L'artista mescola il sangue con la terra, per generare sempre nuova vita...

Sarà sicuramente potente, la vita. Piuttosto dolorosa, a mio avviso, a volte sorprendente, sicuramente intensa, vibrante, indubbiamente da vivere. Sempre e comunque.

Sara Tenaglia

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento
Fire cup

venerdì 1 giugno 2007

Il primo Festival di San Cleto al Teatro Ygramul !

Ieri sera doveva esserci una sorta di cena degli ygramullini reduci da Granada... in realtà si celebrava la chiusura del primo anno di attività del Teatro Ygramul.


Per l'occasione, finalmente Pape (l'ennesimo Paolo) poteva sfoggiare il suo talento di presentatore e realizzare, decisamente in parte, il suo sogno di condurre Sanremo.

Infatti, la serata era dedicata al primo "Festival di San Cleto", non legato solo alla musica, ma - ovviamente - anche al teatro, agli sketch, alla poesia, alla lettura e quant'altro. Insomma, uno show quasi da contenitore televisivo.
Visto il livello di 'preparazione' dei numeri, all'80% improvvisati quasi sul momento, però, Pape ha dovuto abdicare all'idea di potersi confrontare con Pippo Baudo, anche se ci ha regalato intensi momenti d'ilarità grazie ai suoi commenti a mezza bocca debitamente amplificati al microfono. L'ironia è un'arte, e Pape sa essere caustico.
Quindi, più che il festival di Sanremo, sembrava La Corrida.


A me, per la verità, era arrivato un messaggio da Vania dai toni un po' generici, tipo "portate canzoni da cantare e vestiti da Sanremo", il che - considerato l'errore di NON consultare il programma del teatro - poteva andar bene anche per una serata goliardica tra di noi.

Però mi piaceva l'idea di andar vestito 'bene' - e infatti oggi in ufficio son vestito come ieri sera (tra l'altro Paola Minaccioni, oggi a tavola in mensa con me, raccontava di uno che "ha cominciato ad amarsi, e a curarsi di più nel vestire"...) - e magari di cambiar vestito a seconda della canzone che cantavo...
Così, siccome non mi andava di uscire di casa direttamente col vestito più 'scenico' (pantalone arancione, camicia rossa stile hawaiiano ma con su dei draghi cinesi, e giacca arancione - da abbinare ai miei occhiali da sole tondi blu) optavo per pantaloni grigi, camicia grigia e cravatta rossa, esattamente come sono vestito adesso.
Sì, ho la cravatta.
E sono un sacco styla. ^__-


Prima di uscire mi son fatto una bella doccia - a naso se ne sentiva l'esigenza - che però mi ha un po' fiaccato. Il traffico sulla tangenziale ha fatto il resto (un'ora buona di macchina da casa mia fin lì) e sono arrivato lì con le energie ridotte al lumicino.
In più, cantando sotto la doccia e poi sopra la radio in macchina, ho un po' sforzato la voce; senza contare che m'ero riempito la borsa di cd, con le canzoni che mi sarebbe piaciuto cantare e far ascoltare. L'idea che m'ero fatto era un po' quella della serata karaoke fra amici - una cosa che odio, ma che in quel frangente ero anche disposto a accettare, visto che ad ogni modo solleticava il mio istinto di prim'attore - ok, ok, la mia voglia esibizionista.
Ma quella che prospettavo essere una serata intima e tranquilla, con amici che si danno il cambio sul palco e si prendono cordialmente per il culo a vicenda, era destinata a ribaltarsi nell'esatto opposto.

Infatti, era una 'normale' serata di teatro, col pubblico (non credo pagante - a parte il contributo di un euro per finanziare il viaggio della compagnia ufficiale del teatro, "Ygramul Le Mille Molte" a Bali - dove andranno a far teatro e a 'vivere' il problema della prostituzione minorile) anche sconosciuto e con una scaletta delle esibizioni.
Appena arrivato, infatti, mi è stato chiesto "tu cosa porti?".

Mi sono agitato.
L'orribile impressione di essermi presentato totalmente impreprato si univa ad un'ansia più sottile, quella derivante dall'attendermi una cosa e trovarmi in un'altra situazione che non mi metteva a mio agio.
Almeno, il vestito l'avevo imbroccato.
I complimenti sull'eleganza si univano, poi, alla soddisfazione di aver deliberatamente scelto un tipo di look che veniva riconosciuto: a casa, davanti allo specchio, infatti, m'ero detto "ecco: un look alla Enrico Ruggeri". Perfetto: almeno due persone hanno fatto il paragone corretto.
L'altro look in valigia, che alla fine non ho affatto tirato fuori - se non per farlo provare a Graziella, che non si sentiva perfettamente a suo agio vestita normale (in mezzo a gente che sfoggiava anche cravattino a farfalla o abito da sera - ma anche in mezzo a gente vestita stranormale, che però non si è esibita, mentre lei sì) - l'altro look, dicevo, era un po' Daniele Silvestri (che sito carino!) in "Salirò" (qui c'è video con audio di merda).
Però, là fuori, ad aspettare che s'iniziasse questa serata che si rivelava tutt'altro dalle attese, soprattutto dopo aver visto Silvano parzialmente vestito da valletta Silva - una visione che resterà a lungo nei miei incubi - mi salivano l'ansia e l'inquietudine. E poi, avevo le energie di una formica.

Tanto per cominciare, si trattava di non poter più seguire l'onda del momento, buttarsi in scena quando si voleva, scegliere un cd piuttosto che un altro... No, c'era da scegliere prima, e subito.
Che fare?
Black out. Provo a percorrere la mia memoria alla ricerca dei brani che conosco a menadito, ma tutto mi sembra inadeguato; soprattutto senza base musicale.
"Wuthering Heights" di Kate Bush (video dell'epoca e video anni ottanta) o la pigli bene o non la pigli: steccare nel silenzio assoluto non mi andava. Spazio e tempo per preparare la voce, zero. In più, quel nodo in gola che non andava via non mi garantiva per l'emissione di fiato: avevo il panico dell'andare in scena. Stesso problema, più l'esatta memoria, per "Stairway to Heaven" dei Led Zeppelin (la traduzione con testo a fronte, la storia del brano ascoltato al contrario, ma soprattutto un sito che si chiede se l'avessero scritta i grandi della classica...): diciamocelo, ho la voce piuttosto alta che riesce a prender bene gli acuti; a coro ero un 'tenorino'. "Olwen", di Alan Stivell, un brano dolcissimo che canterò come ninna nanna ai miei figli, se e quando ne avrò, era certamente una scelta vincente, ma portare una canzone in gaelico al "Festival di San Cleto" non mi sembrava poi una scelta così con-vincente.

