L'artista mescola il sangue con la terra, per generare sempre nuova vita...

Sarà sicuramente potente, la vita. Piuttosto dolorosa, a mio avviso, a volte sorprendente, sicuramente intensa, vibrante, indubbiamente da vivere. Sempre e comunque.

Sara Tenaglia

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento
Fire cup

giovedì 21 giugno 2007

Medita, ragazzo, medita...

Giusto un aggiornamento al post precedente...

da IL GIORNALE
n. 139 del 2007-06-14 pagina 26

Italia 2061: "Un’armata sgangherata riunirà un Paese sfasciato"
di Michele Anselmi

Carlo: «Il tono è scanzonato, ma l’inquietudine sul futuro c’è». Enrico: «Parliamo di politica a modo nostro, con leggerezza, esasperando i caratteri»

Roma - Doveva chiamarsi Italia 2051, ma poi, per fare cifra tonda ed evocare il bicentenario dell'Italia (più o meno) unita, i Vanzina hanno aggiunto al titolo una decade in più. Dunque Italia 2061: ambizioso film, comico e apocalittico insieme, da fantascienza prossima ventura, insomma tra Mad Max e Fuga da New York, ma in chiave di commedia. «Per raccontare - anticipa Enrico, lo sceneggiatore - il Paese che ci attende se non poniamo rimedio a separatismi e municipalismi esasperati, se non ritroviamo una vera identità nazionale, se riduciamo l'Italia a realtà valligiana invece che europea, se torniamo, in ogni campo, alla disfida tra Guelfi e Ghibellini». Non a caso, si parte da una città siciliana, completamente arabizzata, che i due fratelli hanno ribattezzato Cefalùbad. «Sì, è l'inizio di un viaggio picaresco e grottesco, nel tentativo di ricostruire un'Italia che non c'è più. Guidata da un professore universitario un po' visionario, questa novella armata Brancaleone, in tutto dieci-undici sgangherati patrioti, si mette insieme per raggiungere a Torino un ricostituendo governo italiano. Vivono avventure e subiscono imboscate attraversando il Sultanato delle Due Sicilie, lo Stato Pontificio, il Granducato di Toscana, la Repubblica Popolare Emiliana, lo Stato Longobardo. Un'Italia scomposta, quasi pre-risorgimentale, dove vanno tutti in bicicletta perché manca la benzina. Però uno del gruppo si chiama Sms, perché parla solo la lingua dei cellulari».

Primo ciak oggi, lunedì, nel Salento, non lontano da Lecce. Budget impegnativo, quasi sette milioni di euro (produce e distribuisce Raicinema), otto settimane di riprese per tutta Italia, uscita a fine ottobre, un cast all'insegna del divertimento, con Diego Abatantuono nel ruolo del carismatico professore, più Emilio Solfrizzi, Sabrina Impacciatore, Anna Maria Barbera, Massimo Ceccherini, Enzo Salvi, Paolo Cevoli, la bellezza sexy Andrea Osvart, Michele Placido nei panni del cardinal Bonifacio e tanti altri.

Dice Carlo, il regista: «Nonostante il tono scanzonato, lanciamo un grido d'allarme sul futuro che ci aspetta. E mi auguro sia una ventata di novità tra tante storie sempre più omologate». Aggiunge Enrico: «Mi pare una grande idea. Nessuno ci aveva mai pensato. Messe da parte intenzioni moralistiche o metaforiche, vogliamo parlare di politica a modo nostro, con leggerezza, e insieme fare un film d'avventura, per ragazzi. Naturalmente, ogni regione viene descritta in chiave satirica, estremizzandone i caratteri. Non è che rifacciamo L'armata Brancaleone, ma così come quei poveracci guidati da Gassman attraversavano un'Italia scassata, appestata, tra bizantini e saraceni, questi nostri antieroi risalgono un Paese disunito, multietnico, desertificato, retrocesso a secoli fa».

Non mancheranno divertiti riferimenti agli amici Cecchi Gori, Della Valle e Montezemolo, al sindaco Moratti, a Briatore, neppure a una certa romanità dello spettacolo. Nell'atto di introdursi nel restaurato Stato Pontificio, scopriremo infatti che le false carte d'identità portano i nomi di Califano, Ferilli, De Sica, Proietti, Vitali, Veltroni... Inoltre si ironizzerà sul Ponte sullo stretto di Messina, mai completato per colpa dei Verdi, sulla Salerno-Reggio trasformatasi in un cimitero di automobili, sui reality show dove si uccide davvero, sulla gaudente Riminigrad dove la tassazione è al cento per cento ma abbonda la benzina per via dell'accordo con la Cina, sullo Stato Longobardo, difeso da un muro altissimo e se non canti Oh mia bella Madunina con la giusta pronuncia sei rispedito in Terronia.

