vhs che ci stanno appoggiati sopra, si smadonna contro chi ha progettato l'acquisto di questi bei mobiletti che reggono gli apparecchi ma non consentono di vedere una cippa di minchia delle scritte sul retro sopra le prese dei cavi, e a volte neanche di riuscire a imbroccarle con lo spinotto.
Dopo un lungo patire, Ferdinando si accorge che in mano ha un cavo composito, mentre il monitor LCD prende il segnale SDI.
Arismanetta e aricambia, sbuffa e spingi, alla fine collega composito e composito.
Niente. Schermo nero.
Inarrestabile come Emmett Brown, Ferdy continua a smanettare, mentre io comincio ad augurarmi che questa sorta di supplizio abbia presto fine, perché c'ho altro da fare. Comincio ad odiare quel beta, e il momento in cui non ho fatto spallucce e detto "sti cazzi".
Ovviamente, alla fine avevano ragione Tonino e Franca e non avrei fatto un soldo di danno a infischiarmene. Ma non è finita qui.
Quando tutto sembra congiurare contro di lui, tutto entusiasta di confrontarsi con un problema reale invece di stare a muffire senza far niente (in questi giorni per la scuola è vacanza), e persino il component si rifiuta di diventare composite [per i non nerd: tale cosa è impossibile], si ferma un attimo; scopre che il lettore beta ha un'uscita video normale, stacca il cavo d'uscita dal lettore dvd, lo attacca.
Il tubo catodico manda immagini.
Alzare il braccio, staccare spinotto, inserire spinotto. Non ci voleva nulla di più.

L'immagine è fortemente differente, e ci fa anche rendere conto che sul catodico le tonalità di colore danno sul verde, mentre sull'LCD è rosso, verso il magenta. E "frigge" anche qui. Si vede di meno, ma c'è.
"Urrah! Vuol dire che allora il problema è del beta!?"
"...certo, potrebbe anche essere il lettore..."

-__-

Dopo aver perso mezz'ora per ritrovarsi senza certezza, porto il beta su da Tonino.
E qui scatta la vera lezione: banale, col senno di poi.
Con l'esempio pratico di una pellicola che sta riversando, grazie ad uno split-screen che fa vedere prima e dopo il noise reduction, finalmente comprendo che da qualsiasi materiale tu sia partito, una volta che vai sulla pellicola l'immagine acquista grana. E' inevitabile. Nonostante sia nitidissima, c'è effettivamente una... 'pastosità' (?) dell'immagine, una corporeità tipica della pellicola.
Quella che in quest'era tecnologica definiremmo 'perdita di informazione'.
Se poi da questa fai il riversamento su beta, te la porti appresso e non puoi farci niente - noise reduction a parte. Però, col noise reduction perdi in definizione, perché ovatta un po' tutto.
Quando il riversamento lo fai in digitale, semplicemente, vengono tradotte in informazioni presenti anche quelle che, sulla pellicola, sono informazioni assenti: in pratica, il segnale convertito in digitale riporta anche quella che è la grana, convertendola nell'effetto frittura di cui sopra, che altro non è che la traduzione della grana in, appunto, rumore video.
C'è un limite al rumore accettabile, e questo beta era dentro quel limite.
Beta accettato, pratica archiviata.
Come riuscire a distinguere tra quello 'fisiologico' e quello 'a cazzo', è un altro paio di maniche.