A proposito: volevo vincere?

Non so. Certamente volevo fare una bella figura.
Ormai è come se avessi un po' abituato me stesso a giudicare il campo del teatro Ygramul come quello delle vittorie. V maiuscola o di misura che sia. Insomma, quello spazio mi ha dato tanto, in termini di soddisfazione e anche di crescita su me stesso.


...ok, a chi la vogliamo raccontare, è anche perché c'erano tutte le yogurtine e le saltymbanchine che mi piacevano e che... beh, decisamente me la scoatto, quindi l'idea di fare brutta figura era decisamente pessima.

Quindi, vincere me ne fregava un cazzo. Ma assolutamente dovevo fare qualcosa di buono, se non di straordinario.
Così, di primo acchitto, per quanto senza chitarra (o con l'accompagnamento di Cicalo' Pittacci - che per quanto la sappia non è proprio affidabile) ho deciso di cantare una serenata romanesca, "Nina si voi dormite". La so, mi piace, è romantica e c'ha pure un certo impegno di voce.
Così, se mi riesce bene almeno 'strego' le ragazze.


Ma più andava avanti il tempo più sentivo di avere bisogno di altro.
Di qualcosa di diverso. Forse di una cosa meno seriosa.

La paura di ritrovarsi con una canzone eseguita semplicemente, senza pretese, in mezzo a un casino di cose folli, inventate, sketch ridanciani o momenti veramente seri - come in effetti poi è stato! - e di farci la figura di 'quello che non ha capito niente di com'era la serata' era appostata in bella vista, pronta a scattare.
Così, ho cercato di mettere su qualcosa con Domenico e Gianluca, di Yogurt, ma senza alcun successo. E nessuna buona idea, veramente. Volevo, avevo bisogno di non essere solo sul palco, di poter dividere con qualcuno la scena e la colpa, in un'atmosfera di leggera goliardia.
Mi cacavo sotto.

Ma senza dare a vederlo.
E più le ragazze fuori mi chiedevano "e tu che porti?" ed io glissavo, nicchiavo, e loro facevano "ma come, qui tutti dicevano: dai, che adesso arriva... chissà che farà..." parlando di me, e più io...


...orpo...


...più io mi trovavo a fare i conti con il mito di me stesso.


Oh, Giesù.

E' vero.

Porca paletta, me ne rendo conto solo adesso.

E'... il personaggio di me stesso che ha preso piede più di me. Io quella sera avevo paura di non reggere il confronto con me!


O___ò'


Però è così: in tutto questo tempo, atteggiandomela, scoattandomela, gonfiandomi, pompandomi, rivendendomi, pubblicizzandomi... ho creato un mostro. Porca zozza, meno male che me ne sono accorto!
E' vero, sono l'uomo dei massaggi, della psicologia dei colori, quello bravo, quello saggio, quello... non umano. Gash! Chissà quanto c'è di bene e c'è di male in questo...
Ci rifletteremo! ^__^




Tornando a noi a bomba, in preda all'ansia da prestazione mi ricordo comunque che Nunzio (Saltymbanco) fa o faceva breakdance: ideona.

Lo prendo da parte e gli chiedo se gli va di ballare la break mentre io canto "Fight Da Faida" di Frankie Hi Nrg (ma quant'è fica Wiki?), che so tutta a memoria compresa la parte finale in dialetto.
Mi fa vedere il dito dove c'è un taglietto e mi spiega che si è asportato un pezzo di pelle con il coltello e se ci poggia sopra il peso urla.
Cacchio.
Progetto fallito.
Però, mi dice, sa fare la base vocale, quella che fanno i rapper quando non hanno gli strumenti.
Progetto riaperto.
Anche perché una delle cose che temevo sulla serenata era affidarmi solo alla voce (per quanto ci sarebbe stato Mario, 'ragazzo' handicappato che con una fisarmonica in mano ti genera meraviglie suonando praticamente su tutto - ma il suo forte sono le musiche popolari, un grande) ed essere giocoforza costretto a farla piuttosto filata senza potermi permettere le pause.
Insomma, temevo il fiato e la voce, perché a polmoni stretti non sarei stato in grado di cantare. E allora ecco! Nunzio mi fa da base e copre la mia voce. Grande. Geniale.
Posso permettermi qualche stecca.


Saliamo su in strada e ci mettiamo a provare. Giusto per trovare una buona base e fargli sentire a lui come fa il testo. E già che ci sto per accordarci sul finale.
Peccato però non riuscire a evitare d'impappinarmi su qualche verso, vabbè, me la ripasso.
Scendiamo, e tutto è appena iniziato: non c'è tempo per segnarci adesso sulla lista, dovremo aggiungerci dopo in un momento di calma, o arpionando il Pape-presentatore e buttarci in scaletta.
Io sono in lista ancora con la mia serenata, e non so quando sarò chiamato.


Spendiamo però due parole sul vestito di Vania.
Adesso, per chi non lo conosce, va detto che il suo look è sempre quello a metà tra un barbone e uno che gira piuttosto scaciato.
Maglione anche agli inizi d'estate, anfibi neri dipinti di blu con l'uni-poska, pantaloni lunghi come i capelli (sempre più pochi ed arruffati), e collane di osso e di legno regalo di qualche tribù amazzonico-sudafricana.
Ieri era in camicia blu e giacca scura, pantaloni in coordinato e, almeno quelle immancabili, scarpe da ginnastica. Come me, del resto.
A chiunque lo conoscesse quasi veniva un infarto a vederlo così. A me un po' meno perché un altro paio di volte almeno nella sua vita m'è capitato di vederlo acchittato. In finale, sembrava un po' un direttore d'orchestra invasato, di quelli che vedresti bene in una comica anni '30 o in un film di Nichetti. Al massimo, anche un po' folle scienziato.