Finale a sorpresa, con un pensiero a La grande guerra di Monicelli e un insegnamento di Massimo D'Azeglio. Questo: «L'indipendenza di un popolo è conseguenza dell'indipendenza dei caratteri. Chi è servo di passioni municipali o di setta, non si lagni di esserlo degli stranieri». Che è un po' la filosofia dei Vanzina, due liberal pariolini - scafati, ironici e nostalgici - per i quali la vita non si esaurisce al Piper.


GrimFang

lunedì 18 giugno 2007

2061 (ovvero: La Guerra dell'Acqua)

A qualcuno forse lo avevo già accennato.

In vacanza in montagna, un'estate di quelle particolarmente afose, mi venne in mente un soggetto per un lungometraggio. Un film di quelli perfetti per Gabriele Salvatores, sulla scia di quel tipo di lento scorrere delle amicizie nel tempo, del viaggio, della crescita che si trovano tanto in "Mediterraneo" che in "Turné" che, soprattutto, in "Marrakech Express".

L'avevo intitolato "La guerra dell'acqua", come titolo provvisorio, perché proprio dalla riflessione sull'inizio - era un boato di tempo fa, tipo 1998 o anche molto prima - della scarsità di risorse idriche era nato. Beh, era proprio nato dal caldo boia che faceva quell'estate e dalla sete brutale che noi - pur essendo in montagna - si provava.

Era uno dei primi soggetti che mi erano venuti in mente, ed era ancora pieno di quei piccoli errori che subito dopo uno impara a non fare: ad esempio, ogni personaggio era legato a un attore. Questa cosa magari aiuta a scriverlo, a focalizzare, ma non aiuta certo a produrlo: se una casa di produzione non può permettersi quel cast, per un motivo o per l'altro, si troverà costretta a realizzare il film con un cast parzialmente o completamente diverso e, quindi, inadatto alla parte. Perché la parte era pensata per un altro.
Quindi, quando si scrive, bisogna mantenersi sempre focalizzati sul personaggio, mai sull'attore; o perlomeno sarebbe meglio di no.
Io invece avevo tirato in ballo tutti gli attori feticcio di Salvatores: Diego Abatantuono, Ugo Conti, Antonio Catania, Giuseppe Cederna, Gigio Alberti, Claudio Bisio, Silvio Orlando, Stefania Rocca, Bebo Storti... e ci avevo associato altri personaggi ed attori che comunque gravitavano in quell'orbita o non avrebbero 'stonato': Dario Fo, Giobbe Covatta, Alessandro Bergonzoni, Paolo Rossi, Marco Paolini... un cast decisamente ricco e nutrito.