E qui veniamo a The Big Bang Theory.
Per me il capitolo è chiuso, e me ne vado al bar in pausa caffè.
E vedo Ferdinando tornare alla carica con vicino un ragazzo, che non guardo bene.
"Dov'è quel beta che frigge? Volevo farglielo vedere..."
"Guarda sono in pausa caffè, mi fumo una sigaretta e poi ve lo faccio vedere..."
Però, per evitare a lui inutili elucubrazioni, provo a spiegargli quello che mi ha detto Tonino - in fondo anche per vedere se un po' ho capito, perché di certo non son io che posso dare lezioni a lui.
Ed ecco il miracolo: il ragazzo parla, ed ha una voce che adesso non vi so descrivere, ma di quelle che uno suppone una socialità infantile un po' travagliata, di quelle che t'immagini gli amici alle medie che lo prendono per il culo.
Lo guardo meglio.
L'unica cosa che riesco a notare, oltre ad un difetto dentale, è che è il ritratto perfetto del NERD - e stavolta forse dovrei anche aumentare la misura del carattere, oltre che metterlo in maiuscolo.
Cominciano a scambiarsi pareri ed opinioni su quello che può essere, ed io cerco di asserire quelle due o tre cose che ora so sul riversamento del materiale, grana della pellicola e quant'altro.
Ma cominciano a parlare in gergo tecnico, cominciano a volare le prime sigle.
Io, ho la netta sensazione di essere in una puntata di Scrubs, nel momento in cui J.D. si astrae e la sua voce narrante osserva la scena dall'esterno. Cerco silenziosamente e lentamente di scivolar via e guadagnare l'esterno, ma il tizio si accolla e continua a parlare, costringendomi a fingermi interessato, annuendo ogni tanto.
Per me parla arabo - vi giuro che non sono in grado di ripetere i termini tecnici, l'ignoranza di cui fa sentire una parte di me un perfetto coglione, con cui ha infarcito il discorso: roba tipo CCD, che suppongo non stia per Centro Cristiano Democratico. Quando colgo un frammento di conversazione non in tecnichese, sta dicendo che ha ventiquattro anni.
Commetto l'errore ingenuo di ricordarmi di quando ventiquattro anni ce li avevo io, corredando il pensiero con un'espressione consona.
Jimmy Neutron equivoca, e mi risponde una cosa tipo
"Eh, lo so, quando dico che ho ventiquattro anni la gente si spaventa".
Detto nel senso del pavone, ragazzi.
Tradotto per noi: "ho solo ventiquattro anni e guarda quanta roba so".
Credo di averlo guardato passando da J.D. al dottor Cox in buona giornata, un misto tra "oh mio dio guarda cosa ho di fronte!" e sincera compassione per una vita sprecata, pensando come lui che in fondo può sostenere una conversazione finché questa non gli impedisce di godersi la sigaretta, la panchina, il verde prato di fronte e l'aria di primavera.
A quel punto è arrivato Ferdy, e la conversazione è passata decisamente su di una lingua aliena fatta di sigle consonantiche e telecamere, videocamere, riversamenti, standard, ultime novità, sistemi di compressione Blu Ray montati su periferiche di acquisizione audiovideo (videocamere) che appena uscite sono ormai obsolete.
Ho mantenuto la mia faccia sorridente, mi sono gustato il prato e la sigaretta, ed ho rivolto un paio di sorrisi accondiscendenti verso di loro ogni tanto.
Ero dentro una puntata live di The Big Bang Theory, e mi godevo lo spettacolo in poltronissima.
^___^


GrimFang

lunedì 30 marzo 2009

Non ci posso credere...

Già so che dopo un simile scambio di email, le mie aspettative faranno sì che io venga colto da improvvise coliti, aerofagia e tutto quanto può esser messo tra me e l'agognato obbiettivo di far nuovamente del sano, interminabile, sesso con una (tra l'altro splendida) fanciulla! ^_^
E dire che dev'essere periodo!
L'altro giorno, dopo aver salutato Vincio cui avevo dato una mano cibando i pesci in sua assenza - e lui ha ricambiato con due forme di pecorino semistagionato di Pienza, che io ADORO - per strada vedo una ragazza carina e le sorrido. E lei, invece di ignorarmi, mi sorride a sua volta e dice
"Ciao!" - con voce squillante e cristallina.
E ancora prima, Valentina (studentessa qui) mi mette il broncio perché saluto sempre Alessia (studentessa qui - oggi era in minigonna e non potete capire che cos'era - no, NON POTETE CAPIRE) e lei la trascuro... Così, m'è 'toccato' riempire di bacini anche lei... Oh, come sono sfortunato!
^______-

Il fatto è che il faccialibro sa esser galeotto!
Già tempo fa, grazie allo pseudonimo ed al fatto che una maschera cela il mio viso nelle foto del profilo, una mia amica - in fondo d'aspetto gradevole - aveva esordito con frasi del tipo "scommetto che sotto la maschera c'è qualcosa di molto interessante" o similia...
Poi, dopo intensi scambi di teneri regali che via via diventavano cose tipo "love potion", immagini con un lui e una lei che si abbracciano eccetera, anche con un'altra amica - stavolta una che sapeva perfettamente chi sono - si era arrivati a frasi un po' ambigue, e anche sopra le righe: posto che il suo e il mio cocktail preferito è il mojito, ed essendo uscito ad un test che io ero proprio tale bevanda, innocentemente esultavo sul di lei profilo
"Evviva! Sono un mojito!"
Al che la diletta fanciulla rispondeva
"Allora me te bevo! Nun sai che voja."