Il primo pezzo proposto era interminabile.
Carino, ma interminabile. "La vispa Teresa" pezzo teatral-musicale pieno di medley e in nappolitano, con buona verve e humor, ma interminabile. La gente alla fine boccheggiava, anche perché era decisamente lento, anche se carino. Ogni volta ricominciava, e saranno passate almeno quattro volte in cui abbiamo creduto in un finale e invece, esasperante, ripigliava.
Grazie a dio i pezzi dopo sono stati più veloci.
E incasinati, perché, come ogni festival che si rispetti, c'era l'ospite in collegamento internazionale!


Eh già.
Grazie ai prodigi della tecnica e la manodopera di Gab e Roberto - e nonostante gli innumerevoli problemi tecnici che hanno devastato la scaletta - il nostro Federicone s'è collegato dall'Irlanda, dove sta a studià, per cantare con noi il testo di una canzone altrui (dei Saltymbanco) modificata: il nuovo testo parlava del viaggio a Granada e mi citava in qualità de "L'uomo dei Massaggi" (che "ha già le mani sulla testa e sul collo di tutte quante" o qualcosa del genere) e Stefano in qualità di "quello che torna alle quattro di mattino" e "Jack Sbòrrows" (che voi non sapete...).

^__^

Mentre le yogurtine chiamate in scena per riempire il vuoto di show glissavano, nicchiavano e rimandavano, costringendo al palcoscenico anzitempo il cantautore di San Cleto di cui non ricordo il nome e - a parte "Gli Alieni siamo noi" davvero bella - le canzoni, in me il panico saliva.
Nemmeno gli 'intermezzi' di Gab, che erano delle microesibizioni piuttosto divertenti - memorabile Silvia che grida "Nudo!" e Lalla (la ragazza di Gab) che da tre file di distanza grida "A bella! Càlmate!" - riuscivano a distendermi.
Un po' c'è riuscito Robertone di Saltymbanco, che ha recitato una filastrocca fichissima con 'Silva' che gli fungeva da asta del microfono e Mario che gli faceva la mimica a fianco (quando Robertone se n'è accorto quasi si strozzava dalle risate), e un altro po' c'è riuscito De Gregori, suonato al piano da un altro Saltymbanco, perché "La donna cannone" è quello che è... è scattato il coro.
Bober invece ha cantato "Testardo", sempre di Silvestri, e m'ha quasi fregato una buona idea.
Alla fine le yogurtine ce l'hanno fatta a cantare la Caselli con "Nessuno mi può giudicare", trovando coreografie e coraggio... Valentina, Claudia e mi pare Isa e Cristina a far da coriste/ballerine... Non so bene perché altre volte le coreografie le avrebbe fatte anche Maria Rosa e... beh, altre.


E poi...
Poi, in un momento di confusione tocca a me.
Era ormai abbastanza chiaro che non c'era molto tempo, e che bisognava stringere. Quindi decido che non s'incazza nessuno se facciamo "Fight Da Faida" invece di "Nina si voi dormite". Solo che Pape non lo sa.
Continua a chiedere chi è 'Righetto' (così m'ero segnato, tanto tutti avevano lo pseudonimo) e quando gli dico "cambio di programma" non capisce, glielo ripeto e sbaglia. Insomma, alla fine esce un
"Righetto... e Nunzio, in Nina se voi Dormite!"
E io
"No, cambiamo programma, il pezzo non è quello."
"Ah no? E che è?"
Ed io, prevenendo Nunzio,
"E mo' lo vedi."
Quindi ci hanno ascoltato senza sapere che avremmo fatto.
Avevamo un solo microfono, cosa per la quale ho ringraziato i santi, perché così lo davo a Nunzio che faceva la base ed era importante e mi avrebbe coperto di più gli errori. Magari avrei dovuto un po' strillare ma andava bene lo stesso.
Il vestito era quello di adesso, MA con il particolare degli occhiali, recuperati dalla borsa. In pratica, m'ero tolto i miei da vista e non vedevo un cazzo, pensando che questo mi avrebbe aiutato a meglio affrontare il tutto.
Col senno di poi, avrei voluto gustarmele, le facce.
Do il via a Nunzio, che parte, e mi atteggio. Apprezzano.
La base, intendo.
Mentre Nunzio fa due giri a vuoto e io mi calcolo mentalmente il tempo dell'ingresso, ripasso il testo a memoria, faccio gli scongiuri, stringo il culo e altro, cerco disperatamente di affondare il respiro, che non va più giù della metà dello sterno. Un po' più teso e vado in iperventilazione. Per una 'stronzata', poi!
Grazie a Dio la base la fa lenta come sopra, quando provavamo. Io invece di solito la canto a manetta, ma stavolta mi va proprio bene che sia giustamente veloce. Tanto poi mi sarei impicciato con le parole comunque: meno male che era abbastanza piano da consentire di riprendermi! ^__^
Fine secondo giro di base.
Parto.
"Padrecontrofigliofratellosufratellopartoritiinunavellocomecarnedamacello..."


^____^

Finisce la prima strofa, lascio fare alla base, mi manca il fiato. Gli faccio segno di continuare dopo le due a vuoto e dal pubblico si sente
"Nun se la ricorda..."
Ringrazio il simpatico osservatore.
Magari non l'ha sentito quasi nessuno, che non l'ha detto alto, ma io sì. Proprio simpatico.
Parto con la seconda, e m'incarto proprio su quella. Mannaggia! Io i giri di base a Nunzio li ho fatti fare perché non respiravo!
Un po' rabbioso perché finivo col dare ragione a quel simpatico tanghero e alla sua osservazione, devo dire che però sull'errore ho sorriso, perché era matematico, e me lo aspettavo. Questo deve aver fatto piacere, e sentivo che il pubblico era molto caldo. (sbòrrowsss) ^__^
Arriviamo alla terza strofa. La gente non se l'aspetta: è raro che ci si ricordi che c'è una terza strofa in dialetto siciliano, perché non la canta Frankie Hi.
E' il mio colpo basso.
Due giri - nei quali la gente si chiede che c'è, perché non finiamo o come finiremo - e parto.

"Tritritrisettefimminieuntarì..."

Boato.
Gente che urla, applausi a non finire, io che mi galvanizzo e ci prendo gusto e...
Non prendo fiato.
Tutta in apnea.
Veloce, più che posso, ma sempre - o quasi - nella ritmica.
Non ce la faccio e a "settifimminiel'antrina" prendo fiato, ma cade perfetto sulla metrica e ricomincio alla perfezione. Vado dritto al finale, spero che Nunzio mi segua e si ricordi quali erano le parole del finale, anche se aveva detto che non era un problema, al massimo chiudeva lui mentre io facevo qualche verso tipo 'Yo!'. Alzo la voce, così magari capisce che sto per terminare:
"...elumunnuètritritrisettefimminieuntarì!"
Silenzio.
Abbiamo chiuso in sincrono perfetto ed entrambi in posa.
Perfetto.