La storia era più o meno riassumibile così. (^_-)
Diego (Vasco) e Ugo (Pizarro) sono di ritorno dalla ex-Russia, dove hanno svolto un lavoro di fatica (qualcosa stile minatori) ed hanno ricevuto come ricompensa una jeep ed una cassaforte piena di tutta la loro ricchezza: acqua, e acqua frizzante! Già, perché il pianeta è stato sconvolto dai cambiamenti climatici, e vaste zone della Terra si sono desertificate, rendendo l'acqua il bene più prezioso che esista.
Così, il film comincia coi due che si guardano intorno in mezzo ad un vasto deserto roccioso tra le montagne: si trovano in quello che era il Parco Nazionale d'Abruzzo, giunti dopo aver attraversato un Mar Adriatico in secca. Ad una stazione di servizio gestita da Antonio (Raffaele) incontrano Claudio (Glauco, detto Nostromo) che è un esule della Padania, da cui è stato cacciato per 'esercizio abusivo di cabarettismo' e che ha bisogno di un passaggio verso il centro Italia. Malvolentieri i due se lo caricano e intraprendono il viaggio, senza dare troppo peso al paranoico Glauco che sospetta d'essere inseguito dai padani alla ricerca della mappa del favoloso tesoro che il pirata Orion, che assaltava i trasporti d'acqua frizzante in tutta Italia, ha lasciato al suo luogotenente Red Paul.
Disgraziatamente, i tre finiscono nell'agguato di due predoni, Giuseppe (Buba) e Gigio (Gallo), che gli fregano la jeep lasciandoli a piedi. A piedi, assetati, arrivano a una sorta di centro d'accoglienza fortificato, governato da Giobbe (Noé) e totalmente pieno di profughi africani. Infatti, gli viene rivelato, grazie ai cambiamenti climatici l'Africa è diventato un paese davvero ospitale e fertile. Talmente tanto che, visto che gli Stati Uniti si stavano desertificando, gli americani hanno pensato bene di evacuare la terra patria invadendo il continente nero: i cui legittimi abitanti sono stati cacciati a calci nel culo via dal continente. Però, le conoscenze di chi è abituato a vivere nel deserto han fatto bene agli italiani, che lì han costruito un pozzo di acqua sorgiva e se lo tengono ben stretto, pur in un clima di pacifica condivisione comunitaria. In quel luogo incontrano Bebo (Otello), di pura razza nordica, ma non abbastanza: reo di aver avuto un nonno toscano e - orrore! - comunista, è stato esiliato dall'amata e pura Padania, e adesso è finito a vivere "coi négher". Essendo stato trattato con totale riguardo e amicizia da quella gente, lui - cresciuto ed educato razzista - soffre di devastanti crisi di sensi di colpa e coglie l'occasione della loro partenza per andarsene da lì, aggiungendosi alla comitiva.
Di nuovo in viaggio, s'imbattono nella loro jeep rovesciata su di un fianco. Prima che ne ripossano prendere possesso saltano di nuovo fuori Buba e Gallo che dopo un'iniziale incomprensione, collaborano alacremente per rimettere in sesto l'auto e togliersi a razzo tutti e sei da quelle zone, infestate da i Vampiri. Questi sono cittadini esasperati che, all'alba delle crisi idriche e di fronte al menefreghismo egoistico della classe dirigente, beh... s'erano bevuti sindaco e assessori. E non s'erano più fermati. Infatti, poco dopo il sestetto s'imbatte in un piccolo villaggio appena visitato da costoro; e la semplice visione di quel che rimane mette a tutti le ali ai piedi per levarsi di mezzo il prima possibile.
Con un secondo veicolo rimediato lì, il gruppo giunge a Roma (la vecchia città burocratica, mentre la nuova è molto più in là sulla costa), dove finalmente si possono separare: Buba e Gallo si scusano di tutto e si lasciano con gli altri in amicizia: Glauco è alla ricerca di Dario Fo (il famoso Fanfoni) che può spiegargli dove si trova il luogo indicato su di un pezzo di mappa che effettivamente ha. Con lui vanno Vasco e Pizarro, ma per trovarlo devono prima passare per i ragionamenti del custode, filosofo della burocrazia, Alessandro. Una volta da Fanfoni, che prende fischi per fiaschi, i nostri vengono comunque a scoprire che la mappa in questione si riferisce alla Sicilia, verso la quale dunque si accingono a partire (sebbene Otello si dica convinto che non esista perché "quando ha studiato geografia padana non c'era").
Purtroppo, per un problema tecnico debbono abbandonare la jeep e salire su di un torpedone anni cinquanta guidato - guarda caso - proprio da Raffaele, che fa loro uno sconto simpatia per l'imbarco. Solo Glauco, paranoico, sospetta che l'autista sia una spia dei padani. Sul torpedone, per una 'coincidenza' salgono anche Buba e Gallo. Si parte alla volta della Sicilia.
Alcuni giorni dopo, ad una sosta, il gruppo nota Stefania (Odetta detta Morgana) che viene maltrattata da alcuni motociclisti, suoi compagni di viaggio. Soprattutto Buba non ci sta a vederla trattare così e ne nasce una rissa in cui vengono coinvolti tutti, finendo col perdere il torpedone e guadagnando nel gruppo la poco socievole Morgana. L'unico modo per riprendere il viaggio è raggiungere una stazione e sperare che passi il treno. La stazione è un'oasi di tranquillità, retta dal capostazione Silvio (Silenzio). L'attesa è rinfrancante, ed i legami di amicizia si stringono grazie all'atmosfera tranquilla, turbata solo da un assalto dei Vampiri rintucciato con bonaria pacatezza da Silenzio e dal suo campo minato. Una volta sul treno, fanno la conoscenza del controllore Marco (Cervantes), filosofo pendolare, secondo cui la vita è tutta un racconto di viaggio. A questo punto, sono allo Stretto di Messina e bisogna attraversare. Si potrebbe farlo a piedi se non fosse che la marea rischia di far annegare tutti: a salvarli da quest'ipotesi giunge il torpedone di Raffaele. S'imbarcano tutti nuovamente e giungono in Sicilia, con grave shock di Otello sinceramente convinto della non esistenza di un simile luogo.
Una volta sull'altra sponda, noleggiano il bus di Raffaele per raggiungere insieme il luogo segnato sulla mappa, il Paese del Sogno. Ma una volta giunti lì, trovano solo un paese abbandonato fatto di pietre riarse, abitato solo da un eremita pazzoide e farneticante. Anche messo sottosopra come un calzino, dal paese non esce niente: il tesoro è una favola. Glauco è disperato, al limite della follìa. Si accampano, ma, nella notte, il podestà di Cinisello Balsamo e le sue truppe padane piombano loro addosso: li hanno veramente seguiti per ottenere il tesoro, grazie alla collaborazione di Raffaele (ricattato e malmenato), e sono decisi a non andarsene a mani vuote. Ma, mentre sono alle prese con la tortura dei prigionieri, dalle ombre della notte emergono centinaia e centinaia di uomini neri: massacrati di botte, i padani son cacciati via dalla Sicilia a pedate nel culo. L'eremita rivela di essere Red Paul, e quegli uomini la sua ciurma; appreso della triste fine del suo capitano, assume il comando e conduce la comitiva (compreso il povero Raffaele) verso un canyon segreto, per caverne naturali e cunicoli sotterranei... per riemergere la mattina dopo dall'altra parte della montagna, dove una lussureggiante Sicilia li accoglie a braccia aperte: il Paese del Sogno. Una terra libera e felicemente anarchica, ma con una forte selezione all'ingresso: gli imbecilli non possono entrare. Tutti loro possono restare.
Ma, mentre c'è chi - come Glauco - si getta a braccia aperte verso la verde Sicilia, c'è anche chi, come Raffaele e Vasco, sogna già di ripartire e tornare su, a ripagare coloro che se lo meritano (Silenzio, Cervantes, Noé...) con questa buona novella...