...

Non ho risposto "Sapessi io!!!", ma con qualcosa di più neutrale.
Tipo "Quanno vòi!!!". ^_^
Ma, in realtà, è con la di lei migliore amica - a me sconosciuta - che s'è andato intrecciando uno scambio più... intrigante.

Tutto è partito dal fatto che, addirittura, la migliore amica numero tre (cioè di entrambe) è... beh, proprio miss tette d'acciaio Coppa Inox di cui vi narravo tempo fa.
Da qui, è risultato che proprio perché una la conoscevo per teatro, l'altra dal liceo, la mancanza della terza parte del trittico era un vuoto da colmare! Pertanto, era partita l'idea di fare una cena dopo le prove comuni... anche perché questa tipa il laboratorio con Vania l'aveva fatto, ma l'ha dovuto abbandonare!!!
E così...

LEI
"...ma io sì, non me ricordo manco come me chiamo!!! ma che era per oggi??? senti, vediamo se ce riusciamo per martedì 7 aprile, che a mezzanotte scatta l'ora X (cioè il mio compleanno) e andremo di sicuro a far danno da qualche parte dopo le prove... poi il megafestone sarà per il 18 aprile ma per quello aprirò un gruppo apposito. sai com'è, mi piace pensare in grande! :-) bacio"

IO
"^_^ah beh, allora...
vediamo: il 7 abbiamo le prove di teatro (solo il mio laboratorio) e il giorno dopo lavoro... la vedo ASSAI difficile. Spero di riuscire a farti le angurie almeno qui su FB! ^__é' (anche io sono scordarello, e cmq non era mica quello il giorno, le prove comuni le abbiam fatte di lunedì stavolta... nemmeno ricordo quando). Il 18 è molto più fattibile. Sempre che non mi abbiano detto una ceppa e sia stato selezionato per il ruolo di protagonista in un corto che girano il 18 e il 19; ma la vedo altamente improbabile a meno che non mi chiamino per darmi il copione la prossima settimana. Quindi insomma, me sa che sò libero il 18... =)P
Io quando penso in grande non viene nessuno. E' quando non penso che mi ritrovo la gente negli sgabuzzini. ^_^
Un bacinove, che un baciotto non basta
"

LEI
"Oohhh poche storie!!! Io quando penso in grande non penso mai da sola... infatti la festa in realtà sono due feste perché festeggiamo in due, io e una mia amica del gruppo di teatro dell'anno scorso. Perciò, si prevede gente anche sui lampioni! :-) Dai, ti mando la richiesta di amicizia, così poi ti mando l'invito insieme a tutti. Naturalmente è una festa aperta, porta chi te pare... ma chiudi la porta quando entri, si sa mai :-)
Baciozzi (baci zozzi, i miei preferiti...)
"

IO
"^__^
Beh, l'amicizia l'ho accettata, aspetto l'invito allora! =)P
Prenotami un posto su un lampione, possibilmente vicino a un paio di tue amiche carine che una sola non mi basta... e vengo da solo, non mi porto mica la concorrenza - maschile per me, femminile per voi! ^_-
Baciozzi anche a te, quanti ne vuoi!
...e DOVE ne vuoi...;-)
"

LEI
"Eh, no, io faccio soltanto uno scambio equo e solidale... non fornisco amiche carine su lampione senza adeguato contraccambio maschile per me... ehehehe! E comunque, ti conviene dotarti di argomenti abbastanza convincenti per convincere le suddette a scendere, ovviamente... :-)
Baci baci, a presto!
"

IO
"Accidenti agli scambi equi e solidali! =)P
E se ti porto il lampione invece di un amico? ^_-
Di argomenti convincenti ne ho... purtroppo fra le mie qualità di fascinoso conversatore e quelle di maial...ehm, superlativo compagno di letto, c'è un gigantesco buco nero fatto di timidezza ed eccesso di remore! =)PPP
Maledetta sensibilità e postumi di romanticismo...
Spero mi saltino addosso loro! ^_-
Bacibacibacibacibaciba...[ad lib(idine)]
"

...già so che sabato starò male da cani!!!
^________^


GrimFang

lunedì 9 marzo 2009

200 - Duecento

Duecento.
Tempo di tirare le somme anche su questo secondo numero tondo. Su questi anni, ormai, di frequentazione tra me e le mie pagine scritte fatte di 1 e di 0.
E così, per avere qualcosa da dire, sono andato a rileggermi il numero 100. Ed ho notato la macabra coincidenza.