STANDING OVATION.

Non sto scherzando, standing ovation. L'unica della serata.
Nemmeno al fisarmonicista quello straordinario che prima del finale - oh, un festival serio, c'era pure l'ospite! - ha suonato da dio. Solo a noi.
Galvano, chi era costui... ^__^

Torniamo a sederci che io non ci credo.
Di avercela fatta, di avere - in fondo - toppato poco.
Dopo di noi, o forse prima, non ricordo, c'erano gli Ygramulliani quelli veri: Fabrizio e Antonio, il primo con poetiche riflessioni sul teatro nate anche dai quaderni di Granada, accompagnate da una chitarra elettrica ambient e dalla recitazione di Brasca; il secondo con letture interpretate di due brani di Piero Ciampi.

Poi, Pape si prepara a chiudere il concorso.
Vania lo blocca, perché non c'è tempo; ma Pape se lo magna, perché ha una carta segreta: c'è il fisarmonicista, un ospite serio, che deve suonare. E Vania non può che, contento, abbozzare.

Non mi ricordo come si chiama, so solo che ci ha fatto sognare.
Suonava e ballava, danzava e cantava, e la fisarmonica sembrava addosso a un folletto, mentre ci portava via trascinandoci con sé sulle note e le parole di Fabrizio De André e la magnifica "Il suonatore Jones" prima, e su quelle di Astor Piazzolla, del mio "Libertango"...

Mario ha provato ad accompagnarlo, e se sulle prime non si son molto trovati è stato molto bello vedere il 'professionista' che lo avvicinava per suonarci insieme, armonizzarsi, e infine per ringraziarlo.
E se non ci siamo alzati per la standing ovation, è perché eravamo davvero stanchi.
Grazie, grazie davvero per quello che ci hai suonato.

Infine, Pape si è scusato in anticipo per quello che sarebbe stato il finale.
Io l'avevo già capito... e anche voi potete capire di che parlo. Basta che vi ricordiate il post sul viaggio Madrid-Granada...

Bober è entrato in scena, con la giacca.
Bober non è piccolo.
S'è guardato attorno, poi ha fatto finta di stringere l'auricolare ed ha fatto cenno di via libera alle sue spalle.
Quando Brasca è entrato in scena, qualcuna delle yogurtine ha cominciato a gridare
"Tiziano! Tiziano!" - e sono partiti i lanci di fiori.

^____^

Eh, già, la grande chiusura è stata l'imitazione di Brasca di Tiziano Ferro (scusate se non metto link ^__^) per ben due brani. La stessa con cui ha sfrantumato i maroni a me e a Crocco negli ultimi, temibili, 100 km verso Granada!!!
E - chicca delle chicche - aveva i ballerini!
PAPE stesso e Isa (sì, quella Isa) si lanciavano in evoluzioni stentate, ma piuttosto precise: si vede che stavano improvvisando le mosse, ma devono aver fatto danza entrambi. Nonostante la bella ciccetta che ha (rowl) Isa che balla è decisamente leggiadra. E... vabbè, lasciamo stare, và, che domani alle sette c'ho il treno... (growl)
Nonostante, però, le seguenti cose che ha fatto a Pape:
1) gomitata nell'occhio
2) pestone clamoroso
3) calcio nelle palle

e altre simili cose, e tutte senza rendersene minimamente conto!!!

Noi eravamo alle lacrime, tutti a gridare, spisciandoci per terra, sul pavimento...
Che finale.
Puro delirio. Alla fine ci s'è messa pure 'Silva' che s'è attaccata a Brasca/Tiziano Ferro come fanno i cani... ^__^
Per la cronaca, Silvano ha la barba. Folta.
Bleah.

Bene, dunque, festival finito.
Tutti a casa?
Ah, no, c'è la premiazione.
Il sindaco (Gianluca) e la sindachessa (Doriana) - autoproclamati dagli altri - della serata devono comunicare chi ha vinto.
Parlottano.
Ah, no, devono ancora decidere. Fa Pape "ma non potevano decidere quando stavano seduti, che c'avevano tempo?!". Niente, si va per le lunghe.
Provano a far fare delle imitazioni a Gianluca, che è bravo. Niente, non se la sente.
Alla fine complottano, ma pare che... sì... si sono scordati il nome dei vincitori, non sanno come chiamarli... chiedono aiuto... sì, ecco... stanno dicendo... chiedono come si chiama...

"...QUELLO CON GLI OCCHIALI"


Indovinate un po' chi ha vinto?


You gotta fight da faida!



GrimFang

Postilla aggiunta: il primo e unico premio consisteva di un paio uno di mutande (a striscie bianche e azzurre... BLEAH! ^__-) rimediato nel retro del teatro.
Visto che eravamo in due e non si poteva smezzarle, e che era anche il caso di fare una figura dignitosa, da gente superiore, si è deciso con Nunzio di etichettarle a pennarello con la scritta
"I° Festival di San Cleto - Primo premio"
ed autografarle, per poi destinare il tutto alla beneficenza, ovvero al viaggio a Bali del gruppo Ygramul Le Mille Molte.
Al fine di sincerarci che questo premio venisse poi effettivamente usato a scopo benefico, abbiamo nominato due 'supervisori', nelle persone di Massimo e Monica, con l'incarico di fotografare a più riprese l'uso che sarà fatto del prezioso premio da noi devoluto, di modo che noi si possa poi a Roma vedere le testimonianze fotografiche del bene che abbiamo fatto.
Siamo star con una coscienza sociale, noi!
Bono docet!
^____-

mercoledì 30 maggio 2007

Un tranquillo weekend ad Arezzo e qualche novità

Niente, neanche un commento...
Non so, me li aspettavo. In fondo l'ultimo non è stato un post facile, come ogni volta in cui uno si toglie un sassolino dalla scarpa.
Beh, a questo punto c'è invece da dire un grazie.
Giustamente, senza l'invito, senza la cortesia, senza i passaggi in macchina, senza tutto quello che c'è stato - nel bene e nel male - non avrei passato questo bel weekend.