Eccolo qua. Per esteso! ^__-
Detto in meno parole, sarebbe un viaggio picaresco di una ciurmaglia di uomini che dal Centro/Nord Italia - devastata da una crisi idrica di proporzioni mondiali - si muovono verso il Sud, attraverso tutte le frammentarie realtà autonome prive di guida in cui essa si è trasformata. In questo viaggio, scopriranno l'amicizia gli uni verso gli altri ed il valore che ha, fino a scoprire possibile un futuro migliore.
Beh, è più o meno così, no?
Ad ogni modo, spero vi sia piaciuto.
Per quanto oramai quasi inutile, se qualcuno dovesse rivendersi quest'idea altrove verrà passato per le armi.
Perché dico inutile?

Era un boato d'anni fa.
Veramente tanti. Resi ancora di più dal fatto che, in fondo, di tutta la storia io avessi in realtà scritto solo l'idea su due paginette, il cosiddetto soggetto. E con queste due paginette, dove volevo andare? Quindi rimase nel cassetto, per anni. Ecco perché dico 'resi ancora di più'.
Poi, all'università, ho preso parte ad un corso di cinema, organizzato con la Rai. Direttore responsabile del corso, Giuliano Montaldo. Che da allora, dopo averlo personalmente conosciuto, ha tutto il mio affetto oltre che la mia stima. Tra gli invitati c'era anche Domenico Starnone, scrittore oltre che sceneggiatore per Rubini e credo anche Luchetti. Così, mi faccio coraggio e gli mollo quelle due paginette. Che, proprio perché due paginette, lo dispongono bene alla lettura, pare.
Ma non mi ha mai fatto sapere nulla.
Così, torna nel cassetto per altri, lunghi anni, finché, a lavoro, non mi capita d'imbattermi in Antonio Catania, che in questo progetto doveva fare Raffaele. Riprendo il coraggio nelle mani, ottengo un indirizzo email, glielo mando. Niente. Gli riscrivo.
Mi risponde. Mi critica, pacatamente, professionalmente, e mi da il suo parere.
Grazie. Grazie mille. Finalmente un confronto. Tra l'altro, delle tre critiche che mi ha mosso, una non la condividevo, ma le altre due sì - facendomi accoregere di cose che non avevo notato.
Questo accadeva circa un anno fa.