Cento post fa, a febbraio 2008, celebravo la morte di mia nonna.
Cento post dopo quello, a distanza di poco più di un anno, quella di mia zia.
Non ho parenti che mi leggano qui, quindi non posso loro suggerire gesti scaramantici: quello che posso fare è terminare il blog al post 299 qualora le condizioni di salute di qualcuno di loro diano adito a preoccupazione.
Oddio, ad esser pignoli al post 297, visto che il post su mia zia era il 199...
Amara, assurda funebre ironia della vita.
E dei numeri tondi.

Gennaio 2007, comincio questo blog.
Quanto è rimasto di quello spirito scassone alla Brancaleone con cui ho iniziato?
Non molto, forse, quasi nulla.
Ci ho preso gusto, e mi ha preso tempo. Facebook me l'ha rubato, ma non l'ho perso del tutto. Sono ancora qui che scrivo, sono ancora qui a lasciar susseguire parole con parole per gesto testardo; quello di non abbandonare i miei pochi, evanescenti lettori, e soprattutto quello che forse è il (unico? migliore?) sfogo, il mio promemoria con me stesso, che - ora forse più labilmente - mi ricorda chi sono, i miei progetti, i miei obbiettivi.
Il mio 'diario del fare'.
Non proprio un diario dell'essere: quello, lo si può scrivere solo nella propria anima, o incidere sulla propria carne. Qui, o altrove sulle pagine scritte - io non scrivo mai per me stesso come unico lettore - non può che restare una pallida eco del mio essere. Forse, solo più sincera rispetto alle parole di vento, qualche volta.
Potenza del simbolo, quale esso sia.

Il senso del momento è la fatica.
Un po' - da non trascurare - per via del fatto che sono in piena fase di faticosa digestione della cena, piuttosto abbondante, che ho testé terminato. ^_-
Un po' perché a lavoro va bene, ma è massacrante.
Adesso, da mercoledì a venerdì prossimo saremo chiusi, per evitare i disagi dovuti al caos infernale che faranno al di là della parete per togliere il massicciato dal pavimento. Se in questi giorni sembrava di stare sotto attacco della Wehrmacht, figuriamoci cosa potrà essere in quei giorni: come stare nell'intestino crasso di Satana.
Le invasioni di Unni del giovedì per il prestito - piacevoli, come vi dicevo, solo per quel che riguarda fugaci sguardi e sorrisi - probabilmente in futuro verranno smistate su due giorni. Questo giovedì il non-plus-ultra è stato il dirigente subito dopo l'ultima dell'ondata barbarica che pretendeva a sapere a che punto era una cosa che ci aveva chiesto di fare di sfuggita una volta - e che ovviamente c'eravamo scordati. Stavo, per dirla al Digia, che me l'ha chiesto, a DevCon 2 tendente all'1. Ma quel vago senso di soddisfazione dovuto all'esser sopravvissuto ancora una volta, e quei languidi sguardi lanciati ogni tanto - più l'ammissione 'sfuggita' con la mia collega, dell'aver fatto un massaggio alla tipa che s'è scordata gli occhiali da noi (cosa che mi ha fatto passare per un irrefrenabile seduttore), mi facevano sentire più scisso che devastato. Per questo a Digia ho detto che ero a DevCon n.p. - fuori scala.
Calcisticamente, martedì la Roma ha perso con l'Arsenal, ai rigori a oltranza.
Ero in macchina quando Juan ha segnato, e m'è sgorgato dalla gola un urlo terrificante come non m'è successo mai. Dopo, volevo quasi accostare per reggere la botta di scompenso che m'è venuta. Poi, per scaramanzia, a casa di Mauro che m'ospitava mi sono rifiutato di sedermi sul divano: sono rimasto da metà primo tempo o in piedi o seduto sui miei talloni. Quindi secondo tempo, primo e secondo supplementare, i cinque rigori a squadra e poi gli altri sei fino a fine partita. Avevo le gambe devastate; e dopo dovevo pure guidare.
E non è servito a niente, visto che siamo usciti comunque.
Come ha detto un collega oggi:
"E' uscita la Juve, è uscita l'Inter, è uscita la Roma... a 'na certa so' uscito pure io, a pijamme 'na birra!"
Sul piano familiare-personale, ovviamente, come volete che stia.
Vedere mio zio devastato al funerale m'ha fatto impressione; ma me n'ha fatta altrettanta notare come stavo diventando troppo freddo, distaccato, o quantomeno troppo controllato nelle emozioni. La scomparsa di Francesco, in questo, ha sancito una cesura.
Quella di chi di fronte al dolore decide di non soffrire più, 'fanculo, e torna a rendersi impermeabile. Con buona pace del lavoro di anni per raggiungere il contrario. E' serenità apparente, solo caos rinviato.