Oddio.
Se il Digia avesse miracolosamente trovato da qualche parte quell'invenzione di Eta Beta che trasforma il russare in musica classica, avrei sicuramente dormito meglio!
La prima notte soprattutto!
Infatti venerdì sera non eravamo ospiti della casa principale (e non s'è nemmeno pagato, per cui, di lusso!), bensì della piccola depandance ancora da sistemare.
Una piccola casettina più in disparte rispetto al villone, ma già accogliente per temperatura, aspetto rustico, fan-ta-bu-lo-sa scaletta ripida in legno che porta a ballatoio in legno con balaustra che affaccia su spazio cucina-salotto (se solo vi azzardate a modificare quello splendore nella ristrutturazione, vi elimino! ^__^) che fa un sacco far-west... e infine accogliente per la 'cambusa' piena, la quale ha fornito un egregiamente saporito salame che il Digia (ma non da solo!) ha ben pensato di spazzolare.
Tra l'altro, datosi che in villa il venerdì sera c'erano dei tedeschi ospiti paganti, avevamo tutti ricevuto la consegna al silenzio - di più, all'invisibilità!
Ergo, siamo arrivati quatti quatti...
Eeeh, proprio quatti quatti: la macchina di Erika s'è incastonata nel brecciolino in salita ed ha fatto un fracasso d'inferno!
Comunque, ci siamo relegati nella casupola, anzi, attorno al tavolino di plastica di fronte al suo ingresso. Lì, appiccicati agli alberi, si potevano vedere le lucciole vicinissime... almeno, finché non si è accesa la luce esterna, cacciando le lucciole e chiamando le zanzare.
Ad ogni modo, io e Digia dormivamo di sopra: salivi le scale e dalla balaustra avevi accesso alla porta, che dava in una mansarda. Al di là del problematico accesso al bagno (situato al piano di sotto nella stanza in cui dormivano Deso, Biomaria ed Erika - Sara ed Elena già avevano la stanza in villa, perché era libera e con accesso separato) era confortevole: la prima cosa che vedevi era uno specchio antico, molto lungo e basso, con una pesante cornice dorata e la superficie offuscata dal tempo. Una meraviglia. Era alto praticamente lo spazio esatto dal tetto al pavimento, sul lato basso. Vedersi riflesso lì richiamava un po' le storie di fantasmi e le epoche passate...
Vabbè, il pavimento era in travi di legno piuttosto elastiche, praticamente il soffitto della camera sottostante. Con due caratteristiche fondamentali che ne conseguivano.
La prima, era che si sentiva tutto dal piano sottostante.
No, niente rumori strani... la prima notte Deso e Biomaria hanno passato le armi, erano stanchi. E poi, con Erika in camera... Vabbè che lei in un'altra occasione non è che abbia avuto riguardi, e si dormiva in tre nello stesso letto, però...
Ma questa è un'altra storia. ^__^
La seconda caratteristica è che, proprio a causa dell'elasticità del legno, ogni vibrazione nella stanza - passi, rotolamenti nel letto... - si trasferiva attraverso le assi fino al mio letto di ferro, che amplificava il tutto con effetto terremoto. Considerate che persino il mio battito cardiaco lo faceva vibrare.
Morale della favola, sono andato a dormire per ultimo, dopo essermi goduto la notte ed il buio, ed aver spedito due sms a due fanciulle... vabbè, vabbè: Cristina e Corinna. Sms in cui decantavo la pace della notte, le lucciole, la figata del posto eccetera. Insomma, vado a dormire e - tac! - Digia russa.
Adesso, per chi non ha mai sentito russare Paolo, va chiarito che ha un'occlusione nasale, e già quando respira da sveglio sembra Darth Vader. Figuratevi che razza di concerto esce quando dorme! Immaginatevi, quindi, che razza di vibrazioni mi arrivassero al letto ogni volta che apriva e chiudeva bocca emettendo fiato!
In più, per via della stanchezza assoluta (dovevamo partire alle 18, poi di riffo o di raffo è alle 22 che abbiamo finito di mangiare all'autogrill e alle 24 che stavamo ad Antecchia), al piano di sotto han cominciato il controcanto al concerto anche Erika e il Deso!
Nonostante tutto, però, sono riuscito a dormire.

Quindi - al di là dei meriti intrinseci del luogo, quali panorama, piscina ed altro - va dato merito a chi un simile posto ce l'ha fatto scoprire ed apprezzare, e che si è prodigato per rendere piacevole il soggiorno.
Tra l'altro, regalandoci uno spettacolo gladiatorio degno di merito, quando in piscina si sono affrontati in una partita di pallamano completamente improvvisata la squadra formata da Sara, il Deso e Corrado (mi pare) contro quella formata da AndreaB, Fabrizio e Luciano... partita in cui valanghe d'acqua sono state sollevate in spruzzi riversati su di noi, ed in cui la prima squadra ha letteralmente umiliato la seconda sul piano del punteggio - nonostante, infatti, il miglior realizzatore sulla distanza (un vero cecchino) fosse Luciano. Oh, è riuscito a segnare tirando la palla dall'altro lato della piscina!

Per il resto, il tempo è trascorso in allegria, tra una partita di Lupus in Tabula in cui i due lupi (su ben 14 giocatori!) sono riusciti a fare i loro porci comodi arrivando entrambi indenni alla fine (si trattava di Luciano e AndreaG) e turlupinando gli altri in maniera incredibile, e una discesa a veder lo stagno, che non era poi niente di speciale.
Cibo da dover restare un paio di giorni a disintossicarsi dall'eccesso di carne e caffè con cremina special ad opera di Fabrizio.
E anche quando si è fatta la seconda notte da trascorrere con Paolo - stavolta nella stanza alla villa - nonostante egli mi abbia chiuso fuori casa è trascorsa tranquillamente.
Come?
Perché mi ha chiuso fuori?
Beh, eravamo andati a... vedere la stanza di Elena e Sara, ed io me ne sono andato prima, per starmene un po' seduto a godermi la notte per i fatti miei. Quando lui è rientrato ha supposto che, essendo andato via prima, fossi già dentro: siccome la nostra stanza era all'ultimo piano (la finestra centrale in alto guardando le fotografie della facciata della villa) lui ha chiuso tutto prima di salire e rendersi conto che non c'ero.
Me ne stavo bello bello a guardare la luna e le lucciole seduto su di un cippo (con la o!) di pietra - che col Deso si supponeva essere il resto di una panchina o un supporto per tagliare i tronchi - quando mi chiama allarmato e mi costringe in breve al rientro. Vabbè... un altro litro di sangue all'Avis-zanzare glielo potevo lasciare...

