L'artista mescola il sangue con la terra, per generare sempre nuova vita...

Sarà sicuramente potente, la vita. Piuttosto dolorosa, a mio avviso, a volte sorprendente, sicuramente intensa, vibrante, indubbiamente da vivere. Sempre e comunque.

Sara Tenaglia

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento

Terra, Pioggia, Fuoco & Vento
Fire cup

giovedì 10 luglio 2008

Tegole

Ci sono momenti nella vita in cui le tegole precipitano da chissà dove e ti prendono tra capo e collo.

Proprio come la pigna che ieri è andata a schiantarsi sulla panchina a cinque centimetri dal mio ginocchio e a dieci da quello di Vincenzo, facendo un botto terribile. Un vero proiettile, che se ti piglia ti stende.
Se ti piglia, appunto.
Stavolta non ha preso me, ma gente cui voglio un mondo di bene.

La botta è arrivata con la chat di Gmail. Era il Digia, che mi scriveva a razzo su più righe una serie di notizie. Quindi è arrivata male, anzi, peggio.
Perché lì, mentre leggevo, alla terza riga c'era la notizia più bella che potessi aspettarmi.
Era lì, davanti a me, la leggevo e sentivo la felicità gonfiarsi nel petto, le labbra che si stiravano in un gigantesco sorriso, pronte a mormorare un rimbrotto muto verso chi quella notizia me l'aveva nascosta. E più la leggevo più m'immaginavo le facce, le emozioni, i sorrisi, e sentivo profondamente dentro di me, per empatia, la felicità e la gioia che provavano i miei amici. Anche se solo per un istante.
Ma in quell'istante vai avanti e leggi la riga successiva.
E cade la tegola.
Quello che pensavi ti rimane stampato sulla faccia, nella paresi di un sorriso che da gioioso è diventato agghiacciante parodia di se stesso. Il petto gonfio si cristallizza: sparito l'orgoglio resta solo il vuoto, tra pareti di cartapesta. E l'immaginazione, talmente vivida da renderti consapevole in pieno di quale portata possa essere stato l'impatto sui tuoi amici, diventa la porta dalla quale entra il vento che manda a male tutto ciò che c'era prima di bello. Il frizzante guizzo che ti sentivi nelle vene si fa solido e diventa veleno; il pensiero quasi commovente della notizia di prima diventa il crinale di un pianto che non esce, e che ti aiuterebbe a sfogarti un po'.
Dirlo ai colleghi che hai intorno aiuta, ma non basta. Non è la solidarietà di un viso amico o di un conoscente che può tamponarla: è la presa a male peggiore, quella che prima t'illude e poi ti disinganna. Devo mollare la postazione ed uscire a fumarmi una sigaretta.
Per metafora potrei dire che è come quando ricevi il regalo più grande che apri per ultimo; lo scarti, e dentro c'è una cosa che t'interessa nulla. Avevi delle aspettative grandiose, e ti ritrovi con un pugno di mosche. E improvvisamente, ti ritrovi a guardare con invidia gelosa i regali di tutti gli altri.
E' San Pietro che ti spalanca le porte del paradiso e dice
"Guarda! Questo è il Paradiso! ...ma non è per te." - e le richiude.
E' la gioia che va in cancrena.
E la coscienza di sapere che per loro è molto peggio peggiora le cose.

La giornata lavorativa passa in una sorta di anomica confusione, disorientato, nel pallone, in cui non è che ciò che avevo intorno avesse poi più molto senso.
Non sai che dire, non sai che fare, e non hai più voglia di fare niente. Te ne staresti volentieri in un angolo a compiangere te stesso ed i tuoi amici, e aspetti solo di andare a dormire. Due certezze le hai: come concorda Paolo, una simile pessima notizia se arrivava dopo era incomparabilmente peggio; e loro sanno che possono contare su di te, per quel che serve.
Anche se è retorico, però, dovresti dirglielo. Fargli sentire che sei vicino.
Ma, per parafrasare il cinema, ti senti nella condizione del
"E che te devo dì? ...E pure si te lo dico, che t'o dico a ffà?"
Ho provato a digerire la botta.
Non ho cercato la compagnia, ma il tabacco, la solitudine e il silenzio. Il cellulare nella mia mano ha formato un numero, ma non mi ha risposto nessuno.
Forse meglio così.
Non so se avrei trovato le parole.

Persino Momo, a mezzo chat, sulle prime non m'è stata troppo d'aiuto.
Lei, che la vita le sorride solo quando la scambia per un'altra e nonostante tutto è un concentrato d'allegrezza. Lei, che nella vita ha vinto bene perché non ritiene una cosa seria giocare per vincere. Lei queste cose non le capisce.
E chi le capisce?
Vuotare il sacco su quanto ci sia rimasto male m'ha aiutato ad affrontare meglio la giornata.
E poi, pian piano, Momo e altri m'hanno aiutato a ricordare, a tornare coi piedi per terra, nel mondo reale ch'è migliore di quello che c'immaginiamo.
A ricordare che lui, nonostante la caduta verticale e velocissima dall'altezza cui l'avranno spinto le sue aspettative, è, sarà e resterà sempre il cazzone che è, in grado di tirare fuori tutto il buono ed il bello in cui consiste il vivere e di condividerlo con gli altri. Che è e resta l'uomo in grado di rialzarsi e ricominciare a camminare nonostante le botte subite; che ha una fonte profonda di gioia da cui pescare a piene mani per farne una pomata da mettersi sulle ferite.
A ricordare che lei, cui il dolore deve aver dato una coltellata terribile, è, resta e sarà sempre la donna che cammina trotterellando col sorriso sulla faccia, la donna con una "serenità leonina" che la spinge avanti oltre gli ostacoli, piena di fiducia verso tutto ciò che viene e la attende. Che non rinuncia, che non si arrende; che ha un'altrettanto fonda risorsa cui attingere per colorarsi la vita.
A ricordare che si amano, che si sostengono l'uno con l'altra fin quasi ad essere invincibili l'uno accanto all'altra.
Ora che ci penso, somigliano maledettamente a questi due, dal film "Sky high"!

Ecco perché in fondo, nonostante la tristezza, sento che si è trattato di un attimo.
L'intrinseca vitalità che hanno non verrà meno. Nulla verrà meno.
A priori, a prescindere.
Vi voglio bene, ragazzi.


GrimFang

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