Pochi giorni fa, invece, su uno dei giornali gratuiti urbani (che fosse Metro o Leggo o City, non so), leggo del nuovo film di Carlo Vanzina (soggetto e sceneggiatura del fratello Enrico).
Si tratta del "2061" che dà il titolo a questo post, appunto.
Avete già capito.
L'artciolo, un ritaglio che mi porto in tasca dentro al portafoglio, dice:
"Abatantuono salva l'Italia nel film apocalittico diretto dai fratelli Vanzina"
"ROMA - Carlo Vanzina è tornato sul set per le riprese di "2061", commedia apocalittica sull'Italia del futuro prossimo con Diego Abatantuono. La storia: dopo una tremenda crisi energetica dovuta alla fine delle scorte petrolifere, il mondo è piombato in una sorta di Medioevo. In Italia un gruppo di avventurosi patrioti capitanati da Abatantuono, nei panni di un professore istrionico, intraprende un viaggio picaresco dalla Sicilia alle Alpi, con lo scopo di ricostruire un paese disunito."

M'è venuto da piangere.
E' cambiato il senso del viaggio, da Sud a Nord, e la causa del regresso: petrolio al posto di acqua.
Pure Abatantuono è lo stesso.

Dalla frustrazione all'idea di essere stato defraudato, però, sono pian piano passato - dietro anche spunti di riflessione altrui, più che veri consigli (grazie, Sara) - ad un altro punto di vista.
Per quanto mi piacerebbe almeno incontrare Enrico Vanzina e domandargli se è effettivamente tutta farina sua - prima di biasimare Starnone così, a buffo (Catania è automaticamente assolto perché, a quanto pare ci stan lavorando da prima che ne parlassi con lui) - quello che è indubitabile, e conta, è che l'idea era buona.
Da aggiustare, da scrivere, da mettere sotto copyright persino (se non detestassi con tutta l'anima la SIAE - almeno, così com'è adesso - che potrebbe benissimo essere l'acronimo di Sanguisughe Incattivite su Autori già Emaciati).
Recriminare sulle idee rubate non ha poi molto senso, al di fuori di sé stesso. E' sterile.
Ripensare alle proprie cose con maggiore fiducia e diverso atteggiamento (finirle, tanto per cominciare! ^_^) è ben altro.
Con questo, su le maniche e a lavorare!


GrimFang


sabato 16 giugno 2007

Il ritorno del Migliore

E' un bel po' che non si posta, quassù!
^___^

Scusate l'assenza, ma tra un impegno e l'altro non son riuscito a terminare un post che è uno di quelli cui sto lavorando (sto cercando di finire di raccontarvi di Granada!). Nel frattempo, però, è ritornato in Italia il Migliore.

Dopo tre mesi in quel di Pechino (Beijing), nella vicina e lontana Cina, ieri sera ci siamo finalmente rivisti, coniugando il lieto evento con una bella mangiata di pizza da Remo a Testaccio, che è in Piazza Santa Maria Liberatrice, e non Santa Maria Ausiliatrice come il Deso nel pomeriggio aveva avuto modo di spacciare, facendomi correre il rischio di trovarmi da solo in mezzo al niente sulla Tuscolana...
Ma pare che l'errore sia effettivamente presente su internet, e quindi lui va scagionato della colpa... ^_-
Abbiamo fatto fuori - in un tempo molto dilatato dall'arrivo decisamente scaglionato dei convitati - un discreto numero d'antipasti e di bottiglie di Moretti Doppio Malto, prima di poter finalmente dare l'assalto alle pizze. Tra l'altro, con mozzarella di bufala a disposizione! ^_-
Però, nell'attesa, mi si è chiuso lo stomaco, così il buon Deso e il Migliore si sono 'sacrificati' nell'ingollare i resti (metà) della mia Fiori di Zucca e quelli (metà) della Capricciosa di Erika. Così alla fine, dopo la spazzolata di antipasti e tutto, si sono pappati la bellezza di una pizza e mezza a testa: e ringraziando il cielo per l'assenza del Digia, che in simili casi somiglia tanto allo spettro nero de "La città incantata", il "Senza Faccia". Quello che ingollava di tutto senza fine, come fosse un pozzo senza fondo, per capirci.
Capirai, se c'era il Digia quei due si sarebbero litigati le briciole...
Comunque, mentre loro mangiavano a quattro palmenti - tra l'altro io al Migliore l'avevo visto decisamente dimagrito, mentre ad altri non ha dato affatto quest'impressione... - io mi dovevo accontentare del detto coniato da Sara un paio di giorni fa, in occasione del racconto della cena di lunedì con Ale, Annalisa e Erika al ristorante sino-giapponese...
Un detto talmente bello da poterci fare una maglietta:

" Brillezza è bellezza "

Cioè, stavo felicemente brillo, alticcio.
E assonnato.
E privo di caffè, che avrei ottenuto solo in seguito.