L'altro giorno, ero in videoteca da solo ed una collega - una tra le più carine - viene a chiedere un dvd. Ha l'aria un po' scombussolata, gli occhi lucidi. Alla mia domanda mi confessa che non sta passando un bel periodo.
"Beh, neanch'io." - le ho detto.
Sarebbe finita là, se non mi avesse chiamato al telefono un'altra collega, la ex-responsabile, e non mi avesse fatto la stessa domanda.
"Non troppo bene." - rispondo.
"Perché?"
"Eh, sabato mattina è morta mia zia, di cancro. Lunedì ero ai funerali."
Dopo qualche frase di rito, sempre al telefono la collega mi fa
"Beh, per esaurire gli argomenti allegri, il tuo amico l'hanno più ritrovato?"
A questo punto sapevo che la collega davanti a me stava ascoltando, e con lo stesso sorriso un po' triste con cui le avevo detto che non era un bel periodo anche per me ho continuato al telefono.
"No, Francesco non l'abbiamo ancora ritrovato. Ormai sono cinque mesi che è sparito."
Quando ho messo giù, lei era ormai dell'umore di confessarmi che le hanno trovato un tumore, dietro l'occhio destro. E che fra poco si dovrà operare, ad alto rischio, se non altro di perdere l'occhio.

Bel periodo allegro, eh?
No, non sono corvi i rumori che sentite. E voi maschietti toglietevi le mani dalle palle, grazie.
Di fronte a tutto questo, non rimane che prenderla a ridere.
Con humor nero dal sapore amaro, magari, ma cercando di sottolineare con infame ironia quanto sa essere zoccola la sorte.
Aver retto botta a tutto questo, però, là dove altri cedono e si sentono smarriti e privi di senso (è tutto lì il panico), è certamente il risultato migliore di un anno e un mese di questo blog, della mia vita. Nonostante tutti i 'nonostante'. ^_-
Scrivere questo post è difficile. Ma necessario.
Fa sempre bene fermarsi e guardare indietro, rileggersi, considerare i passi avanti e le scelte fatte: farlo troppo spesso fa male, farlo una volta ogni 100 post si può considerare molto salutare.
E la difficoltà in fondo, è tutta a sforzarsi, costringersi a guardare indietro. Là dove non vorresti guardare.
E a riconoscere che c'è stato di buono. Magari in abbondanza.
A riconoscere che magari non tutto è da buttare, e che se adesso sono dove sono, e mi sento di nuovo in grado di avere una vita sentimentale - nell'errore di miopia dovuto all'errata percezione che ignorare sia simile a risolvere i problemi - lo devo anche a tutti i piccoli tasselli che si sono messi assieme lungo tutto l'anno di merda 2008, bisestile del cazzo.
Riconoscere che siamo quel che siamo, nelle vittorie come nelle sconfitte. E che siamo geograficamente, in quanto italiani, portati più a piangerci addosso e rimuginare le sconfitte che a goderci a lungo le vittorie.

E allora diamolo, questo sguardo.
La prima cosa che salta all'occhio è RiLL.
Non me la sono gustata abbastanza? Ho comprato più copie di quelle che potevo smerciare e mi sono avanzate? E allora? Questo toglie forse che ho vinto? Questo inficia in qualsiasi millesimale modo il fatto che su una sfranga di racconti il mio è tra i sei prferiti, quelli che una giuria di lettori competenti ha giudicato i migliori? Devo pensare che gli altri duecento e passa racconti facevano schifo?
No. Punto.
Ho vinto. E il mondo non è migliore per questo. E il mondo non deve affatto rendermi grazie di esistere. Quello che non va bene, è che non me lo dico io.
Eccolo il problema, dov'è.
Che i miei amici, affetti, quant'altro non mi abbiano approvato "abbastanza", è solo un falso problema - anzi, una falsa percezione.
Il problema è non saper trovare il giusto mezzo tra il diventare eccessivi giudici di sé e il non considerarsi affatto.