Ad ogni modo, le chiacchiere in camera alla villa - quando mi hanno preso per il culo... beh, a dire il vero non me, ma Corinna, che mi ha risposto all'sms dicendo che le sembravo immerso in una poesia di Pascoli... - e il pomeriggio passato nella 'biblioteca' ad ascoltare musica, sfogliare libri moderni ed antichi e chiacchierare... di cinema, ovviamente... anche per la naturalezza con cui è avvenuto, conoscendosi da sconosciuti, sono tra i ricordi migliori che mi porto appresso.
Assieme alla corsa sotto la pioggia battente, e alla tranquillità dei momenti che ho preso per me.
Anche quelli di psicomagia. ^__-


Saltando di palo in frasca, oggi ho consegnato un soggetto esteso per un cortometraggio di quindici minuti.
Si tratta di un adattamento, o quantomeno di una derivazione da un racconto di Philip K. Dick che non ho letto (o almeno, non recentemente) di cui ho discusso direttamente con il regista, Dario, che studia qua. Si tratta, in effetti, del mio primo lavoro su commissione, cioè su di un'idea che non è nata da me, ma da qualcun altro.
La figata pazzesca è che Dario prima ha chiesto agli studenti di sceneggiatura di qua. Poi, siccome non se lo filavano, oppure non lo hanno convinto le proposte che ha ricevuto, per puro caso, discutendone con Roberta - che è amica mia, nonché studentessa di recitazione che lui aveva già scelto come attrice protagonista - dietro di lei consiglio si è rivolto a me per avere un confronto proprio sull'idea, senza altre pretese. Solo che l'idea a me è piaciuta, ho cominciato a scrivere e in pochi giorni ho chiuso.
Credo, immodestamente, che sia venuto bene. Sicuramente da rivedere, adattare, correggere. C'è da discutere. Ma, come gli ho detto, "se non mi dai 8 su 10 mi offendo".
Speravo lo leggesse immediatamente, ma son pur sempre 10 pagine, vedremo domani che dice.
Inutile dire che mi titilla molto l'idea di riuscire dove gli studenti di sceneggiatura di qui hanno fallito.
Un vezzoso narcisismo, ma divertente.
^__^

Martedì ho accompagnato Camilla - sempre di recitazione - a vedere una casa da comprare nel mio quartiere, zona Monte del Gallo. Trecentonovantamila euro, lo scrivo lungo che fa effetto, ma è praticamente regalato: negozio da convertire uso abitazione, circa 120mq su due piani; pianterreno e primo piano. Un loft, praticamente.
Peccato per le finestre, un po' scarse: quella al primo piano è praticamente un buco, e sotto ci sono le due vetrine da riconvertire. Ne potrebbe uscire una bella casa, ma bisogna vedere se il gioco vale la candela - anche nella prospettiva di abitarci per anni.
A me, personalmente, una casa senza aria naturale (quel posto ha già la condizionata a pompa di calore un po' ovunque) non riuscirei a reggerla a lungo.
Comunque, lascio Camilla a casa e vado a mangiar fuori a Grottaferrata, che è la festa di mia zia Lilla, che fa sessant'anni (sorella di mamma). Mi siedo al posto libero di un tavolo di signori tutti over 60, simpatici, e di che stanno parlando?
Aste immobiliari.
Dico, non mi son mai cagato l'acquisto di una casa per tutti i miei anni e proprio il giorno in cui vado a vedere un locale in vendita cicciano fuori questi discorsi in maniera perfetta?
Chiaramente, abbiamo discusso anche di questo locale, della compravendita, della speculazione eccetera eccetera. Di dove poteva essere l'inghippo del venderla al valore catastale.
Poi, pace, si torna a casa.
Stavo distrutto dal sonno, ma bella serata.

Ieri sera, festa della mia "non-cugina" Reby.
Una botta di gente, gnocca a grappoli ma quasi tutta sotto i 25.
...beh, diciamo 23.
Una quarantina di persone, con Orsetta che impazziva a fare le foto e mio cugino acquisito (il link tra me e Reby) Leonardo che, a 17 anni, s'è vergognato di farsi la foto con una grandissima gnocca amica della cugina che lo aveva conosciuto da piccolo e voleva tenersi un ricordo... e che poi s'è tagliato come un animale quando a tarda notte il discorso ha preso la piega del sesso, del porno, delle prestazioni personali e del perché, dai racconti di Lele, le donne umbre sono decisamente disinibite. Tra l'altro pare che in Umbria c'è un canale tv per camionisti che trasmette porno 24h su 24.
...devo andare a vivere a Foligno...
Comunque, gran bella serata, durante la quale conosco tale Francesco che s'intriga al mio lavoro; ne parliamo un po' e poi gli chiedo il suo.
Eccola là.
Procuratore alle aste immobiliari. Un altro che vende e compra. Due volte in due giorni, non potevo e non posso crederci: persino Camilla, quando oggi gliel'ho detto, non ci credeva.
Ovviamente, s'è parlato anche lì del locale, dei 390mila, del perché, della difficoltà di ottenere un cambio di destinazione d'uso a San Pietro, della possibile fregatura di azioni legali quali il pignoramento, taciute al momento della vendita...
Tra l'altro m'è piaciuto un sacco, ora che ci penso, essere scambiato per il ragazzo di Camilla. era evidente che ci avrebbero preso per una coppia... gh!
Anyway, la festa a casa di Reby, fatta perché parte per 4 mesi a prepararsi l'esame di ammissione a odontoiatria, è stata una gran figata. Nonostante la presenza dei suoi (e anche di miei) parenti nell'altra stanza. Peccato perché non c'era anche il fratello Marco - in Ersmus a Malaga e poi in viaggio in Messico, il poverino - che mi sarei spaccato.
Insomma, ho tirato le tre prima di andar a dormire, salutando gli ultimi rimasti - Lele ovviamente che teneva banco, e poi Orsetta e un'altra ragazza che non ricordo come si chiama e Jonathan (credo) - sulla risposta alla domanda "qual'è il posto più strano in cui l'avete fatto?".
Beh, ha vinto la ragazza di cui non rammento il nome.
In strada in Spagna, a Siviglia, in pieno giorno in una via un po' trafficata, riversa di pancia sul cofano di una macchina e presa da dietro.
Da sobria.
Non è da Oscar, ma è certamente nel palmarés!
^__^
E con questa vi saluto, vostro


GrimFang

lunedì 28 maggio 2007

"Un impegnato nonché piacevolissimo weekend"

Ipse dixit Biomaria.