Ad ogni modo, al di là dell'averlo trovato smagrito - quando poi ci ha raccontato che in Cina, quando si rompeva di mangiar cinese, usufruiva di ristoranti di tutte le etnie, italica compresa - l'ho visto molto entusiasta, oltre che devastato.
Già, perché il jet-lag da lì a qui è tale per cui noi, che ci siamo visti ieri sera intorno alle nove, lo abbiamo trovato come se per lui fossero, in effetti, le cinque di mattina. Suppongo che gli ci vorrà un sonno criogenico, un vero e proprio letargo per ricalibrare i bioritmi sul binario giusto.
(A proposito di bioritmi, qualcuno mi sa dire se questa pagina di Wikipedia dice sul serio o è una presa per il culo? Biomaria?)
A parte questo, si è mostrato decisamente entusiasta dell'esperienza.
Non vediamo l'ora di vedere le 800 foto che ha scattato negli ultimi 10 giorni di vacanza al sud... anche per stabilire se s'è fatto prendere la mano oppure valeva proprio la pena per ciascuna di loro! ^__-
In particolare, ha dimostrato di aver gradito le serate passate a giocare a 'ping-pong alcool', come si dovrebbe tradurre letteralmente... Un lungo tavolo con su due piramidi di bicchieri di birra pieni alle estremità; i due avversari ognuno davanti alla propria piramide dovevano centrare con una pallina i bicchieri dell'avversario per farglieli bere. E così via fino all'ultimo bicchiere della piramide... e poi sotto al tavolo! ^___^

Ma il Migliore ha dimostrato nell'intonazione di essere stato comunque di più uno studente serio, piuttosto che uno svaccone in vacanza! Infatti, mentre tutti si davano alla pazza gioia soprattutto alcoolica (ma non solo), il nostro è rimasto ligio ai suoi doveri, che alla fine gli han consentito di passare tre esami pazzeschi - uno al mese.
Ad ogni modo, oltre ad essersi divertito, ad aver visto posti incredibili, tra cui un tempio buddhista in una valle che sembra averlo veramente stracolpito, e ad aver conosciuto bella gente di tutte le nazionalità (russia, thailandia, mauritius persino... peccato che quest'ultimo viva a londra), il nostro ha soprattutto fatto una cosa.
Ha imparato il cinese! ^_^
Beh, meglio di come lo sapeva prima...
E - come tutti gli stranieri che vivono per un periodo prolungato di tempo in Cina - s'è scelto e preso un nome cinese!
Quindi, il Migliore potrà annoverare di buon diritto tra i suoi nomi e soprannomi anche quello che più o meno significa
"Il Filosofo delle Prugne"
o qualcosa del genere! ^___-


Beh, quindi, questo post è per dire al Migliore
Bentornato in Italia
Anche se il jet-lag ti sta stroncando, e t'impedisce di mangiare lasagne, melanzane alla parmigiana e quant'altro ti ha preparato ieri tua madre all'ora di pranzo, senza sapere che per te era ancora mattina... Anche se andare al ristorante là ti costava 5 euro se proprio era una rapina; mentre qua ti sei trovato a pagare il corrispettivo di 150 Yuan per mangiare... Anche se le persone là si allacciavano ai tubi dell'acqua con una comune pompa da far passare sugli alberi; anche se là non c'è il copyright o la proprietà privata... e se bevi l'acqua ti viene il cagottone... e loro non hanno il concetto di bere acqua durante i pasti... e quant'altro.

Comunque sia, ricorda una cosa:
non finirò mai di invidiarti per non avere, in questi tre mesi, mai letto un quotidiano europeo o visto un telegiornale!

^______^


GrimFang
(che si sta ascoltando il regalo del Migliore dalla Cina: il cd degli "AK-47", che sono più o meno il corrispettivo dei Rammstein in versione cinese! ^_^)