Poi, gli spettacoli col teatro.
Siamo andati in scena quattro giorni con quattro spettacoli diversi a Ludika, poi siamo andati ad Avignone. La bellezza pazzesca di quel festival. La vacanza clamorosa mischiando passione, lavoro, hobby e cultura allo stato puro.
Cos'è che oggi me la 'avvelena'?
La paura che c'era allora? Superata. Andrebbe considerata nel computo dei successi: tornerà, come ogni volta. E' impossibile liberarsene e non mi abbandonerà mai. E allora? Dovrei prenderne atto e smettere di rifletterci, punto e basta.
Il fatto che nel teatro io abbia un sacco di progetti che non porto avanti? Il fatto che non mi applico, non studio, non mi preparo? I primi, certo, dovrei finirli, ed i secondi dovrei proprio sentirmi un beota, perché il tempo per farlo ce l'ho, lo troverei pure. Anche adesso, potrei smettere di scrivere e continuare domani o chissà quando in ufficio (scherzo, una volta che ho tempo e sono in vena finisco!). Ma anche qui, il problema è vecchio, la tara è congenita. E le cose sembrano sempre andare bene, alla fine. Mi direte, al massimo, che il teatro stanca, nel senso che si fatica. Verissimo, oro colato. Però è una fatica che puntualmente ti rimette al mondo, ricordandoti in contemporanea non solo che hai un corpo (dolorante, quindi ce l'hai), con tutti si suoi polmoni sfiatati, il cuore che sembra rompersi ogni volta, articolazioni, muscoli, talloni eccetera che ti mandano fitte lancinanti, ma anche un cervello! E in CONTEMPORANEA! Mens sana in corpore sano! Che vuoi di più dalla vita?

Persino un altro anno di blog va nel novero delle cose positive.
Potevo mollare, e non l'ho fatto.
Potevo cedere a Facebook - che sul piano del 'promemoria' ha di certo i suoi vantaggi - ma non l'ho fatto del tutto.
Perché qui scrivo - troppo, ok, faccio post-fiume - non per tutti.
Qui scrivo per me, e anche per perfetti sconosciuti che magari neanche sanno chi sono. E che magari ci son capitati facendo una ricerca di chissà che parola su Google Immagini, e che se non se ne sono andati indifferenti dieci secondi dopo vuol dire che scrivo davvero bene - anche perché gli argomenti son quelli che sono. ^_-
Qui ho tempo per misurarmi con me stesso, come uomo-progettista e come intrattenitore.
E quindi in fondo essere ancora qui, a un anno e un mese di distanza, dopo il marasma psicologico che m'è toccato affrontare, specie negli ultimi mesi, beh, è una bella vittoria. Anche perché, diciamocelo, scrivere senza avere commenti è un po' come parlare al buio, sperando che ci sia qualcuno che ti senta. E che non abbia intenzioni ostili... ^_-

Mi direte che la media dei post si è abbassata. Mi piacerebbe rispondervi che è perché la mia vita si è intensificata, ma non è così. E non è nemmeno questione di tempo, che è pur sempre vero che impiego in altro - tra cui lo scrivere, mica vado sempre al pub a giocare al Dr. Why.
I risultati pragmatici, in effetti, sono di meno. Niente corti, pubblicità, racconti, romanzi, giochi... E purtroppo non c'è qualcosa a riempire questo vuoto.
Magari ci sarà, ma è impossibile dirlo ora.
Ad esempio potrei rompermi il cazzo di aspettare e mettere in scena il mio monologo usando come attore il primo che passa, eccheccazzo! Se aspetto che le cose siano perfette, ci divento vecchio... (Questa ripetetemela, che mi sa che non mi entra in testa)
Ma del resto, anche un anno fa dicevo
"...magari anche l'aver diradato così tanto i miei post non è del tutto estraneo alla mia mancanza d'entusiasmo, che mi sento addosso come un veleno.
Perdere la voglia di raccontarsi, in fondo, non ne è che un sintomo."
E se la frase di Sara è ancora là, ormai oggetto giusto di sguardi di sfuggita e non più di una sana riflessione, dovrebbe essere assai più preoccupante che la Sara in carne e ossa sta là a Bologna, ed è più di un anno che non la vedo.
Se il problema è la mancanza di entusiasmo più che di stimoli (una chiacchierata bellissima l'ho fatta oggi pomeriggio su un'esercitazione che devono fare alcuni studenti di regia), certamente una lunga chiacchiera viva su quello che è la nostra natura creativa di esseri umani, più che si auspica, s'impone.
E per altri cento post, l'idea della Cooperativa Creativa "TerraPioggiaFuoco&Vento" è rimasta, appunto, un'idea.
Buona vita,


GrimFang