Mi piace.
Mi piace cominciare questo post con una frase non mia. Il titolo, infatti, è preso paro paro da una mail della ragazza del Deso, la quale in questi giorni di vacanza ad Arezzo si è spesa - acquistando cibarie e prodigandosi in particolar modo nella cucina di una spettacolare amatriciana à la viterboise, ed in svarie tonnellate d'insalata (che lei bruca e rumina festosamente in quantitativi da mucca) - molto per il benessere altrui.
Al contrario di me, che, a detta di molti, non ho fatto un cazzo dalla mattina alla sera.
Concetto che mi è stato ribadito un po' in tutte le salse e ben più che sovente, a tratti in maniera quasi indiscriminata. Voglio partire proprio da qui, che è, forse, l'unica nota stonata che mi porto dietro da questo weekend, per certi versi molto più 'spettacoloso' di quello che vi ho precedentemente raccontato.

Il fatto è che io, in tutta onestà, in questo weekend sulle colline sopra Arezzo, in quella stupenda proprietà che si chiama Antecchia, oggi agriturismo (una volta villa familiare della genìa del Deso), mi sono riposato. Uno che ci va a fare un weekend in agriturismo, a stressarsi?
Posso capire il Deso, che - essendo l'agriturismo di famiglia - avrebbe dovuto rispondere di ogni cosa al suo augusto (nel senso di grosso) genitore. Chiaro che ad ogni rumore improvviso, schianto o battito d'imposte, avesse uno scatto... un po' meno chiaro il vederlo tendersi se qualcuno si avvicinava troppo a un soprammobile particolarmente fragile... oddio, se era il Digia posso capire.
Ma gli altri?
Ok, ok: se tutti si riposano chi cucina? Chi apparecchia? E non è giusto che gli altri si facciano il mazzo mentre tu riposi. Ma in sedici-diciassette quanti eravamo, di sicuro non c'era proprio niente da stressarsi!
Invece...

Invece capita che qualcuno venga ad avvisare che c'è da preparare il pranzo proprio mentre io me ne sto, da solo, sul fondo della piscina a nuotare in apnea. Quando riemergo, gli altri se ne vanno, con battute sul mio prendermela comoda. Io nemmeno so che quelli che aspettavamo erano arrivati.
Mi stendo, deciso a raggiungere gli altri quando si asciuga il costume.
Questa comitiva che è risalita lasciandomi solo l'avrò conosciuta da una ventina di minuti. Nemmeno ci ho parlato troppo. Eppure non mi offendo minimamente per la loro presa in giro, che prendo anzi come una battuta anche carina per sottolineare che il ghiaccio ormai è rotto.
Ma sopra, suppongo, lontano da me, ignaro, diventa un'etichetta per inquadrarmi. Prende piede e si fa pressante. Immagino che qualcuno faccia battute tipo 'io me ne sto qui a sudare e quello si fa i bagni'. Immagino, perché io non ero là.
E quando mi si viene a chiamare per il pranzo, mi si avvisa che stanno già a tavola, si rimarca che non ho fatto un cazzo.
Un po' stupito, mi vado a cambiare perché il costume non è asciutto e arrivo ancora dopo.
E vengo bersagliato.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Essendo l'unico ad aver peccato, vengo lapidato sul posto.
E' troppo tardi, ho la mia etichetta; e non me l'hanno messa i miei amici, ma quegli sconosciuti - ma sono i miei amici ad averla prontamente sposata. E' da loro che arrivano i rimbrotti.
Il range concettuale dei termini da loro espressi va ad inquadrarmi dal blando 'fancazzista' al bieco 'imboscato' all'iscarioteo 'mangiapane a tradimento'. Goliardicamente (ovvero ridendo nel dirlo, ma con un pelo di cattiveria) mi vien fatto pesare di stare mangiando praticamente a sbafo, non avendo contribuito in alcun modo. Eppure, la mattina ero sceso con gli altri a far la spesa. Per carità, non che avessi corso a destra o sinistra per negozi, ma di certo non ero rimasto in villa a farmi il bagno!
Invece, arrivati i colleghi di lavoro del Deso, tutto si era resettato.
Io ero il fancazzista, loro i lavoratori.
Nemmeno ero in grado di prendere qualcun altro come esempio di fancazzismo similare.

E quindi, accuso.
Accuso di brutto, e mi dispiace. Per una sorta di senso di colpa esoindotto, mi sento in dovere di far qualcosa: penso che rimedierò mettendomi a lavare i piatti, come faccio spesso, ma l'occasione mi viene negata dalle due inservienti e dalla lavastoviglie.
D'altro canto, non condividendo l'accanimento che si manifesta su questo tasto, nemmeno mi va tanto di diventare formica operosa da ciciala canterina quale mi sentivo: il mio obiettivo era e rimaneva il riposo.
Così, il mio fancazzismo diventa leit-motiv in diverse occasioni nell'arco dei due giorni, e quando si alza mantiene un ritmo martellante: mi rollo una sigaretta e gli altri cominciano a sparecchiare; dò una mano per quel riguarda il mio tavolo, senza alzarmi, e finisco di rollare; arrivano a sparecchiare gli amici miei e sembra che si diano il cambio nel farmi battute.
Non hanno certo insistito gli altri, che mi conoscevano da poco: le staffilate sono arrivate tutte e sempre dagli amici di lunga data.
Che poi, nemmeno dev'essere stata così necessaria la mia presenza operativa: in diciassette, tolte le tre donne incinte (spero), non ci sarebbe stato poi molto da fare. Infatti non mi son venuti nemmeno a cercare.
Paradossalmente, invece, in altre occasioni al vedermi magari un po' assorto, tutti loro erano lì a dirmi frasi tipo "Che hai? Ti vedo un po' pensieroso...". Se mi dai del fancazzista come fai poi a stupirti se mi vedi che non sto facendo un cazzo?
Mah.

Il fatto è che mi era stato attribuito un ruolo.
E non solo a me.
Se io ero quello che scriveva questo blog - fra gli altri invitati a me allora sconosciuti c'erano due lettori saltuari del mio blog - AndreaB (non lo chiamo Barabba perché qualcun altro ha già l'onore di un simile soprannome, Marco) era il cazzone simpatico.
Eppure, per come si è presentato, non aveva poi molto di simpatico.
Per cominciare, è entrato subito in competizione con me: competizione che non ho accettato e che ho lasciato cadere. Poi, si è prodotto in una serie di gag a sfondo sessuale, anche quelle in fondo un po' fomentate dall'esterno. In altre parole, vittima di un'etichetta anche lui, obbligato a farvi fede dalle circostanze.
Invece, quando la sera abbiamo giocato a Lupus in Tabula, è uscito fuori davvero il suo lato migliore - forse anche figlio della maggiore confidenza con la parte di noi che non conosceva - quello istrionico, di buffone senza tristezza. Tristezza che magari aveva mostrato nel pomeriggio, quando - vittima di uno scherzo divertente (gli avevano messo un bocchettone per innaffiare il prato sotto l'ascella, mentre dormiva sdraiato sul prato dopo pranzo) - improvvisamente oggetto di spruzzi d'acqua fredda, invece di scattare ridendo all'inseguimento dei responsabili, o di mettere in atto successive vendette goliardiche, si era limitato a rimanere in piedi, sorridere, ingoiare la bile.
Entrambi dunque relegati da un'etichetta ad una parte da recitare, ciascuno dal suo proprio gruppo. E spero proprio che se c'era chi si aspettava, anche senza saperlo, fuochi d'artificio dall'incontro dei due buffoni di corte sia rimasto deluso.
Perché i momenti in cui io e AndreaB siamo davvero stati grandi, sono stati i momenti in cui abbiamo detto "non ci sto". Per me, il mio rifiuto a confrontarmi con lui. Per lui, il suo rifiuto ad incazzarsi o prendersela quando qualcuno gli ha fatto sparire il cellulare.
E a chi dovesse averlo giudicato male, o forse con troppa fretta, ricordo solo la sua dignità in quel momento ed il fatto che lui, e lui solo, sia stato quello messo in mezzo dagli altri del suo gruppo, sistematicamente. Provate sempre a mettervi nei panni dell'altro, prima di giudicare.

Insomma, morale della favola, sono stati i momenti in cui io e AndreaB eravamo liberi di essere come volevamo - quelli in cui non ci si aspettava forzatamente da noi qualcosa - quelli in cui ci siamo veramente divertiti, e abbiam fatto divertire. Spensierati. Liberi.
Non ci sto a fare per forza il brillante, l'allegro, a far parte di un cliché, a partecipare a sfide in arguzia, a stare per forza su di un palcoscenico: e lasciatemi pensare, se mi va.
QUESTO, mi è piaciuto del weekend, di Antecchia.
Pensare, in libertà.
Avere una cornice naturale stupenda, stupirmi nel vedere le lucciole, correre come un bambino sotto la pioggia che veniva giù a secchi. Essere collocato in una poesia di Pascoli, e in parte anche essere preso in giro per questo. Essere ispirato dal luogo, da certi dettagli; sentirmi vivo, chiacchierare con intelligenza e ricordare un po' di passato grazie ad Elena e Sara. Anche essere preso in giro sul blog, per quanto sarebbe bene non esagerare... ^__-
Ricordatevi sempre che questo qui sopra, scritto in caratteri elettronici, sono pur sempre io. O almeno, una parte di me. Che magari non conoscete, o non conoscete abbastanza.
E poi lo sapete che sono permaloso! ^__-
(A proposito, andate qui e cliccate su Circus Boulevard di Cristina Ferrian e Pierpaolo Rovero: guardatevi tutte e tre le parti, in particolare la seconda, e ditemi se 'Henry Morgan' non mi somiglia!)

Quello che ricordo volentieri, senza contare la bellezza naturale e quella architettonica del posto che son davvero le cose che mi han colpito di più, sono la chiacchierata venerdì notte attorno al tavolo, il momento tutti insieme nel salotto/biblioteca ad ascoltar musica (ah, il fado!) e legger libri (dico: avevo in mano un libro del 1772 e nessuno mi cagava di pezza, come se fosse normale!), il terrazzo, e poi la chiacchierata in stanza mia e di Paolo, quella con Paolo sabato sera prima di andare a dormire, la pioggia di sabato, le lucciole la notte e i miei due momenti notturni in solitaria (con Paolo che mi ha chiuso fuori casa sabato notte). E i messaggi con Corinna, ovviamente.
Ma adesso sono stanco, chissà, magari in un altro post.

So che questo non è il post che chiunque sia stato con me ad Arezzo si aspettava. So anche che forse non piacerà, e che magari qualcuno si sarà risentito. Ma grazie di aver ascoltato il mio sfogo e... forse a ben riguardare non ci sarà motivo di risentimento per nessuno.
Per me, l'importante è aver passato davvero un bel weekend, ed essere arrivato oggi a lavoro come se fossi nuovo. Riposato e ripreso da quello che, prima durante e dopo Granada, era stato un bel periodo stressante.
Adesso se ne prospetta un altro: non abbiamo testato Arkipélagon, e già questa settimana non ho più tempo. Nemmeno per andare al cinema a vedere I Pirati dei Caraibi 3... o La Città Proibita.
Ho avuto la pioggia, e la poesia. Ho avuto serenità ed allegria, calore, amicizia e qualche bello scambio umano, ad esempio con Paolo o Elena - che conosco dai tempi del liceo, ma non avevamo poi in fondo mai parlato. Ho fatto la mia prima nuotata dell'anno, dopo il primo ghiacciolo preso venerdì mattina, ed il mio primo paio di calzoncini corti della stagione, indossati lì. E la mia prima vera puntura di zanzara, adesso.
E quella cattiveria da bambini, scherzosa ma insistente nel rimbalzare di bocca in bocca, era quello che era: da bambini, innocente. E in quanto innocente, presto assolta.
Comunque (santo cielo, è la prima volta che riesco ad evitare il mio 'ad ogni modo'!) quello che resterà negli annali sarà sempre e soltanto il bel weekend ad Antecchia.


GrimFang